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Mobbing sul lavoro: quali conseguenze?

2 Agosto 2021
Mobbing sul lavoro: quali conseguenze?

Adottare condotte persecutorie nei confronti di un lavoratore può determinare conseguenze molto gravi per il datore di lavoro.

Sono ormai diversi mesi che hai notato un netto peggioramento dell’ambiente di lavoro. In particolare, il tuo superiore gerarchico e i tuoi colleghi hanno cambiato atteggiamento nei tuoi confronti e hanno iniziato a trattarti molto male, facendoti sentire inadeguato ed escluso dal team. Questa situazione sta compromettendo seriamente la tua serenità e la tua salute e ti chiedi cosa puoi fare per tutelarti. In caso di mobbing sul lavoro: quali sono le conseguenze?

Nel nostro ordinamento, il datore di lavoro è il principale responsabile della salute e della sicurezza dei dipendenti. I rischi per la salute dei lavoratori non derivano solo dagli infortuni e dalle malattie professionali ma anche da problematiche ambientali e dalle relazioni psicologiche che si verificano. Quali sono le conseguenze del mobbing sul lavoro? Il mobbing è un fenomeno in grado di compromettere la salute psicofisica del dipendente e la sua vita di relazione. Ne consegue che, in caso di mobbing, il datore di lavoro rischia di subire conseguenze sia sul piano civile che su quello penale. Ma andiamo per ordine.

Mobbing sul lavoro: cos’è?

Nel nostro ordinamento, non esiste una definizione normativa di mobbing anche se si tratta, con tutta evidenza, di una locuzione largamente utilizzata. Il mobbing (che deriva dal verbo inglese to mob, assalire, assaltare) può essere definito come un insieme di condotte poste in essere in ambito lavorativo nei confronti di un lavoratore. Condotte che hanno come obiettivo l’estromissione del dipendente dal contesto lavorativo attraverso la sua sistematica emarginazione, marginalizzazione e aggressione fisica e verbale.

Gli elementi fondamentali del mobbing sono, dunque:

  • la presenza di condotte umilianti, persecutorie, vessatorie e aggressive verso un lavoratore;
  • la sistematicità di tali condotte e la loro reiterazione per un determinato periodo di tempo;
  • il fine cui tali atteggiamenti sono preordinati, ossia, l’estromissione del lavoratore dall’azienda.

Mobbing sul lavoro: quando scatta?

Non esiste un’elencazione esaustiva di condotte che possono essere considerate sintomatiche di mobbing. Occorre, infatti, verificare caso per caso se l’insieme dei comportamenti assunti verso un dipendente assume i connotati del mobbing.

Di certo, usualmente, rientrano nel mobbing comportamenti come i seguenti adottati verso un singolo lavoratore:

  • insulti;
  • derisione;
  • svalutazione del lavoro;
  • aggressioni fisiche o verbali;
  • esclusione dal team;
  • frequenti contestazioni disciplinari pretestuose;
  • scherzi di cattivo gusto.

Come abbiamo detto queste condotte, per integrare la fattispecie del mobbing, devono perdurare per un certo periodo di tempo che non è rigidamente fissato ma che, convenzionalmente, si fa coincidere con, almeno, un semestre.

Mobbing sul lavoro: le tipologie

Il mobbing non viene sempre realizzato dal superiore verso il subalterno ma può avvenire anche tra colleghi o, addirittura, al contrario. Sulla base di questi aspetti soggettivi si possono distinguere le seguenti tipologie di mobbing:

  • bossing o mobbing dall’alto o mobbing verticale: le condotte mobbizzanti sono poste in essere dal superiore gerarchico verso il subalterno;
  • mobbing dal basso: il superiore gerarchico subisce il mobbing dei propri subalterni;
  • mobbing orizzontale: il lavoratore viene mobbizzato dai propri colleghi di pari livello.

Mobbing sul lavoro: quali conseguenze?

Il mobbing è in grado di arrecare un danno permanente all’integrità psicofisica del lavoratore (danno biologico) poiché può potenzialmente determinare delle patologie sia psicologiche che fisiche. Si tratta, in particolare, sul piano psicologico, della depressione e dei disturbi dell’ansia e, sul piano fisico, di tutte le patologie correlate all’esposizione ad una condizione di stress prolungato come le malattie dell’apparato cardio-vascolare, dell’epidermide o dell’apparato gastro-intestinale.

Sotto distinto profilo, il mobbing è in grado di determinare anche un danno alla vita di relazione del lavoratore. Si tratta, con tutta evidenza, di danni entrambi risarcibili e il lavoratore potrà agire nei confronti del datore di lavoro per ottenere il risarcimento del danno biologico e del danno esistenziale.

Nel nostro ordinamento, infatti, è il datore di lavoro che deve tutelare la salute e la sicurezza dei dipendenti [1] adottando tutte le misure di sicurezza all’uopo necessarie.

Se la malattia determinata dal mobbing produce delle lesioni personali gravi o gravissime o, addirittura, la morte del lavoratore, il datore di lavoro rischia di essere perseguito anche sotto il profilo penale per i reati di lesioni personali colpose o di omicidio colposo.


note

[1] Art. 2087 cod. civ.


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