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Proroga del contratto a tempo determinato: quante volte?

1 Agosto 2021
Proroga del contratto a tempo determinato: quante volte?

Il lavoratore ed il datore di lavoro possono prorogare la durata del contratto a termine per un numero massimo di volte previsto dalla legge.

Sei stato assunto da una società commerciale con un contratto a termine. La data di scadenza si sta avvicinando e il datore di lavoro ti ha proposto di prorogare il contratto per altri tre mesi. Vuoi sapere quali sono i limiti previsti dalla legge alla possibilità di proroga del contratto a tempo determinato.

Il contratto a termine, se viene utilizzato in modo abusivo da parte dell’azienda, può determinare una eccessiva precarietà nella vita del lavoratore. Per questo, la legge fissa dei limiti e dei divieti alla stipula dei contratti a tempo determinato. Uno dei questi limiti riguarda la proroga del contratto a tempo determinato: quante volte è consentita? A differenza dei rinnovi del contratto, per i quali non sono previsti limiti numerici massimi, la legge fissa un numero massimo di proroghe del contratto a termine. Se tale tetto viene sforato, il contratto si trasforma a tempo indeterminato e il lavoratore può chiedere il risarcimento del danno.

Contratto a tempo determinato: cos’è e come si stipula?

Il contratto a tempo determinato [1] è un ordinario contratto di lavoro subordinato nel quale viene previsto ab initio un termine finale, raggiunto il quale, il rapporto contrattuale si estingue. Per questo, a differenza del contratto di lavoro a tempo indeterminato, il contratto a termine offre minori prospettive di stabilità al lavoratore ed è, spesso, associato alla precarietà.

La legge prevede che l’apposizione del termine al contratto di lavoro è priva di effetto se non risulta da un atto scritto che, di solito, coincide con la lettera di assunzione. Una copia dell’atto scritto richiesto dalla legge deve essere consegnata dal datore di lavoro al lavoratore entro cinque giorni lavorativi dall’inizio della prestazione lavorativa. L’obbligo della forma scritta dell’apposizione del termine non si applica ai rapporti di lavoro di durata non superiore a dodici giorni.

Contratto a tempo determinato: proroghe e rinnovi

Le esigenze temporanee che hanno reso necessaria l’assunzione del dipendente possono perdurare per un periodo di tempo superiore a quanto previsto originariamente. Per soddisfare tale esigenza, le parti del rapporto di lavoro hanno a disposizione due diversi strumenti:

  • proroga del contratto a termine: le parti pattuiscono una estensione del termine finale;
  • rinnovo del contratto a termine: le parti stipulano un nuovo contratto a tempo determinato di analogo contenuto a quello intercorso.

I due istituti della proroga e del rinnovo sono soggetti a regole diverse. In particolare, la legge prevede che le parti possono prorogare il contratto solo quando la durata non ecceda i 24 mesi. Il numero massimo di proroghe è pari a 4 nell’arco di 24 mesi. In caso di superamento di questa soglia, il contratto si trasforma a tempo indeterminato dalla data di stipula della quinta proroga.

Per quanto concerne i rinnovi, invece, non è previsto un numero massimo ma si prevede una durata massima del rapporto a termine, anche per effetto di una serie di rinnovi, non superiore a 24 mesi. In caso di superamento di questo lasso temporale massimo, il contratto si trasforma a tempo indeterminato.

Contratto a tempo determinato: quando è vietato?

Sempre al fine di evitare l’abuso del contratto a termine, la legge [2] prevede che la stipula di questa tipologia contrattuale sia vietata in una serie di fattispecie, e in particolare nei seguenti casi:

  • per la sostituzione di dipendenti che esercitano il diritto di sciopero;
  • presso unità produttive nelle quali sono stati effettuati, entro i sei mesi precedenti, licenziamenti collettivi che hanno interessato lavoratori adibiti alle medesime mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro a tempo determinato;
  • presso unità produttive nelle quali sono in essere una sospensione del lavoro o una riduzione dell’orario in regime di cassa integrazione guadagni, che riguardano lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto a tempo determinato;
  • da parte di datori di lavoro che hanno omesso di effettuare la valutazione dei rischi in applicazione della normativa in materia di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

Se, in violazione dei predetti divieti, viene comunque stipulato un contratto a tempo determinato, la legge prevede la sua trasformazione in contratto a tempo indeterminato.


note

[1] Art. 19 ss. D. Lgs. 81/2015.

[2] Art. 20 D. Lgs. 81/2015.


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