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Assegnazione temporanea: quando spetta?

3 Agosto 2021
Assegnazione temporanea: quando spetta?

Il dipendente pubblico ha la possibilità di richiedere una speciale forma di trasferimento di sede se ha un figlio minore di tre anni e l’esigenza di ricongiungere il nucleo familiare.

Sei dipendente presso una sede locale del ministero del Lavoro. Il tuo nucleo familiare si trova nella tua città di origine, dove tuo marito ha il proprio posto di lavoro. Hai un figlio di un anno e vorresti avvicinarti al tuo partner per garantire al neonato l’unità della famiglia nei primi anni di vita. Ti chiedi cosa puoi fare per tutelare i tuoi diritti.

In una situazione come questa, il dipendente pubblico può contare su un apposito istituto di mobilità interna detto assegnazione temporanea. Quando spetta? Come vedremo, non esiste un vero e proprio diritto soggettivo del dipendente ad ottenere il trasferimento temporaneo ad un altro ufficio pubblico ma l’eventuale diniego dell’amministrazione deve essere rigorosamente motivato.

Assegnazione temporanea del dipendente pubblico: cos’è?

Nell’ambito del pubblico impiego, ci sono diversi istituti che consentono ai lavoratori di essere spostati all’interno degli uffici e delle amministrazioni. Basta citare istituti come la mobilità tra enti o il comando.

I pubblici dipendenti che hanno figli minori di tre anni e hanno l’esigenza di ricongiungere il proprio nucleo familiare possono utilizzare l’istituto dell’assegnazione temporanea del dipendente pubblico [1]. Questo istituto consente al genitore con figli minori fino a tre anni di età, dipendente di amministrazioni pubbliche, di essere assegnato, a sua richiesta, anche in modo frazionato e per un periodo complessivamente non superiore a tre anni, ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa. Si tratta di una disposizione che soddisfa l’esigenza di quei dipendenti pubblici che lavorano in una città diversa dal loro partner ed hanno la necessità, per tutelare il neonato in una fase particolarmente delicata della sua esistenza, di ricongiungere sotto lo stesso tetto il nucleo familiare.

Assegnazione temporanea del dipendente pubblico: è un diritto soggettivo?

L’assegnazione temporanea non è un diritto soggettivo azionabile a domanda dell’interessato ma può essere accolto dalle amministrazioni di provenienza e di destinazione se ricorrono due presupposti:

  1. sussiste un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva;
  2. le amministrazioni di provenienza e destinazione danno il loro assenso.

Si tratta, in ogni caso, di un interesse legittimo del lavoratore, per così dire, rafforzato. Le amministrazioni, infatti, considerando che il bene giuridico tutelato dalla norma è di rilievo costituzionale, ossia la tutela della famiglia e dell’unità familiare, nonché il diritto del neonato a crescere in un ambiente familiare equilibrato, non possono negare il loro assenso in modo discrezionale. La norma afferma infatti, che l’eventuale dissenso deve essere motivato e limitato a casi o esigenze eccezionali. Inoltre, l’assenso o il dissenso deve essere comunicato all’interessato entro trenta giorni dalla domanda.

Assegnazione temporanea del dipendente pubblico: quanto dura?

L’assegnazione temporanea può durare per un massimo di tre anni. In ogni caso, la disposizione precisa che il periodo triennale del trasferimento può essere fruito sia in modo continuativo che in modo frazionato. Per quanto concerne, invece, il requisito anagrafico del neonato, la legge esige che il bambino abbia meno di tre anni alla data della richiesta di assegnazione temporanea. Ciò vuol dire che il trasferimento può perdurare anche quando il bambino ha superato la soglia anagrafica dei tre anni, a condizione che la richiesta di mobilità sia pervenuta prima del compimento di tre anni di vita.

Assegnazione temporanea del dipendente pubblico: come richiederla?

Molte amministrazioni si sono dotate di appositi formulari per presentare la richiesta di assegnazione temporanea. In assenza di questi template, il lavoratore non deve rispettare specifiche formalità ma è sufficiente che invii sia all’amministrazione di provenienza che di destinazione una domanda scritta di assegnazione temporanea, specificando anche il periodo di mobilità richiesto.

Entro trenta giorni, gli uffici dovranno inviare la loro risposta motivata di accoglimento e di diniego.

Generalmente, in caso di mancato accoglimento della richiesta, il dipendente utilizza lo strumento del ricorso cautelare presso il giudice del lavoro per impugnare il diniego e chiedere al magistrato di accertare l’illegittimità del rigetto, condannando le amministrazioni a dare corso all’assegnazione temporanea richiesta.



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