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Etilometro: volume insufficiente di aria, la multa scatta lo stesso

9 Marzo 2014
Etilometro: volume insufficiente di aria, la multa scatta lo stesso

Se il conducente, fermato per la prova dell’alcoltest, soffia un volume di aria insufficiente nell’apparecchio per falsare l’esito dell’esame, si configura il reato di rifiuto di sottoporsi al test.

Inutili le furberie al momento della prova dell’etilometro e sperare di farla franca semplicemente soffiando un volume di aria insufficiente a far scattare il rilevatore del tasso alcolemico. Infatti, il risultato fornito dall’alcoltest, anche qualora favorevole al conducente, non è l’unica prova valida a valutare la guida in stato di ebbrezza. L’illecito potrebbe essere desunto anche da altri elementi sintomatici che evidenzino una conclamata condizione di incapacità dell’automobilista alla guida della propria auto [1].

Peraltro, il conducente che abbia volutamente ridotto al minimo l’espirazione allo scopo di boicottare la misurazione del tasso alcolico si espone a un altro grave rischio: quello di rispondere del diverso reato derivante dal rifiuto di sottoporti al test [2].

Infatti, secondo una recente sentenza della Cassazione [3], la quantità di aria soffiata all’interno dell’etilometro dipende da un atto volontario del soggetto, ed è quindi quest’ultimo a determinare l’insuccesso dell’indagine dell’etilometro.

La misurazione potrebbe venire boicottata dal soggetto esaminato, laddove questi espiri flebilmente in maniera del tutto volontaria e non a causa di una malattia comprovata. Il reato di guida in stato di ebbrezza, dunque, non è escluso nell’ipotesi in cui lo scontrino del test indichi la dicitura “volume insufficiente”.

In questi casi, può addirittura configurarsi la fattispecie delittuosa che punisce il soggetto che si rifiuti di sottoporsi al test (salvo che il fatto costituisca più grave reato), assimilando la condotta di chi falsifica in qualche modo il risultato a quella di chi non si sottopone alla verifica di polizia.


note

[1] Così Cass. sent. n. 35303/2013.

[2] Art. 186, co. 7, cod. str.

[3] Cass. sent. n. 10925/14 del 6.03.2014.

Autore immagine: 123rf.com


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