Diritto e Fisco | Articoli

Schedature illegali: a rischio conti in banca e depositi

26 Marzo 2021 | Autore:
Schedature illegali: a rischio conti in banca e depositi

La raccolta di dati personali giudiziari dei correntisti, venduti agli istituti di credito da società specializzate, è illecita: come funziona e come difendersi.

Immagina di essere stato condannato alcuni anni fa per un piccolo reato, ma con la sospensione condizionale della pena e ottenendo anche il beneficio della non menzione. Il tuo nome non compare sui certificati del casellario giudiziale richiesti da privati, la notizia non si è diffusa e nessuno ne ha saputo nulla. Un giorno, però, la tua banca interrompe i rapporti e ti chiude il conto. Scopri di essere considerato “socialmente pericoloso”. Com’è potuto accadere? Semplice: sei stato vittima di un sistema di schedature illegali che mettono a rischio conto in banca e depositi.

Il fenomeno è questo: una società privata ha trattato i tuoi dati giudiziari a tua insaputa. Prima li ha raccolti prelevandoli in massa dall’archivio delle sentenze, nonostante l’oscuramento dei nomi, e poi li ha venduti alle banche. Questa condotta però è illecita: il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Milano ha mandato a processo una nota società per il reato di trattamento illecito di dati personali [1].

Il reato di trattamento illecito di dati personali

I dati giudiziari, ossia quelli che riguardano reati e condanne penali, rientrano nella normativa di protezione dei dati personali [2] ma al contempo hanno un notevole valore commerciale per gli istituti di credito perché riguardano vicende che possono incidere sulla reputazione del soggetto coinvolto e sul suo merito creditizio.

Così esistono società, attive a livello internazionale, che creano vere e proprie banche dati: questi archivi vengono alimentati dalle sentenze di condanna, che riguardano soprattutto i reati contro il patrimonio (quindi, dalla rapina alla truffa), quelli contro la Pubblica Amministrazione (come corruzione, peculato e abuso d’ufficio) e i delitti di criminalità organizzata e terrorismo.

Le liste dei soggetti considerati «pericolosi» vengono poi vendute alle banche, che pagano le società di raccolta per accedere a questo servizio e con una semplice interrogazione informativa possono così conoscere i precedenti giudiziari del soggetto. Da questa consultazione discende, talvolta, la decisione di chiudere il conto corrente ed i rapporti ad esso collegati, come quelli di custodia dei titoli in deposito.

Schedatura di dati giudiziari: quando è illecita

Utilizzare in questo modo i dati personali relativi alle condanne riportate è illecito, se il trattamento di schedatura non era stato comunicato preventivamente all’interessato e se si arreca nocumento al soggetto le cui informazioni vengono maneggiate e diffuse. C’è una grave violazione della normativa sulla privacy [3] poiché il trattamento di tutti i dati che riguardano condanne penali e reati deve avvenire sotto il controllo dell’autorità pubblica, deve essere autorizzato da una norma di legge e deve prevedere «garanzie appropriate per i diritti e le libertà degli interessati»: in breve, solo lo Stato o i diretti interessati possono disporre di quelle informazioni e comunque devono farlo nei limiti stabiliti dalle norme a tutela della riservatezza.

Per questi motivi, il giudice per le indagini preliminari di Milano, con un provvedimento senza precedenti, ha disposto l’imputazione coatta [4] cioè un ordine alla Procura di mandare a processo il legale rappresentante di una nota società, con sede principale nel Regno Unito e filiali operative in Italia, che svolge attività di raccolta e trattamento dei dati personali, compresi quelli che riguardano vicende giudiziarie: essa opera a livello internazionale ma – come sottolinea il Gip – «non dispone di un’autorizzazione del prefetto al fine di raccogliere informazioni per conto di privati e quindi la sua condotta non è consentita sul territorio italiano».

