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Si può obbligare il lavoratore a fare il tampone sul Covid?

26 Marzo 2021 | Autore:
Si può obbligare il lavoratore a fare il tampone sul Covid?

È possibile imporre ai dipendenti dell’azienda il test antigenico, sierologico o molecolare come misura obbligatoria preventiva?

Il datore di lavoro, secondo il Codice civile [1], è obbligato a mettere in atto tutti gli accorgimenti e le azioni possibili per salvaguardare l’integrità psicofisica dei lavoratori: ci si domanda però se, in relazione all’attuale epidemia di coronavirus, quest’obbligo comporti anche la necessità di sottoporre i lavoratori dell’azienda a test sierologici o tamponi, quale misura di tutela del personale.

In altri termini, si può obbligare il lavoratore a fare il tampone sul Covid? La questione è stata di recente approfondita dalla Fondazione Studi Consulenti del lavoro [2]. Per verificare la fondatezza, o meno, dell’imposizione di tamponi o test sierologici ai lavoratori, la Fondazione Studi parte dall’analisi del “Protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”, firmato da Cgil, Cisl, Uil, Confindustria e Confapi, del 24 aprile 2020. Si tratta di un documento di recente introduzione, ma diventato fondamentale, le cui misure sono finalizzate ad arginare l’epidemia di Coronavirus.

Il Protocollo anti-contagio aziendale, in relazione alla somministrazione di tamponi e test sierologici in azienda, quale misura preventiva indica la rilevazione della temperatura, ma non menziona espressamente la possibilità di sottoporre i lavoratori a test antigenici, molecolari o sierologici.

Tuttavia, nello stesso documento, è prevista la facoltà [3], per il medico competente, di suggerire l’adozione di eventuali mezzi di diagnosi, se ritenuti utili: ciò significa che si possono anche imporre test e tamponi ai lavoratori? Per conoscere la risposta alla domanda prosegui nella lettura.

Tamponi e test sierologici: come funzionano

I test che possono essere effettuati, per verificare la positività al Covid-19, sono differenti:

  • i tamponi rapidi e molecolari richiedono il prelievo di materiale biologico presente nel naso e nel cavo orale:
    • in merito al tampone molecolare, il campione viene processato in laboratorio;
    • in merito al tampone rapido, il risultato si legge direttamente sulla striscia del test, in 15-30 minuti;
  • il test sierologico consiste invece in un’analisi del sangue del paziente; può essere:
    • rapido: in questo caso, è sufficiente il prelievo di una goccia di sangue;
    • quantitativo: in questo caso, occorre sottoporre il paziente a un vero e proprio prelievo di sangue.

Tamponi e test sierologici sono misure invasive?

La Costituzione [4] prevede la tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, ma allo stesso tempo stabilisce che nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario se non per disposizione di legge.

Secondo quanto osservato in merito ai tamponi ed ai test sierologici, questi non appaiono come trattamenti sanitari o misure invasive.

La possibilità di imporre tamponi o test sierologici sembrerebbe avvallata dal Codice civile [1], con l’obbligo, per l’imprenditore, nello svolgimento dell’attività, di adottare tutti gli accorgimenti necessari a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori. La stessa Costituzione [5], poi, prevede che l’iniziativa economica privata non possa svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana.

In base alle disposizioni osservate, appare del tutto plausibile imporre in azienda la somministrazione di test. Tuttavia, in argomento, non si possono ignorare le previsioni dello Statuto dei lavoratori.

Il datore di lavoro può imporre visite e accertamenti sanitari?

Lo Statuto dei lavoratori [6], difatti, vieta al datore di lavoro di effettuare accertamenti sull’idoneità e sull’infermità per malattia o infortunio del lavoratore dipendente.

Prova ne è il fatto che, quando il lavoratore si ammala, il datore di lavoro non può farlo visitare da un medico di propria fiducia, ma deve richiedere la visita medica di controllo, o visita fiscale, all’Inps.

Il datore di lavoro ha inoltre la facoltà di far controllare l’idoneità fisica del lavoratore da parte di enti pubblici e istituti specializzati di diritto pubblico.

