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Licenziamento disciplinare: come funziona

24 Marzo 2021
Licenziamento disciplinare: come funziona

Licenziamento per giusta causa e per giustificato motivo oggettivo: la procedura di contestazione e l’impugnazione; la reintegra e il risarcimento del danno. 

Il licenziamento disciplinare si verifica tutte le volte in cui il dipendente commette una violazione di legge, del contratto di lavoro o del regolamento aziendale. La legge riserva il licenziamento disciplinare alle solo condotte più gravi, quelle cioè che, facendo venir meno il rapporto di fiducia con il datore, non consentono la prosecuzione del rapporto di lavoro. 

Al lavoratore viene però consentito presentare delle difese per evitare una sanzione così incisiva. Il tutto avviene in una articolata procedura descritta dallo Statuto dei lavoratori. Per sapere quindi come funziona il licenziamento disciplinare bisogna quindi conoscere le norme che lo disciplinano. Di tanto parleremo meglio qui di seguito.

Quando c’è licenziamento disciplinare?

Come anticipato il licenziamento disciplinare è quello che deriva da condotte gravemente colpevoli o dolose (ossia commesse in malafede) del lavoratore.

Il più delle volte, è il contratto collettivo nazionale a stabilire per quali comportamenti può scattare il licenziamento disciplinare. Tuttavia la Cassazione ha detto che l’eventuale elencazione contenuta nel CCNL non è esaustiva; sicché è ben possibile risolvere il rapporto di lavoro in presenza di condotte particolarmente gravi non contemplate dal contratto collettivo. Ciò che rileva è quindi sia il grado di colpevolezza del lavoratore che le conseguenze subìte dall’azienda. Quest’analisi, che in prima battuta, viene effettuata dal datore di lavoro, può essere poi oggetto di valutazione e critica da parte del giudice nel caso in cui il dipendente impugni il licenziamento. Il tribunale può quindi ritenere illegittimo il licenziamento disciplinare in assenza di 

È sbagliato però ritenere che il licenziamento disciplinare consegua solo a condotte poste in malafede, ossia sorrette da intenzionalità. Si potrebbe pertanto avere un licenziamento disciplinare anche per scarso rendimento, ossia per una condotta involontaria ma colposa.

Ciò che caratterizza tutte le ipotesi di licenziamento disciplinare è la gravità del comportamento tant’è che lo stesso non possa essere punito con una sanzione più lieve proprio per l’aver irrimediabilmente incriminato il rapporto di fiducia con il datore di lavoro. 

Quante forme di licenziamento disciplinare esistono?

Esistono due forme di licenziamento disciplinare, caratterizzate da una minore o maggiore gravità della condotta. 

C’è innanzitutto il licenziamento per giustificato motivo oggettivo che è quello che viene dato con un termine di preavviso, preavviso durante il quale il rapporto di lavoro prosegue regolarmente. In questo caso il dipendente, al termine della procedura di contestazione (di cui parleremo a breve), riceve la lettera di licenziamento ed è ugualmente tenuto a prestare la propria attività fino alla scadenza del preavviso stesso. Il datore di lavoro, così come il dipendente, può rinunciare al preavviso, determinando l’immediata risoluzione del rapporto lavorativo, ma corrispondendo all’altra parte una indennità per il mancato preavviso.

C’è poi il licenziamento per giusta causa che è quello invece riservato alle ipotesi più gravi, quelle cioè che non consentono la prosecuzione del rapporto di lavoro neanche per un giorno essendo ormai venuta meno ogni fiducia nel lavoratore. Qui non è previsto il preavviso e il dipendente viene licenziamento con effetto immediato ossia in tronco. Si pensi al lavoratore che invii un falso certificato medico o che non si presenta più in azienda senza fornire giustificazioni.

Come funziona il licenziamento disciplinare?

Il licenziamento disciplinare avviene solo al termine di una procedura prevista dalla legge allo scopo di consentire al lavoratore di presentare delle difese. 

Prima di intimare il licenziamento, il datore di lavoro deve pertanto inviare una lettera scritta al lavoratore descrivendo le condotte in contestazione che hanno dato origine al procedimento disciplinare. La lettera deve essere spedita tempestivamente rispetto alle violazioni commesse, in modo da non far presumere al dipendente di essere stato “perdonato”. Non c’è un termine fissato dalla legge, potendo variare in base alla complessità dell’accertamento e alle dimensioni dell’organizzazione aziendale.

Le contestazioni contenute nella lettera non possono più essere modificate. 

Il dipendente ha cinque giorni per presentare delle difese. Tali difese possono essere scritte o verbali. Il lavoratore può anche richiedere, con le difese scritte, di essere ascoltato personalmente dal datore di lavoro o da un suo delegato. All’incontro può partecipare un sindacalista.

Il datore di lavoro non può intimare il licenziamento prima della scadenza dei cinque giorni.

Una volta scaduto il quinto giorno il datore può prendere una decisione e scegliere se accettare la difesa del dipendente, facendo decadere il procedimento disciplinare, o se procedere a una sanzione come appunto il licenziamento. In tal caso dovrà comunicarlo nel più breve tempo possibile.

Contestazione licenziamento disciplinare

Il dipendente ha 60 giorni di tempo per contestare il licenziamento dal momento di ricevimento della relativa lettera. Egli, entro tale termine, deve inviare una raccomandata all’azienda in cui comunica la volontà di opporsi al licenziamento. Nei successivi 180 giorni deve depositare il ricorso in tribunale per l’impugnazione del licenziamento. 

Se il tribunale dovesse ritenere che la condotta contestata non è mai stata posta in essere, il licenziamento disciplinare viene revocato e il lavatore ha diritto alla reintegra sul posto. Invece, se dovesse risultare che la condotta è stata effettivamente realizzata ma la sua gravità non è tale da giustificare il licenziamento, il lavoratore ha diritto solo al risarcimento del danno. 



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