Inoltre, si legge nel provvedimento che «si tratta di una società per azioni costituita a scopo di lucro, la cui attività consiste nella raccolta di dati relativi a determinati soggetti, tra cui anche i precedenti penali, nella loro profilazione e, infine, nella successiva vendita a terzi, tra cui anche istituti bancari, tant’è che, per avere accesso ai dati richiesti, è necessaria la preventiva autenticazione sul sito della società e il pagamento di un corrispettivo».

Schedature illecite: come difendersi

Sul caso ora deciso era intervenuto, prima dell’autorità giudiziaria, anche il Garante Privacy, al quale i titolari del conto improvvisamente chiuso si erano rivolti: essi avevano subito anche un grave danno patrimoniale, perché la banca, oltre a chiudere il conto, aveva anche venduto i titoli in deposito, provocando un’ingente perdita ai titolari. La prima cosa da fare se ritieni di essere stato vittima di un illecito del genere è dunque quella di sporgere un reclamo all’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali, descrivendo i fatti accaduti e i problemi riscontrati con l’istituto di credito che ha deciso di chiudere il rapporto di conto corrente bancario e quelli di deposito titoli che sono ad esso collegati.

L’Autorità Garante, infatti, rimarca la necessità di rendere anonimi i nomi contenuti nelle sentenze e di oscurare le parti del testo che vi fanno riferimento, come prevede la legge [5] ed affermano varie sentenze della Corte di Cassazione [6]. Il gip di Milano ha riportato le considerazioni dell’Authority ed esse hanno contribuito a fondare la sua decisione di mandare a processo i responsabili, nonostante il parere contrario della Procura che aveva chiesto l’archiviazione.

In concreto, ecco una check list pratica che ti aiuterà a individuare cosa controllare e a capire a livello indicativo se sei stato vittima di un illecito trattamento di dati personali che riguardano le tue vicende giudiziarie, quando la banca ti comunica la decisione di chiudere il conto sulla base di informazioni che riguardano i tuoi precedenti penali acquisiti da agenzie esterne e che operano al di fuori dei canali ufficiali ed autorizzati:

  • hai espresso il consenso al trattamento dei tuoi dati personali per una o più specifiche finalità? nelle informative sulla privacy queste informazioni devono essere sempre riportate;
  • il trattamento è necessario all’esecuzione di un contratto del quale sei parte, come quello che riguarda l’apertura e la tenuta di un conto corrente o di deposito bancario?;
  • il trattamento dei tuoi dati è necessario per adempiere un obbligo legale al quale è soggetto il titolare, come l’istituto di credito presso il quale hai il conto?;
  • il trattamento è necessario per l’esecuzione di compiti di interessi pubblici o connesso all’esercizio di pubblici poteri di cui è investito il titolare del trattamento, come le segnalazioni antiriciclaggio obbligatorie?.

Se le risposte a queste domande sono negative, potresti aver subito una raccolta e una comunicazione illecita dei dati relativi alle tue vicende giudiziarie; in questo caso, se le informazioni riguardanti le tue condanne o altri provvedimenti giudiziari non erano state rese note in modo legittimo ed anzi le sentenze erano state oscurate, sei in condizione di sporgere denuncia alla Procura della Repubblica per il reato di illecito trattamento di dati personali e di chiedere il risarcimento dei danni.


note

[1] Art. 167, comma 2, D.Lgs. n. 196/2003.

[2] Art. 6. par. 1, Reg. UE n. 2016/679 (GDPR).

[3] Art. 2 octies D.Lgs. n. 101/2018.

[4] Art. 409, comma 5, Cod. proc. pen.

[5] Art. 52 D.Lgs. n. 196/2003; art. 175 Cod. pen.; artt. 3, comma 1, lett. f) e 5, comma 1, lett. c) del D.Lgs. n. 51/2018.

[6] Cass. sent. n. 41566 del 08.10.2013; Cass. sent. n. 10510 del 20.05.2016.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube