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Insulti e offese su Facebook: quando si può

26 Marzo 2021 | Autore:
Insulti e offese su Facebook: quando si può

La società di Zuckerberg ai moderatori: sì a ingiurie verso i personaggi famosi. E a Torino un giudice assolve chi ha insultato la Polizia locale sui social.

Più di una volta, abbiamo parlato del rischio che corrono i cosiddetti «leoni da tastiera», quelli che senza mezzi termini si sbilanciano sui social network con parole pesanti nei confronti di altri utenti. Non ci vuole molto ad essere accusati di diffamazione quando si lede la reputazione di qualcuno in una «piazza» frequentata «da un numero imprecisato di persone», come più volte hanno sentenziato i tribunali. A quanto pare, però, ci sono delle eccezioni: quando si prendono di mira i personaggi famosi o gli agenti di Polizia municipale è possibile passarla liscia. Non è certo un gesto encomiabile, qualche giudice ha definito «eticamente censurabili» insulti e offese su Facebook. Ma quando si possono scrivere certe cose sulla bacheca di un altro?

Nel primo caso, quello che riguarda le persone famose, c’è un documento di 300 pagine pubblicato dalla società di Mark Zuckerberg con le linee guida che i moderatori dei social (Facebook e Instagram in particolare) devono seguire. Il documento stabilisce che insultare, offendere o, addirittura, augurare la morte a un Vip non è raccomandabile ma è possibile.

Stupisce anche la decisione di un giudice del tribunale di Torino che ha recentemente assolto più di 70 persone indagate per avere scritto dei messaggi ritenuti offensivi e indirizzati ad alcuni agenti di Polizia locale: secondo il magistrato, non costituisce reato. Vediamo.

Si può insultare un personaggio famoso su Facebook?

Il quotidiano inglese Guardian, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, ha visionato un documento di 300 pagine elaborato nel dicembre 2020 destinato ai moderatori delle piattaforme della galassia Facebook in cui si sostiene che i personaggi famosi possono essere tranquillamente insultati, offesi o bullizzati sui social network senza conseguenze per gli autori del post. A determinate condizioni, si può, addirittura, augurare la morte a cantanti, politici, attori, membri di una famiglia reale, ecc.

I moderatori, infatti, devono rimuovere «alcuni attacchi severi» ai Vip ed i post in cui la persona offesa è taggata direttamente perché, in questo modo, l’autore del post dimostra di «avere l’intenzione di colpire in modo diretto». Non succede così per i «comuni mortali», verso i quali Facebook garantisce maggiori tutele: «Rimuoviamo contenuti che vogliono degradare o insultare. Inclusi, ad esempio, i riferimenti all’attività sessuale».

Perché questa differenza? Il gruppo di Zuckerberg lo spiega così, secondo la denuncia del Guardian: «Perché vogliamo permettere la discussione, che spesso include commenti critici su persone che appaiono nelle news».

Chi è considerato personaggio famoso?

Ci si chiede, a questo punto, dove si trova la linea di confine che separa la persona più tutelata da quella che può diventare bersaglio di insulti, offese e cattivi auguri su Facebook. La stessa società la colloca in questo modo: la definizione di «persone famose» include le grandi personalità conosciute in tutto il mondo, come cantanti, attori, politici o reali, scrittori, calciatori o atleti molto noti di altri sport, ecc. Ma anche chi ha un seguito massiccio sui social (gli influencer di peso, per intenderci) o che appare frequentemente nei giornali locali, così come i giornalisti. Facebook ha collocato la barriera di chi è noto e chi non lo è in 100mila follower. Inoltre, si può insultare chi è «menzionato nel titolo, sottotitolo o preview in più di 5 articoli negli ultimi due anni». Unica eccezione: i bambini sotto i 13 anni.

Offese consentite anche a chi non può difendersi: rientrano nel calderone di Facebook anche chi è morto prima del 1900 ed i personaggi di film, cartoni e serie tv. Significa che non verranno rimossi i post in cui viene insultato Mozart o si augura la morte a Jessica Fletcher e a Don Matteo, così la smettono di seminare sfortuna ovunque vadano, per dire.

Va da sé che tutto questo rientra in un documento elaborato da Facebook indirizzato ai suoi moderatori, non risponde ad alcuna sentenza del tribunale o norma del Codice penale. Quindi, non è detto che non si finisca con una condanna per offendere un Vip sui social network. La buona educazione è sempre la miglior tutela.

Offesa agli agenti di Polizia locale su Facebook: è reato?

C’è, invece, una sentenza di un tribunale, quello di Torino, per quanto riguarda le offese su Facebook agli agenti di Polizia locale. Secondo il giudice che ha firmato il dispositivo, la dottoressa Paola Rigonat, gli insulti pesanti scritti sul social, che hanno scatenato una valanga di commenti di odio nei confronti dei poliziotti del capoluogo piemontese, sono «eticamente censurabili» ma non costituiscono reato.

Tutto era nato dal post di un avvocato che denunciava un’ingiustizia subìta proprio dagli agenti torinesi. A quel punto, si è scatenato il pandemonio contro i poliziotti con frasi del tipo «gli spaccherei la faccia» o con inviti a fare «una spedizione punitiva sotto casa». Il comando non ha voluto che gli autori di questi attacchi la passassero liscia ed hanno agito in tribunale dove, però, la Procura di Torino ha stabilito che non ci sono gli estremi per parlare di reato ed ha disposto l’assoluzione degli oltre settanta indagati.

Secondo il giudice, infatti, alcuni commenti hanno «contenuti spregevoli ma non diffamatori», altri sono «forieri di messaggi violenti e incivili» ma in nessun caso si ravvisa l’istigazione a delinquere. Men che meno fare riferimento ad una «sindrome del pisello piccolo»: in questo caso, si legge sulla sentenza, è un’espressione sarcastica che rientra nel diritto di satira.



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5 Commenti

  1. Cioè si possono insultare personaggi famosi e augurargli la morte? Ma che razza di decisione è mai questa? Così incitiamo la gente all’odio e all’aggressione verbale perché se non ci sono limite le persone si sentono in diritto di sparare a mille su un individuo.

  2. Il personaggio pubblico si mette in mostra ed è consapevole che pubblicando dei contenuti c’è il rischio di scatenare delle reazioni avverse e discordanti. Ci sono i sostenitori, ma ci sono anche gli haters. Questo fa parte del pacchetto e non c’è tanto da scandalizzarsi visto che molte persone parlano male delle persone comuno anche alle spalle. Solo che qui si fa su pubblica piazza

  3. No io non sono d’accordo. Uno accetta di essere famoso e in vista, ma non deve accettare di essere scannato vivo sui social. Ma siete consapevoli delle ripercussioni che certi insulti e offese possono avere sulle persone? Sia che si tratti di persone comuni che di persone famose. E non è che solo perché uno è un vip ne risente meno di certe espressioni ingiuriose e offensive…Qui, non stiamo parlando solo di reputazione e lesione dell’onore di una persona, ma di un danno che si riflette sulla sfera più intima ed emozionale della persona. C’è gente che è arrivata all’autolesionismo e al suicidio per commenti, insulti, offese. E volete rendervi responsabili di tutto questo? Io non ci sto! E penso che bisogna seriamente rivalutare i contenuti del documento in questione…

  4. Ma provate un po’ a mettervi nei panni di chi legge certi insulti e offese di questi leoni da tastiera. Facebook e le altre piattaforme social non riescono a frenare questi episodi di violenza verbale. E pensare che esista un documento che quasi giustifichi queste condotte per una fetta della popolazione che gode di una certa notorietà è raccapricciante a mio parere.

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