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Video di sesso consenziente con minore: cosa si rischia

24 Marzo 2021 | Autore:
Video di sesso consenziente con minore: cosa si rischia

Ci possono essere gli estremi per due tipi di reato: la pornografia minorile ed il revenge porn. Ecco cosa dicono Cassazione e Codice penale.

Che un maggiorenne faccia sesso con una minore (o viceversa) non è più così strano: basti pensare alle coppie di fidanzati, lui 20 anni e lei 17 ad esempio, che al giorno d’oggi hanno già perso la verginità. La legge, purché si tratti ovviamente di un rapporto consenziente, non lo vieta: dai 14 anni in poi è possibile dare il proprio consenso per avere una relazione intima anche con una persona maggiorenne. Entrambi possono anche farsi un video mentre fanno l’amore da custodire gelosamente in un cassetto. Chissà, magari un domani vogliono rivedere la loro prima volta, i gusti non sono mai opinabili. Altro discorso è riprendere l’atto sessuale e poi farlo vedere o condividerlo online con gli amici per vantarsi della conquista. Quando si fa sesso consenziente con minore, cosa si rischia a filmarsi?

Si fa subito ad oltrepassare il confine tra la squallida goliardia di chi vuole mostrare la propria capacità di seduttore ed il reato di pornografia minorile, se non quello di revenge porn. Sono due fattispecie diverse ma tutto parte da un video inopportuno diffuso senza l’autorizzazione di una delle parti. E proprio una di queste parti è minorenne, le cose diventano ancora più complicate per chi si avventura a divulgare le immagini che non deve.

Vediamo cosa si rischia se ci si filma mentre si fa sesso con una (o con un) minorenne e poi lo si condivide online.

Sesso con minorenne: quando è lecito?

Non sempre è possibile sapere l’età di chi ci ha conquistati al punto di acconsentire ad un rapporto sessuale. Ci sono delle situazioni in cui chiedere all’altro o all’altra di mostrare la carta d’identità è piuttosto imbarazzante. Ma se risulta difficile sapere se, ad esempio, una ragazza ha già compiuto i 18 anni oppure ne ha ancora 17, è più intuitivo distinguere una sedicenne da una che di anni ne deve ancora compiere 13. Se poi uno vuole correre dei rischi, dovrà prendersi poi anche le proprie responsabilità.

Come accennato, la Cassazione ha fissato in 14 anni l’età del consenso [1]. Significa che una persona adulta può avere un rapporto sessuale con chi ha almeno 14 anni senza commettere reato di atti sessuali con minorenne. E il discorso fatto prima circa la carta d’identità non è solo una battuta: quando proprio si ha la sensazione di essere al limite, non guasterebbe chiedere un documento, visto che la giurisprudenza in questi casi è inflessibile: non sono ammesse delle attenuanti perché una 13enne è consenziente, perché non dimostrava la sua età, ecc.

C’è pure un’eccezione. Davvero particolare e delicata, ma va citata per completezza. Abbiamo detto che il reato di atti sessuali con minorenne scatta quando uno dei due ha meno di 14 anni. In realtà, viene ommesso anche se uno dei due ha meno di 16 anni e l’altro è un ascendente, un genitore anche adottivo, il tutore, un insegnante, anche privato, un educatore, un istruttore o qualsiasi altra persona alla quale il minore è affidato o che abbia con lo stesso una relazione di convivenza.

Sesso con minorenne: si può filmare?

Il discorso è veramente delicato, trattandosi di ragazzini o ragazzine. In teoria, nulla vieta di fare un filmato durante un rapporto sessuale con un minore. Purché entrambi siano consenzienti e il video non venga pubblicato.

Sesso con minorenne: cosa si rischia se si pubblica il video?

Ecco, appunto, stavamo dicendo. Poniamo che un ragazzo che ha già superato i 20 anni faccia un filmato mentre fa sesso consenziente con una 15enne. Ci sono due possibilità: che lei lo sappia o che lei non lo sappia. In entrambi i casi, lui non ha nulla da temere: le riprese nascoste di un rapporto sessuale non sono reato, come più volte ha ribadito la Cassazione.

