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Quante volte si può rinnovare un contratto a termine?

1 Agosto 2021
Quante volte si può rinnovare un contratto a termine?

La legge consente alle aziende di assumere i dipendenti con contratto a tempo determinato ma entro stringenti limiti.

Sei stato assunto da un’azienda con contratto di lavoro a tempo determinato. Sono già quattro volte che il datore di lavoro ti chiede di rinnovare il contratto di lavoro. Quante volte si può rinnovare un contratto a termine? Vuoi sapere se questa gestione del rapporto è corretta e quali sono le tue tutele.

Le aziende che hanno bisogno di assumere il personale per il soddisfacimento di esigenze meramente temporanee possono ricorrere al contratto a tempo determinato. Ma cosa fare se, all’avvicinarsi della scadenza, occorre prolungare il rapporto? Quante volte si può rinnovare un contratto a termine? Come vedremo, la legge prevede stringenti limiti alla possibilità di reiterare nel tempo i contratti a termine tra le medesime parti. Tuttavia, non è presente un numero di rinnovi massimo, mentre viene fissato un tetto massimo di proroghe del termine iniziale. Ma andiamo per ordine.

Contratto a termine: cos’è?

La legge prevede che il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato costituisce la forma comune di assunzione [1]. Questa tipologia contrattuale, infatti, garantisce al dipendente una prospettiva di occupazione maggiormente stabile.

In alcuni casi, tuttavia, le aziende sono costrette a ricorrere a delle tipologie contrattuali temporanee perché devono soddisfare esigenze non stabili di manodopera. Uno degli strumenti offerti dall’ordinamento è il contratto a tempo determinato [2]. Si tratta di un normale contratto di lavoro subordinato nel quale, tuttavia, le parti stabiliscono sin dal momento della firma della lettera di assunzione la data di scadenza finale, raggiunta la quale, il rapporto si risolve automaticamente senza bisogno di disdetta o recesso delle parti.

Contratto a termine: quali limiti?

La possibilità di stipulare il contratto a termine è soggetta a dei vincoli stringenti al fine di evitare l’abuso di questa tipologia contrattuale che potrebbe determinare un’eccessiva precarizzazione dell’esistenza del lavoratore.

In particolare, la legge prevede un limite numerico per il ricorso a questa tipologia contrattuale. Più nel dettaglio, si prevede che, salvo diversa disposizione dei contratti collettivi, nella medesima azienda non possono essere assunti lavoratori a tempo determinato in misura superiore al 20% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio dell’anno di assunzione, con un arrotondamento del decimale all’unità superiore qualora esso sia eguale o superiore a 0,5.

Inoltre, la legge prevede che il contratto di lavoro non può avere una durata superiore a 24 mesi e se la durata supera i dodici mesi, deve esserci la presenza di almeno una delle seguenti condizioni (le cosiddette causali):

  • esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività;
  • esigenze di sostituzione di altri lavoratori;
  • esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria.

Contratto a termine: quanti rinnovi sono possibili?

Il rinnovo del contratto a termine è la stipulazione di un nuovo contratto a tempo determinato tra le medesime parti, per lo svolgimento delle stesse mansioni, con la stessa categoria legale e livello di inquadramento. La possibilità di rinnovare il contratto a tempo determinato è soggetta a due fondamentali limitazioni:

  1. il rinnovo è possibile solo se sussiste almeno una delle causali che abbiamo esaminato con riferimento ai contratti di durata superiore a dodici mesi;
  2. la durata dei rapporti di lavoro a tempo determinato intercorsi tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, per effetto di una successione di contratti, conclusi per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale e indipendentemente dai periodi di interruzione tra un contratto e l’altro, non può superare i ventiquattro mesi.

La violazione di entrambi i predetti i limiti comporta la trasformazione del contratto a termine in un contratto a tempo indeterminato.

Contratto a termine: quante proroghe sono possibili?

La proroga del contratto a termine è un istituto diverso dal rinnovo. In quest’ultimo caso, infatti, le parti addivengono alla stipulazione di un nuovo contratto di lavoro a tempo determinato, di contenuto analogo ad uno già intercorso in precedenza. Nel caso della proroga, invece, le parti si limitano a spostare in avanti la data di scadenza finale del contratto a termine originariamente pattuita.

La legge prevede che il termine del contratto a tempo determinato può essere prorogato, con il consenso del lavoratore, solo quando la durata iniziale del contratto sia inferiore a ventiquattro mesi, e, comunque, per un massimo di quattro volte nell’arco di ventiquattro mesi a prescindere dal numero dei contratti. Qualora il numero delle proroghe sia superiore, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data di decorrenza della quinta proroga.

Inoltre, se la proroga determina una durata del contratto superiore a dodici mesi, dovrà necessariamente sussistere una delle causali che abbiamo esaminato in precedenza.


note

[1] Art. 1 D. Lgs. 81/2015.

[2] Art. 19 ss. D. Lgs. 81/2015.


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