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Donazione indiretta cointestazione conto corrente: giurisprudenza

26 Marzo 2021
Donazione indiretta cointestazione conto corrente: giurisprudenza

Qualificabilità come donazione indiretta della cointestazione, con firma e disponibilità disgiunte, di un conto bancario.

Cointestazione e firme disgiunte: è donazione indiretta?

La cointestazione, con firma e disponibilità disgiunte, di un conto presso un istituto di credito, è qualificata come donazione indiretta qualora detta somma, all´atto della cointestazione, risulti essere appartenuta ad uno solo dei cointestatari. In detta ipotesi con il mezzo del contratto di deposito bancario, si realizza l´arricchimento senza corrispettivo dell´altro cointestatario e l´animus donandi, consistente nell´accertamento che il proprietario del denaro non aveva, al momento della cointestazione, altro scopo che quello della liberalità, si desume chiaramente dalle disposizioni testamentarie sopra indicate.

Deve evidenziarsi che nella donazione indiretta la liberalità si concretizza, mediante il compimento di uno o più atti che, conservando la forma e la causa che è ad essi propria, realizzano, in via mediata, l’effetto dell’arricchimento del destinatario. Per la validità delle donazioni indirette, non è richiesta, quindi, la forma dell´atto pubblico, essendo sufficiente l´osservanza delle forme prescritte per il negozio tipico utilizzato per realizzare lo scopo di liberalità.

Corte appello Firenze sez. II, 16/10/2019, n.2470

Bancogiro e donazione indiretta

In tema di atti di liberalità, il trasferimento, attraverso un ordine di bancogiro del disponente, di strumenti finanziari dal conto di deposito titoli del beneficiante a quello del beneficiario non rientra tra le donazioni indirette, ma configura una donazione tipica ad esecuzione indiretta, soggetta alla forma dell’atto pubblico, salvo che sia di modico valore, poiché realizzato non tramite un’operazione triangolare di intermediazione giuridica, ma mediante un’intermediazione gestoria dell’ente creditizio. Da ciò deriva che, qualora tale donazione sia stata effettuata senza che sia stata formalizzata in un atto pubblico, la stessa è nulla, con la conseguenza che le somme oggetto di bonifico si considerano come mai uscite dalla sfera giuridica del donante, con il diritto di pretenderne la restituzione.

Tribunale Perugia sez. II, 07/03/2019, n.366

Versamento su conto corrente cointestato: è donazione indiretta solo se è accertato lo spirito di liberalità

L’atto di cointestazione, con firma e disponibilità disgiunte, di una somma di denaro depositata presso un istituto di credito che risulti essere appartenuta ad uno solo dei cointestatari, può essere qualificato come donazione indiretta solo quando sia verificata l’esistenza dell’animus donandi, consistente nell’accertamento che il proprietario del denaro non aveva, nel momento della detta cointestazione, altro scopo che quello della liberalità.

Tribunale Lucca, 02/01/2019, n.1

Donazione indiretta, la volontà di donare deve emergere nelle circostanze che, caso per caso, caratterizzano il fatto

Nelle donazioni indirette l’intenzione di donare, non emergendo in via diretta, deve ricercarsi nelle circostanze che, caso per caso, caratterizzano il fatto, non essendo richiesto che tale intenzione abbia la stessa forma prevista per l’atto utilizzato (fattispecie in cui il cointestatario di un conto corrente aveva convenuto in giudizio il secondo cointestatario domandando l’accertamento della donazione indiretta fatta dal convenuto in suo favore, donazione che gli avrebbe dunque consentito di prelevare metà della somma depositata sul conto).

Cassazione civile sez. II, 28/02/2018, n.4682

Somme trasferite su conto corrente cointestato: va provato l’animus donandi

Nel caso un soggetto cointesti un conto corrente bancario a un terzo può aversi donazione indiretta solo laddove sia provato l’intento liberale del titolare del rapporto di conto corrente bancario per cui di norma il trasferimento di proprie somme di denaro da parte di uno solo dei cointestatari su di un conto cointestato con altro soggetto non può essere tassato come atto di liberalità ex art. 56 bis d.lg. n. 346 del 1990 in favore dell’altro cointestatario del conto.

Comm. trib. prov.le Modena sez. III, 31/08/2016, n.619

Donazione indiretta cointestazione conto corrente

In tema di donazione indiretta, la cointestazione di un conto corrente ad uso esclusivo che, ai sensi dell’art. 1854 c.c., attribuisce agli intestatari la qualità di creditori o di debitori solidali dei saldi del conto fa sì presumere, sia nei confronti dei terzi che nei rapporti interni, la contitolarità dell’oggetto del contratto ma non è prova definitiva di aver posto in essere con tale atto una donazione indiretta.

Cassazione civile sez. II, 16/01/2014, n.809

La cointestazione di un conto corrente, sul quale confluiscano somme versate da uno solo dei titolari, non costituisce donazione indiretta, sia perché vi è l’obbligo di rendicontazione reciproco tra i correntisti, sia perché, rispetto alle somme via via rimesse sul conto, vige il principio di determinatezza dell’oggetto e il generale divieto di donazione di beni futuri.

Pertanto, il prelievo, prima del decesso dell’altro cointestatario, di una somma da parte del correntista che non ha effettuato i versamenti, non può costituire donazione indiretta a suo favore, e l’eventuale donazione diretta sarebbe nulla per difetto del requisito della forma solenne. Ne consegue che le somme prelevate vanno restituite al compendio ereditario.

