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Intervento estetico mal riuscito: risarcimento danni

25 Marzo 2021 | Autore:
Intervento estetico mal riuscito: risarcimento danni

Quando il chirurgo che sbaglia l’operazione deve restituire il compenso ricevuto e indennizzare il paziente per le lesioni provocate sul corpo ed alla salute.

Ti sei sottoposta ad un intervento di riduzione del seno ma il risultato non è stato quello sperato e non corrisponde affatto a ciò che il chirurgo ti aveva promesso. Anzi, in conseguenza dell’operazione, hai riportato un danno alla salute: si è verificata un’infezione e hai dovuto subire un’ulteriore operazione. Adesso, vuoi chiedere non solo la restituzione del compenso che avevi già pagato, ma anche ottenere il risarcimento dei danni. Ti spetta? Sì, ma devi documentare l’entità delle lesioni e provare la loro dipendenza dall’intervento, in modo da attribuire la responsabilità al chirurgo o alla struttura in cui opera. Vediamo subito quali sono le condizioni per il risarcimento danni di un intervento di chirurgia estetica mal riuscito.

I danni che l’operazione sbagliata può causare sono molteplici e riguardano anche gli aspetti non patrimoniali, quelli cioè che provocano sofferenza interiore o pregiudicano la vita di relazione e le attività sociali e lavorative. Tra queste voci di danno risarcibile viene in particolare rilievo il danno estetico.

Il danno estetico

Il danno estetico è una particolare categoria del danno biologico, una vasta area che comprende i vari tipi di lesioni alla salute, considerata un bene primario e intangibile della persona umana. Questo valore è talmente tutelato che consente di agire non solo in ambito civile ma anche a livello penale, sporgendo una querela per il reato di lesioni personali colpose entro tre mesi da quando si ha piena conoscenza dei danni riportati in conseguenza dell’intervento sbagliato.

Il danno estetico ha una componente fisica, valutabile in termini di lesioni permanenti, che vengono quantificate in base alla loro percentuale invalidante stabilita dai medici legali, ma si traduce anche in un danno psicologico, perché comporta una sofferenza morale per la fisionomia lesa ed anche riflessi negativi sulla vita di relazione e sullo svolgimento delle attività sociali. Il pregiudizio negativo è ancor più grave se il danneggiato usa la propria immagine per motivi professionali o commerciali (come un attore o un influencer) o semplicemente se è di giovane età: una recente sentenza [1] ha riconosciuto la piena risarcibilità del danno estetico ad una donna costretta a non poter più indossare gonne corte o costumi da bagno.

La vicenda riguardava un incidente stradale, ma il “metro” utilizzato dalla giurisprudenza per quantificare l’entità dei danni estetici è il medesimo ed anche la metodologia applicata è la stessa: la liquidazione avviene in base agli importi stabiliti dalle tabelle di Milano che riportano per ogni patologia il livello dei postumi invalidanti e la somma da riconoscere al danneggiato anche tenendo conto della sua età; gli importi sono stati rivisti al rialzo nel 2021 sia per le rivalutazioni Istat sia per tenere conto dei più recenti orientamenti della Cassazione sul tema della risarcibilità del danno non patrimoniale (leggi “Tabelle milanesi 2021 per il risarcimento da incidente“).

La restituzione del compenso pagato al chirurgo

Il Codice civile [2] stabilisce che la risoluzione del contratto può avvenire per grave inadempimento nell’esecuzione della prestazione stabilita. –Se ciò si verifica, sorge il diritto alla restituzione del compenso pagato dal paziente per sottoporsi all’intervento chirurgico. L’inadempimento va valutato con riguardo all’interesse della controparte ad ottenere una prestazione diligente e corretta. Questo criterio è particolarmente accentuato nei casi di responsabilità professionale per interventi estetici risultati sbagliati: l’interesse della parte che si rivolge al chirurgo è evidentemente quello di ottenere una ricostruzione o una modifica adattativa di alcune parti del proprio corpo e, dunque, la buona riuscita dell’intervento ha un valore fondamentale.

Così se l’intervento di chirurgia estetica viene eseguito in modo inappropriato, non solo il problema fisico di partenza del paziente non viene risolto, ma può verificarsi anche un peggioramento dell’aspetto esteriore ed una compromissione della sua salute generale: allora, il compenso ricevuto dal chirurgo dovrà essere interamente restituito ed egli, o la struttura cui appartiene, sarà anche tenuto a risarcire il danno, in base all’entità delle lesioni accertate a livello medico-legale.

In un recente caso di riduzione del seno da cui era derivata un’importante asimmetria mammaria, la Corte di Cassazione [3] ha annullato con rinvio una sentenza di merito che aveva compiuto un’«aprioristica sottovalutazione dell’insuccesso dell’intervento» di chirurgia plastica praticato su una paziente: i giudici le avevano riconosciuto soltanto il risarcimento del danno alla salute ma non anche la risoluzione del contratto per grave inadempimento del sanitario, nonostante vari aspetti negativi che emergevano nella condotta del professionista: aveva omesso di acquisire il consenso informato e non aveva neppure redatto la cartella clinica.

Il risarcimento del danno estetico

Una volta stabilita la responsabilità professionale del medico chirurgo che ha eseguito l’intervento dal quale sono derivate lesioni al paziente, si tratta di quantificare l’ammontare del risarcimento spettante, in aggiunta alla restituzione del compenso pagato che abbiamo esaminato sopra.

L’incidenza del danno estetico è variabile da caso a caso: i fattori principali da cui dipende sono la zona del corpo interessata dall’intervento (ma alcune patologie conseguenti possono manifestarsi anche in parti fisiche distanti da essa), l’età del danneggiato, le sue abitudini di vita e la professione svolta.

Il danno di tipo patrimoniale (cure mediche, spese farmaceutiche, terapie riabilitative, ecc.) è sempre risarcibile purché debitamente documentato; anche il costo di un eventuale successivo intervento chirurgico per ripristinare la condizione fisica compromessa rientra nel danno patrimoniale. Può essere risarcito anche il mancato guadagno dovuto all’interruzione o diminuzione delle attività lavorative per effetto della menomazione fisica riportata dal paziente a causa dell’intervento estetico malriuscito.

Risarcimento danno estetico: a quanto ammonta

Nel danno non patrimoniale, invece, rientra la lesione della salute che viene quantificata nell’ambito del danno biologico e seguendo i relativi criteri di parametrazione in base alle tabelle milanesi ormai adottate da quasi tutti i giudici italiani. Il livello di infermità o di invalidità potrà essere accertato con una perizia medico-legale che considererà tutti gli aspetti, compresa la sofferenza psicologica arrecata dalla visibile lesione dell’aspetto fisico.

Il danno di base così stabilito può essere ulteriormente “personalizzato” in modo da adattarlo alle particolari caratteristiche del soggetto, se le specifiche conseguenze negative dell’intervento sbagliato sono maggiori: così, ad esempio, una modella o un’attrice che ha subito un’errata operazione ed ha riportato lesioni al viso o in altre parti esposte del corpo potrà ottenere una somma molto più consistente di quella spettante ad un’altra donna che svolge un lavoro d’ufficio o casalingo, se dimostra che la sua attività professionale è stata pregiudicata e compromessa anche in futuro.

Per approfondire leggi anche gli articoli “Danno estetico: che risarcimento spetta” e “Chirurgia estetica: ultime sentenze“.


note

[1] Trib. Lucca, sent. n. 27/2021 del 15.01.2021.

[2] Art. 1455 Cod. civ.

[3] Cass. ord. n. 8220/21 del 24.03.2021.


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