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Falsi incidenti: che succede se l’assicurazione li scopre?

25 Marzo 2021 | Autore:
Falsi incidenti: che succede se l’assicurazione li scopre?

La compagnia può rifiutare l’indennizzo se sospetta una frode, ma deve comunicarlo all’assicurato e, in tal caso, ha più tempo per sporgere querela.

A seconda delle zone d’Italia, si chiama imbroglio, impiccio, trucco, raggiro e anche “ciambotto”: si tratta sempre di un inganno, e dunque di una truffa, ai danni di una compagnia di assicurazione per ottenere un risarcimento non spettante. Così c’è chi simula un incidente stradale in realtà mai avvenuto oppure chi aggrava le conseguenze dannose di un sinistro veramente accaduto, per ottenere una cifra maggiore di quella cui avrebbe diritto.

Queste condotte sono illecite ed integrano il reato di frode assicurativa. Le compagnie si tutelano da questo fenomeno molto pericoloso per i loro bilanci e svolgono accertamenti approfonditi su ogni sinistro che viene loro denunciato. Ma precisamente che succede se l’assicurazione scopre i falsi incidenti? Le società si oppongono a liquidare l’indennizzo ai danneggiati quando la dinamica del sinistro denunciato non quadra e appare diversa dalla ricostruzione fatta dai propri periti. E possono anche denunciare il responsabile, sporgendo querela.

C’è però un problema pratico: la legge prevede dei tempi ristretti entro i quali l’assicuratore deve formulare l’offerta risarcitoria al danneggiato. Se la compagnia rifiuta, deve dire il perché e comunicarlo all’interessato. Ma una speciale disposizione anti-frode [1] concede alle società assicuratrici più tempo per svolgere gli accertamenti necessari a capire se il sinistro è vero o falso. Intanto però il tempo corre e quello consentito per sporgere querela è piuttosto breve: va proposta entro tre mesi dalla notizia del fatto reato, cioè, nel nostro caso, dalla presa di conoscenza della frode perpetrata ai danni dell’assicurazione.

Come si conciliano queste due norme in apparente conflitto tra loro? Alcuni sostengono che se le compagnie si avvalgono di questo periodo per svolgere gli accertamenti sul sinistro, e infine negano di riconoscere il risarcimento al danneggiato, il termine utile per proporre querela è conseguentemente ridotto e potrebbe addirittura essere già spirato nel momento in cui si chiarisce ogni dubbio sulla falsità dell’incidente.

Ma la Cassazione con una nuova sentenza [2] ha respinto questa impostazione: l’assicurazione colpita dalla frode conserva il pieno diritto di sporgere querela, entro il termine di tre mesi da quando ha raggiunto la conoscenza del fatto illecito, anche se in precedenza aveva rifiutato il risarcimento e aveva comunicato questa sua decisione all’interessato. In sostanza, le imprese hanno un mese in più per accertare se il sinistro denunciato è fraudolento e questo tempo non incide negativamente sui tempi utili per proporre la querela.

Il reato di frode assicurativa

Simulare un incidente stradale al fine di ottenere indebitamente il risarcimento dei danni coperti da assicurazione sulla responsabilità civile integra il reato di frode assicurativa [3], punito con la pena della reclusione da uno a cinque anni.

Il reato può essere commesso con varie condotte, ad esempio danneggiando volutamente le autovetture coinvolte per far apparire come avvenuto un sinistro che invece non si è mai verificato, oppure aggravando i danni già presenti sui mezzi, o alterando la dinamica di accadimento (per far risultare colpevole un assicurato che invece sarebbe esente da responsabilità) e addirittura creando false conseguenze dell’infortunio sulle persone, falsificando la documentazione medica che le attesta o provocando lesioni personali ai passeggeri o alle persone dichiaratamente investite.

Frode assicurativa: la querela

Il reato di frode assicurativa è un delitto contro il patrimonio ed è punibile solo a querela, dunque non può essere perseguito d’ufficio. Siccome per la sua commissione non è necessario un evento di danno, cioè l’erogazione di un risarcimento o indennizzo non spettante, è sufficiente che la condotta posta in essere dal truffatore abbia fatto sorgere il pericolo di farsi riconoscere indebitamente, da parte della compagnia assicuratrice, il diritto al beneficio economico stabilito in base alla copertura prevista nel contratto ma in realtà non spettante; così l’autore della frode otterrebbe un vantaggio patrimoniale illecito e l’impresa di assicurazioni riporterebbe un correlativo danno.

Quanto tempo ha la compagnia per sporgere querela?

La compagnia assicuratrice che si ritiene vittima di frode ha a disposizione un termine che in pratica può risultare maggiore di quello consueto di tre mesi stabilito in via generale dalla legge [4]; questa estensione, però, non è automatica e sorge solo al verificarsi di una precisa condizione.