Tribunale Mondovi’, 04/02/2010, n.40

L’atto di cointestazione, con firma e disponibilità disgiunte, di una somma di denaro depositata presso un istituto di credito – qualora la predetta somma, all’atto della cointestazione, risulti essere appartenuta ad uno solo dei contestatari – può essere qualificato come donazione indiretta solo quando sia verificata l’esistenza dell'”animus donandi”, consistente nell’accertamento che il proprietario del denaro non aveva, nel momento della cointestazione, altro scopo che quello della liberalità.

La possibilità che costituisca donazione indiretta l’atto di cointestazione, con firma e disponibilità disgiunte, di una somma di denaro depositata presso un istituto di credito – qualora la predetta somma, all’atto della cointestazione, risulti essere appartenuta a uno solo dei contestatari può essere qualificato come donazione indiretta solo quando sia verificata l’esistenza dell'”animus donandi”, consistente nell’accertamento che il proprietario del denaro non aveva, nel momento della cointestazione, altro scopo che quello della liberalità.

(Nella specie il giudice di appello aveva escluso l’esistenza dell’animus donandi non ravvisabile in astratto nella delegata da parte del titolare di un conto corrente a terzi per operare sul conto medesimo e sul deposito titoli, ancorché senza obbligo di rendiconto, essendo la delega stata conferita in occasione del ricovero del delegante in ospedale a distanza di meno di un mese della morte e ciò – aveva sottolineato il giudice “a quo” – per l’evidente ragione che non avrebbe più potuto effettuare operazioni bancarie per le sue gravi condizioni di salute. In applicazione del principio di cui sopra la S.C. ha confermato sul punto la pronuncia di merito).

Cassazione civile sez. II, 14/01/2010, n.468 [1]


note

[1] Nella pronuncia in commento — con riferimento alla fattispecie particolare dell’atto di cointestazione, con firma e disponibilità disgiunte, di una somma di denaro depositata presso un istituto di credito — vengono precisati i presupposti e l’ambito di applicabilità della donazione indiretta, cioè di quella liberalità realizzata ponendo in essere un negozio tipico diverso da quello previsto dall’art. 782 c.c. Viene ribadito che per la validità delle donazioni indirette non è richiesta la forma dell’atto pubblico, essendo sufficiente l’osservanza delle forme prescritte per il negozio tipico utilizzato per la realizzazione dello scopo di liberalità, dato che l’art. 809 c.c., nello stabilire le norme sulle donazioni applicabili agli altri atti di liberalità realizzati con negozi diversi da quelli previsti dall’art. 769 c.c., non richiama l’art. 782 c.c., che prescrive l’atto pubblico per la donazione. Perché possa realizzarsi una donazione indiretta è necessario verificare l’esistenza dell’animus donandi, consistente nell’accertamento che il donante non aveva altro scopo che quello della liberalità (Cass. n. 4623 del 2001; Cass. n. 5333 del 2004).

Nella specie, ai fini della sussistenza dell’animus donandi, non è stata ritenuta sufficiente la delega del titolare del conto corrente a terzi ad operare sul conto medesimo e sul deposito titoli, ancorché senza obbligo di rendiconto, in quanto la stessa veniva conferita non per spirito di liberalità, ma piuttosto per la ragione, ritenuta « evidente », che il delegante non avrebbe più potuto effettuare operazioni bancarie date le sue gravi condizioni di salute. Per una fattispecie similare v., in senso conforme, Cass. 12 novembre 2008 n. 26983 (in Foro it., 2009, I, 1103), secondo cui non si configura una liberalità d’uso, né una donazione indiretta in caso di cointestazione di un libretto bancario su cui erano state in precedenza depositate somme di denaro appartenenti ad uno solo dei cointestatari, allorquando difetti la prova che, all’atto della cointestazione, il proprietario del denaro non avesse altro scopo che quello di liberalità. Anche in quel caso era stata confermata la pronuncia di merito secondo cui il cointestatario non proprietario del denaro originariamente versato non aveva fornito la dimostrazione di un atto volontario e spontaneo di disposizione patrimoniale in suo favore da parte di chi aveva aperto il libretto, in considerazione dell’assistenza morale e materiale ricevuta. All’opposto un precedente più risalente (Cass. 10 aprile 1999 n. 3499, in Giur. it., 1999, 2017) ha ritenuto che costituisce donazione indiretta la cointestazione, con firma e disponibilità disgiunte, di una somma di denaro depositata presso un istituto di credito, qualora tale somma, all’atto della cointestazione, risulti essere appartenuta ad uno solo dei cointestatari; in tale evenienza — precisò in quel caso la Suprema Corte — « con il mezzo del contratto di deposito bancario si realizza l’arricchimento senza corrispettivo dell’altro contestatario ».

In tema di donazione indiretta cfr. anche Cass. 6 novembre 2008 n. 26746, la quale ha affermato che, ai fini della configurabilità della donazione indiretta d’immobile, è necessario che il denaro venga corrisposto dal donante al donatario allo specifico scopo dell’acquisto del bene o mediante il versamento diretto dell’importo all’alienante o mediante la previsione della destinazione della somma donata al trasferimento immobiliare; non ricorre, pertanto, tale fattispecie quando il danaro costituisca il bene di cui il donante ha inteso beneficiare il donatario e il successivo reimpiego sia rimasto estraneo alla previsione del donante.


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