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Covid: Draghi striglia le Regioni in Parlamento

24 Marzo 2021 | Autore:
Covid: Draghi striglia le Regioni in Parlamento

Il premier al Senato attacca i governatori: anziani scavalcati sul vaccino da chi aveva meno bisogno. «Si attengano alle disposizioni del Governo».

Quando un presidente del Consiglio non è un politico legato ad un determinato schieramento, può concedersi più facilmente la libertà di dire quello che pensa. E Mario Draghi l’ha fatto. Questa mattina al Senato. Senza mezzi termini, ha preso di petto le Regioni. Ha detto che alcune differenze nell’attuazione del piano vaccinale anti-Covid «sono inaccettabili». In particolar modo, ha aggiunto il premier, se queste differenze compromettono il diritto degli anziani over 80 ad essere vaccinati prima degli altri. Non poteva essere più chiaro: saltare la coda, com’è successo in più di un’occasione, è, appunto, «inaccettabile».

Draghi, che era a Palazzo Madama per parlare del vertice europeo in programma da domani, ha «pettinato» i governatori in maniera esplicita: «Per quanto riguarda la copertura vaccinale – ha incalzato il premier – di coloro che hanno più di 80 anni, persistono purtroppo importanti differenze regionali, che sono molto difficili da accettare. Mentre alcune Regioni seguono le disposizioni del ministero della Salute, altre trascurano i loro anziani in favore di gruppi che vantano priorità probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale».

Detto questo, si va avanti: «Dobbiamo essere uniti nell’uscita dalla pandemia come lo siamo stati soffrendo, insieme, nei mesi precedenti», ha esortato Draghi. «Tutte le Regioni devono attenersi alle priorità indicate dal ministero della Salute. In tempo di pandemia, anche se le decisioni finali spettano al governo, come ha ricordato anche una recente sentenza della Corte costituzionale, sono pienamente consapevole che solo con una sincera collaborazione tra Stato e Regioni, in nome dell’Unità d’Italia, il successo sarà pieno».

Regola numero uno, dunque, il rispetto delle disposizioni del Governo. La regola numero due, invece, la riserva allo stesso Esecutivo: «Il Governo – ha annunciato – intende assicurare la massima trasparenza ai dati sui vaccini e renderà pubblici tutti i dati sul sito della Presidenza del Consiglio Regione per Regione, categoria di età per categoria di età».

Palazzo Chigi vorrebbe tagliare il traguardo delle 500mila dosi al giorno. E l’ottimismo non manca: «Nelle prime tre settimane di marzo, la media giornaliera delle somministrazioni è stata di quasi 170.000 dosi al giorno – ha svelato Draghi –, più del doppio che nei due mesi precedenti. Questo è avvenuto nonostante il blocco temporaneo delle somministrazioni di AstraZeneca, che sono state in parte compensate con un aumento delle vaccinazioni con Pfizer. Ma il nostro obiettivo è portare presto il ritmo di somministrazioni a mezzo milione al giorno. Se paragonate al resto d’Europa, le cose qui già ora vanno abbastanza bene. Per vaccini fatti, l’Italia è seconda dopo la Spagna, ma per i noti motivi l’Unione Europea si colloca dietro molti altri Paesi. Ma abbiamo anche da imparare – ha continuato il premier – da chi sta facendo meglio e più in fretta di noi, come la Gran Bretagna: ovviamente hanno iniziato due mesi prima, anche questo per i noti motivi. Ma lì si utilizza un gran numero di siti vaccinali e un gran numero di persone è abilitato a somministrare i vaccini. Nonché ovviamente il richiamo della seconda dose è stato spostato nel tempo rispetto a quanto avviene in Europa. Insomma, quello che abbiamo da imparare è che una volta che abbiamo una logistica efficiente, e l’abbiamo, con meno requisiti formali e con un maggior pragmatismo, si arriva anche ad una maggiore velocità».

Draghi ha voluto anche rassicurare i genitori sulla riapertura delle scuole: «Mentre la campagna di vaccinazione prosegue è bene cominciare e pensare e a pianificare le riaperture. Noi stiamo guardando attentamente i dati sui contagi ma, se la situazione epidemiologica lo permette, cominceremo a riaprire la scuola in primis. E cominceremo a riaprire le scuole primarie e la scuola dell’infanzia – ha concluso – anche nelle zone rosse allo scadere delle attuali restrizioni, ovvero speriamo subito dopo Pasqua».



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