Cambia il discorso se il giovane pubblica o mostra ad altri quel filmato. In questo caso, si aprono due scenari, non necessariamente alternativi. Uno, se il ragazzo pubblica il video per vantarsi della sua conquista. In questo caso, rischia una condanna per pornografia minorile. L’altro caso, che lo faccia per vendicarsi della ragazzina che lo ha lasciato: qui subentra il nuovo reato di revenge porn.

Il reato di pornografia minorile

La Cassazione [2] ha recentemente stabilito che filmare un atto sessuale con una 15enne e divulgarlo in rete è reato di pornografia minorile. Nel condannare un 26enne per una vicenda del genere, scrive la Suprema Corte che indurre una ragazza di 15 anni «a compiere un rapporto orale nei suoi confronti e a farsi fotografare e riprendere mediante un telefono cellulare durante tale atto» equivale a produrre «materiale pornografico consistente nelle immagini e nel video di tale rapporto». Materiale, aggiungono i giudici, che veniva successivamente divulgato su diversi siti Internet.

Poco importa, sostiene la Cassazione, che la ragazzina fosse consenziente alle riprese. Quel che conta è che non voleva che qualcuno vedesse quel momento di intimità. Men che meno dopo essersi sentita minacciare dal ragazzo: o mi permetti di mostrarlo o vado in giro a dire che sei una ragazza facile.

Insomma, la legge non vieta di fare un filmato di un rapporto sessuale consenziente. Vieta di utilizzarlo in determinati modi. Perché un video di un atto sessuale con una 15enne inconsapevole di tutto è quello che la Cassazione ha definito «materiale pedopornografico», soprattutto tenendo conto «sia il differenziale di età tra i protagonisti della vicenda, sia il fatto che l’uomo non solo aveva carpito il video con l’inganno, ma aveva anche minacciato la minore di divulgarlo, ove questa non avesse accondisceso a ulteriori incontri sessuali».

Guardate cosa dice il Codice penale a proposito di questo reato:

È punito con la reclusione da 6 a 12 anni e con la multa da euro 24.000 a euro 240.000 chiunque:

  • utilizzando minori di anni 18, realizza esibizioni o spettacoli pornografici ovvero produce materiale pornografico;
  • recluta o induce minori di anni 18 a partecipare a esibizioni o spettacoli pornografici ovvero dai suddetti spettacoli trae altrimenti profitto.

E poi: chiunque, al di fuori dei casi citati, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza il materiale pornografico, ovvero distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori degli anni diciotto, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 2.582 a euro 51.645.

Non solo: chi al di fuori di tutti questi casi, offre o cede ad altri, anche a titolo gratuito, il materiale pornografico, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 1.549 a euro 5.164.

Ma è particolarmente interessante l’ultima parte di questo articolo del Codice penale: «Per pornografia minorile si intende ogni rappresentazione, con qualunque mezzo, di un minore degli anni 18 coinvolto in attività sessuali esplicite, reali o simulate, o qualunque rappresentazione degli organi sessuali di un minore di anni 18 per scopi sessuali».

Il reato di revenge porn

E qui si sconfina in un altro reato. Se filmare un rapporto sessuale con una minorenne e divulgarlo rientra nella pornografia infantile, mostrare il video per vendetta significa revenge porn. Un’espressione che richiama la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti. Un comportamento del genere, dal 9 agosto 2019, è reato in Italia.

Il legislatore ha ritenuto necessario inserire questo delitto per contrastare la sempre più frequente diffusione di video con contenuti sessuali a scopo di vendetta, senza alcuna autorizzazione di una delle due persone coinvolte nel rapporto. In questo modo, vengono lese la privacy, la reputazione e la dignità della vittima.

La normativa dice: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento» [4].


note

[1] Cass. sent. n. 17370/2019 del 23.04.2019.

[2] Cass. sent. n. 10759/2021 del 19.03.2021.

[3] Art. 600-ter cod. pen.

[4] Art. 612-ter cod. pen.


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