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Licenziamento orale: cosa fare?

1 Agosto 2021
Licenziamento orale: cosa fare?

Il recesso del datore di lavoro dal rapporto di lavoro deve essere sempre comunicato per iscritto, pena la sua nullità.

Il tuo datore di lavoro, all’esito di un litigio sul posto di lavoro, ti ha intimato di andartene dicendo che sei licenziato. Il giorno dopo, chiamando il centro per l’impiego, hai appreso che effettivamente l’azienda ha comunicato la cessazione del rapporto di lavoro. Ti chiedi cosa fare di fronte al licenziamento orale.

Nel nostro ordinamento, la possibilità di licenziare un dipendente è subordinata ad una serie di cautele. Innanzitutto, il recesso datoriale deve fondarsi su un valido motivo. Inoltre, sul piano formale, è obbligatorio comunicare il licenziamento per iscritto. Ma in caso di licenziamento orale: cosa fare?

Il recesso intimato verbalmente è considerato dalla legge radicalmente nullo ed offre al lavoratore una tutela particolarmente rafforzata. La Cassazione, tuttavia, esige che il lavoratore offra la prova del licenziamento orale, non essendo a tal fine sufficiente la dimostrazione dell’avvenuta cessazione del rapporto di lavoro.

Licenziamento: come deve essere comunicato?

Il licenziamento priva il lavoratore di un bene che la Costituzione [1] considera fondamentale nell’esistenza dell’individuo: il lavoro. Da questa constatazione si muove la disciplina di tutela del lavoratore contro il licenziamento illegittimo. Il datore di lavoro, infatti, può recedere dal rapporto di lavoro solo se sussiste una giusta causa o un giustificato motivo. Tale previsione consente al dipendente licenziato di impugnare il recesso di fronte ad un giudice al fine di verificare se il motivo addotto è realmente sussistente.

Oltre a doversi fondare su un valido motivo, il licenziamento, sul piano formale, deve essere intimato nel rispetto delle previsioni di legge [2] in base alle quali il recesso datoriale deve essere comunicato per iscritto e nella relativa lettera devono essere indicati in modo specifico i motivi che lo hanno determinato.

Licenziamento orale: cos’è?

In alcuni casi, il datore di lavoro non rispetta l’obbligo di forma scritta del recesso e intima il licenziamento al lavoratore verbalmente, con frasi come “sei licenziato”, “vattene per sempre”, “non mettere più piede in azienda”, etc. In queste ipotesi, si parla di licenziamento orale e la legge considera tale forma di recesso radicalmente nulla, posto che la forma scritta è richiesta ad susbtantiam, sotto pena di nullità.

Come impugnare il licenziamento orale?

Il licenziamento orale, al pari di ogni altro recesso datoriale, deve essere impugnato dal lavoratore che intenda farne valere in giudizio l’illegittimità al fine di accedere alle tutele previste dalla legge. In linea generale, la legge [3] prevede che il licenziamento debba essere impugnato entro 60 giorni dalla data della sua comunicazione con una impugnativa stragiudiziale e, nei successivi 180 giorni, con un vero e proprio ricorso al giudice del lavoro. Ma questi termini decadenziali si applicano anche al licenziamento orale? La questione è stata dibattuta a lungo e la Cassazione, anche di recente, ha affermato l’inapplicabilità dei predetti termini alla specifica ipotesi del licenziamento sprovvisto del requisito della forma scritta. Infatti, in caso di recesso comunicato oralmente, il licenziamento è radicalmente nullo e l’unico termine che il lavoratore, che intende procedere all’impugnazione del provvedimento, è tenuto a rispettare è quello prescrizionale di cinque anni [4].

Licenziamento orale: come provarlo?

Chiarito che il lavoratore ha cinque anni di tempo per procedere all’impugnazione del licenziamento orale occorre, ora, chiedersi in che modo il dipendente può provare il recesso intimato verbalmente nel processo che si apre innanzi al giudice del lavoro.

La Cassazione ha, di recente, chiarito quali sono gli oneri di allegazione che gravano sul lavoratore che intenda far valere in giudizio la nullità del licenziamento orale. In particolare, è stato chiarito che il lavoratore che impugna il licenziamento allegandone la comunicazione orale ha l’onere di provare, quale fatto costitutivo della domanda, che la risoluzione del rapporto è ascrivibile alla volontà del datore di lavoro, seppure manifestata con comportamenti concludenti. A tal fine, non è sufficiente la prova della mera cessazione dell’esecuzione della prestazione lavorativa [5].


note

[1] Artt. 1, 4 e 35, Cost.

[2] Art. 2, L. 604/1966.

[3] Art. 6 L. 604/1966.

[4] Cass. n. 523 dell’11.01. 2019.

[5] Cass. n. 149 dell’8.01.2021.


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