In materia assicurativa, infatti, opera una norma speciale contenuta nel Codice delle assicurazioni private [1] che, secondo la giurisprudenza formatasi sul punto, fa eccezione alla disciplina codicistica: il termine “lungo” scatta quando l’assicurazione riscontra delle anomalie nella denuncia di sinistro o nell’esame dei veicoli danneggiati ed allora decide di non formulare, come di consueto, la prescritta offerta di risarcimento al danneggiato ma decide di svolgere ulteriori approfondimenti.

Se si avvale di questa facoltà, la compagnia deve comunicare la sua decisone all’interessato e, da quel momento, ha ancora 30 giorni di tempo per arrivare alle sue determinazioni conclusive: se ritiene che l’incidente sia realmente accaduto e con le modalità dichiarate dalle parti, formulerà l’offerta di risarcimento, altrimenti potrà presentare querela. La norma precisa infatti che, in tal caso, il termine utile per proporre querela decorre «dallo spirare del termine di 30 giorni entro il quale l’impresa comunica al danneggiato le sue determinazioni conclusive».

Sembra strano, ma c’è chi ha sostenuto che in tali ipotesi la querela sarebbe tardiva: è dovuta intervenire la Corte di Cassazione [2] per affermare che invece essa è valida, poiché la compagnia conserva il diritto di proporre il proprio lamento penale all’autorità giudiziaria entro tre mesi dal momento in cui – come dispone il Codice penale – ha avuto piena conoscenza del reato e questo momento può coincidere con la scadenza del termine di 30 giorni di cui essa si è avvalsa per effettuare gli approfondimenti sulla vicenda sospetta.

Le conclusioni alle quali è approdata la Suprema Corte non sono però così pacifiche: il procuratore generale era di parere contrario e, in passato, gli Ermellini avevano sposato la tesi opposta [5]. Quindi, c’è ancora il rischio che in casi simili i giudici possano considerare la querela tardiva e così il reato di frode assicurativa non sarebbe punibile.

Quando l’assicurazione nega il risarcimento

In conclusione, l’assicurazione negherà il risarcimento dei danni derivanti da un incidente stradale, o da un altro tipo di sinistro, quando ne disconosce la verificazione oppure ritiene che esso si sia svolto con modalità differenti rispetto a quelle denunciate dall’assicurato e tali da offrire una diversa ricostruzione della dinamica. Inoltre, se la società ritiene di essere stata truffata potrà scegliere di sporgere querela per ottenere la punizione del colpevole, ma questo è un elemento ulteriore e diverso dal diniego di risarcimento o di indennizzo.

Il disconoscimento del sinistro deve essere formale ed espresso: va comunicato all’assicurato per iscritto, e la società assicuratrice deve specificare i motivi per i quali non intende ristorare i danni. Così l’assicuratore, rifiutando l’offerta risarcitoria che altrimenti sarebbe dovuta, implicitamente si dichiara disposto ad intraprendere un contenzioso giudiziale con l’assicurato per far valere le sue ragioni di diniego.

Se non vi è alcun sospetto di frode, l’offerta di risarcimento va formulata entro 60 giorni dalla denuncia del sinistro, che sono ridotti a 30 giorni se il modulo Cai (constatazione amichevole di incidente) è stato sottoscritto da entrambi i conducenti coinvolti. Nei casi di lesioni personali derivanti dall’incidente, il termine è di 90 giorni che decorrono dalla ricezione della documentazione dei danni fisici o psichici da parte della compagnia.

Quando emergono gli indicatori di frode, l’impresa assicuratrice può, come abbiamo visto, non formulare l’offerta di risarcimento entro tali termini, motivando la sua decisione con la necessità di espletare gli ulteriori accertamenti; anche questo provvedimento deve essere comunicato al danneggiato.

Dal momento della ricezione della comunicazione, la compagnia ha un tempo di 30 giorni per rendere nota al danneggiato la sua decisione definitiva, cioè se risarcirlo oppure no. Nel frattempo, può decidere di sporgere la querela che avvierà un procedimento penale; se esso si concluderà con una sentenza di condanna, le conseguenze saranno gravi.

Leggi in proposito gli articoli “Falsi incidenti stradali e truffe all’assicurazione: le conseguenze” e “Simulare un incidente stradale: cosa si rischia“.


note

[1] Art. 148, comma 2 bis, D.Lgs. n. 209/2005 (Codice delle assicurazioni private).

[2] Cass. sent. n. 11144/21 del 23.03.2021.

[3] Art. 642 Cod. pen.

[4] Art. 124 Cod. pen.

[5] Cass. sent. n. 36942 del 31.07.2018.


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