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Covid: il nuovo trattamento che può bloccare il virus

24 Marzo 2021
Covid: il nuovo trattamento che può bloccare il virus

Mentre la campagna vaccinale va avanti, tra intoppi e ritardi, continua la ricerca di terapie contro il Coronavirus.

Un’arma sola non basta per vincere la battaglia contro il Covid-19. Se poi quell’arma sono i vaccini c’è da tenere sempre a mente il pericolo delle varianti: il virus potrebbe mutare ancora e rendere molto meno efficaci gli effetti del siero anti-Covid, in termini di immunità.

Dunque, non si può prescindere dallo sviluppo di nuovi medicinali per curare chi ha contratto l’infezione polmonare. È a questo scopo che un team internazionale di ricerca, guidato da studiosi italiani, ha lavorato a un nuovo studio sul virus e sul possibile trattamento della malattia.

La ricerca verteva non su come impedire al virus di penetrare nell’organismo umano, ma su come impedire l’uscita dalle cellule infette, dunque su come bloccarne la replicazione.

Giuseppe Novelli, genetista dell’Università Tor Vergata di Roma e primo autore dello studio, ha spiegato al quotidiano La Repubblica in cosa è consistito il lavoro. «Abbiamo identificato una classe di enzimi, chiamata E3-ubiquitin ligasi, che sono necessari al virus per uscire dalle cellule e diffondersi in altri tessuti dell’organismo. Queste proteine non sono del virus, ma nostre e, quindi, non risentirebbero delle variazioni del virus».

Si tratta dunque di componenti che esisteranno a prescindere da ulteriori mutazioni e che possono diventare bersaglio di terapie mirate. Questi enzimi si trovano soprattutto nei polmoni di chi si è ammalato di Covid o anche in altri tessuti che il virus ha infettato.

Secondo i ricercatori, un composto naturale chiamato Indolo-3 Carbinolo (I3C), già usato per trattare patologie rare, potrebbe essere in grado di bloccare l’uscita del virus dalle cellule infette, dunque saprebbe mettere un freno alla diffusione del virus nei tessuti dell’organismo. Riuscirebbe quindi ad agire come un farmaco con azione anti-virale.

Per ora, l’Indolo-3 Carbinolo (I3C) ha dato buoni risultati nella sperimentazione in vitro, ma sarebbe importante avviare a breve i test sull’uomo per saggiarne ulteriormente l’efficacia.

«Dobbiamo testare il farmaco in studi clinici con pazienti Covid-19 per valutare rigorosamente se può prevenire la manifestazione di sintomi gravi e potenzialmente fatali – ha detto, ancora, Novelli, a Repubblica -. Avere opzioni per il trattamento, in particolare per i pazienti che non possono essere vaccinati, è di fondamentale importanza per salvare sempre più vite umane e contribuire a una migliore condizione e gestione della salute pubblica».

Poter contare su uno stock di medicinali efficaci nel trattare i pazienti con gravi sintomi di Covid-19 ed evitare che il loro quadro clinico precipiti sarebbe un’arma in più da schierare, insieme ai vaccini, nella lotta al virus.

Che i sieri anti-Covid prodotti dai giganti farmaceutici non sarebbero stati sufficienti a domare il nemico invisibile lo si sapeva dall’inizio: non è ancora escluso che i vaccinati non possano contrarre comunque il virus e infettare, ancorché da asintomatici, per questo è richiesto anche a chi ha ricevuto le due inoculazioni di seguire comunque le precauzioni anti-contagio.

Inoltre, non vanno sottovalutate le varianti del virus, che potrebbero modificarne la struttura e, da qui a pochi mesi, rendere privi di effetti vaccini la cui sperimentazione è iniziata un anno fa su un altro ceppo del Sars-CoV2.

La ricerca è stata sostenuta dalla Fondazione Roma e portata avanti dall’Università di Roma Tor Vergata in collaborazione con l’Ospedale Bambino Gesù di Roma, l’Istituto nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, l’Università San Raffaele di Roma e diverse istituzioni americane (Harvard, Yale, Rockfeller, NIH, Mount Sinai, Boston University), canadesi (Università di Toronto) e francesi (Inserm Parigi el’Hôpital Avicenne).



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