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Lo sai che? Falsa testimonianza: quando il testimone è responsabile per non aver detto la verità?

Lo sai che? Pubblicato il 27 maggio 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 27 maggio 2014

Non basta la prova della falsità della dichiarazione, ma è necessaria anche la dimostrazione della consapevolezza del testimone.

Si sente spesso parlare di “falsa testimonianza” come la conseguenza della mancata corrispondenza tra la verità effettiva e quanto dichiarato dal testimone in udienza, davanti al giudice. Questa definizione è più il frutto di un luogo comune, non corrispondente però al vero, e chi dovesse trovarsi a denunciare il testimone sulla base di tale considerazione correrebbe il rischio di commettere un grave errore giuridico. Differenti sono i presupposti affinché scatti il reato in commento, per come previsto dal codice penale [1]. La giurisprudenza, infatti, richiede elementi parzialmente diversi.

La questione, di recente esaminata da una sentenza del tribunale di Foggia [2], può essere riassunta nei seguenti termini.

Perché si possa denunciare il testimone per il reato di falsa testimonianza è innanzitutto necessario, sotto il profilo materiale, che la sua dichiarazione sia “mendace”. Ma cosa si intende con il termine “mendace”? Contrariamente a quanto potrebbe ritenersi, il codice penale non si riferisce tanto a ciò che sia diverso dalla realtà oggettiva. Devono, al contrario, ricorrere due presupposti:

a) la dichiarazione fatta dal teste non deve corrispondere alle circostanze realmente conosciute dal teste;

b) il teste deve essere consapevole di dire il falso.

Facciamo un esempio. Se il testimone afferma di aver sentito Tizio rivolgersi in modo minaccioso contro Caio, ma in realtà egli è caduto in errore, poiché i fatti sono avvenuti diversamente, allora non si avrà una falsa testimonianza. Diversamente, se Tizio afferma un fatto diverso da quello che egli crede di aver visto, allora in questo caso ricorre la falsa testimonianza.

In pratica, e detto in parole ancora più semplici, perché si abbia la falsa testimonianza, non basta che il fatto dichiarato sia oggettivamente falso, ma è necessario che di tale falsità fosse consapevole il testimone.

Perché si possa, dunque, denunciare il reato in commento occorre, provare da un lato la falsità della dichiarazione nei termini appena detti e, dall’altro, la consapevolezza di tale condotta da parte del testimone.

Nel caso, pertanto, in cui vi sia il dubbio sulla consapevolezza da parte del testimone di dichiarare il falso, non essendo provata la precisa conoscenza dei fatti e delle situazioni oggettive della prova testimoniale, l’imputato dovrà essere assolto perché il fatto non costituisce reato.

Un’ultima precisazione. Non ricorre il delitto di falsa testimonianza nel caso in cui la deposizione non veritiera verta su fatti e circostanze del tutto estranei all’oggetto della causa e, quindi, non siano idonei a pregiudicare la ricerca della prova. Poiché, infatti, il delitto in esame è rivolto a tutelare il corretto svolgimento dell’attività giudiziaria – nel senso che questa non deve essere fuorviata da dichiarazioni non veritiere – per la sua configurabilità occorre che il fatto commesso abbia la possibilità di determinare un tale effetto fuorviante [3].

note

[1] Art. 372 cod. civ.

[2] Trib. Foggia, sent. n. 594 del 24.05.2013.

[3] Trib. Taranto, sent. n. 820 del 3.05.2012.

Autore immagine: 123rf.com


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2 Commenti

  1. Buonasera, le scrivo per avere delle delucidazioni riguardo un fatto che mi preoccupa alquanto. Dunque, una mattina trovandomi parcheggiato e a motore spento all’interno del mio furgone insieme al mio collega, intento a compilare fogli di lavoro, udivo un forte colpo provenire dal retro del mio mezzo. Cosi sceso dal mezzo constatavo che una persona mi accusava di averla urtata in retro marcia e di volere i miei dati. Io pensando subito ad un maldestro tentativo di truffa lo invitai ad allontanarsi, credendo fosse finita lì. Dopo qualche tempo vengo chiamato dalla mia azienda scoprendo che il tizio aveva denunciato il fatto all’assicurazione, con tanto di referto medico del pronto soccorso, chiedendo un risarcimento. Così mi affretto a spiegare all’assicurazione della mia azienda che non è vero niente e di non pagare assolutamente tale persona mettendo anche come testimone il mio collega che si trovava con me il giorno dei fatti. Ora succede che il mio collega viene chiamato a testimoniare in udienza dal giudice, così mi preoccupo, in quanto, pur sapendo che diciamo il vero e raccontiamo la pura verità, se il giudice dovesse credere alla controparte che conseguenze ci sarebbero per noi? rischiamo di prendere una denuncia per falsa testimonianza per colpa di qualcuno in cerca solo di soldi e che racconta il falso? La cosa mi preoccupa assai sapendo inoltre di essere nel giusto. Spero in una vostra esauriente risposta che possa togliermi questi dubbi. Cordialmente la saluto.

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