In base a quanto esposto, lo Statuto dei lavoratori sembrerebbe prevedere un forte limite all’introduzione del test come misura obbligatoria anti-contagio.

I lavoratori possono essere obbligati a sottoporsi al tampone o al test sierologico?

Dopo un’attenta analisi delle misure attualmente vigenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro, la Fondazione Studi Cdl ipotizza che l’introduzione di tamponi e test sierologici in azienda sia consentita, su indicazione del medico competente, come parte integrante del Protocollo anti- contagio. È importante, però, a garanzia del rispetto dello Statuto dei lavoratori, che vi sia la supervisione del Comitato di verifica, del quale fanno parte sia gli Rls, cioè i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, che le rappresentanze sindacali.

Inoltre, lo screening deve avere una periodicità definita ed essere sempre previsto su base volontaria. Di parere contrario, una piccola parte della giurisprudenza [7], secondo la quale prevale la salute pubblica sull’opposizione individuale a sottoporsi a tampone, non costituendo il tampone un trattamento sanitario e non risultando idoneo ad incidere sulla integrità fisica del lavoratore.

Per concludere, secondo la Fondazione Studi Cdl, pur non sussistendo la certezza che il tampone possa costituire una misura obbligatoria in azienda, sicuramente può essere prevista su base volontaria dei lavoratori. Solo per alcune specifiche realtà soggette ad un maggior rischio biologico, in base alle previsioni del medico competente e in relazione all’attività svolta dall’azienda, il tampone potrebbe essere previsto come misura preventiva altamente consigliata.

In questo caso, la Fondazione consiglia di adottare la misura in azienda a seguito di una riunione, in presenza di:

  • Comitato anti-contagio aziendale;
  • datore di lavoro;
  • medico competente;
  • Rspp (responsabile del servizio prevenzione e protezione).

La procedura deve essere verbalizzata, si deve aggiornare il Protocollo anti-contagio e condividere anche con le parti sociali del territorio.

Test Covid obbligatori

Bisogna infine ricordare che la normativa [8] prevede, in ipotesi determinate, la necessità del controllo periodico dei lavoratori attraverso specifici test per la verifica del contagio. Ad esempio, in merito agli spettacoli dal vivo, è previsto il tampone antigenico per gli artisti e le maestranze 48 ore prima dell’inizio della produzione (incluso tutto il periodo delle prove), da ripetere ogni 72 ore per tutta la durata della produzione stessa.

Trattamento dati relativo ai test sierologici e ai tamponi in azienda

Da ultimo, la Fondazione Studi Cdl affronta la questione privacy, in relazione al trattamento dei dati sui tamponi ed i test sierologici.

Mentre non sussistono problemi in merito alla rilevazione della temperatura (che può essere trattata in funzione delle disposizioni dei Protocolli anti-contagio e della posizione assunta dal Garante il 4 maggio 2020), in relazione ai test non sussiste un’espressa previsione dei protocolli o della normativa che costituisca la base giuridica del trattamento dati.

Secondo la Fondazione, ai fini della privacy, l’unica base giuridica attualmente “utilizzabile” è quella del consenso libero, specifico, espresso ed inequivocabile, cioè la volontarietà secondo cui il lavoratore acconsente al trattamento dei dati.


note

[1] Art.2087 Cod. civ.

[2] Approfondimento della Fondazione Studi Consulenti del lavoro del 22/03/2021.

[3] Punto 13 del Protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro.

[4] Art.32 Cost.

[5] Art.41 Cost.

[6] Art. 5 L. 300/1970.

[7] Sentenza tribunale del Lavoro di Ancona 18/02/2021.

[8] DPCM 02/03/2021.

Autore immagine: pixabay.com


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1 Commento

  1. In realtà c’è anche un’altra questione che raramente si affronta e cioè che il risultato di uno screening aziendale ‘altamente consigliato’ se non obbligatorio, si ripercuote anche sulla vita privata del lavoratore, che di fatto, è obbligato al suo domicilio con possibilità di denuncia penale se ‘evade’. Da valutare molto attentamente anche dal punto di vista costituzionale perché si obbliga una persona a condizioni di restrizione caratteristiche della ragione penale.

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