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Appalto non genuino: quali conseguenze?

3 Agosto 2021
Appalto non genuino: quali conseguenze?

La legge consente la stipulazione di un contratto di appalto per la realizzazione di un’opera o di un servizio ma tale tipologia contrattuale non deve nascondere una mera fornitura di manodopera.

Sei dipendente di un’azienda di pulizie che opera all’interno di una grande impresa in regime di appalto. Il tuo datore di lavoro, in realtà, si limita solo a versarti lo stipendio mensile poiché la tua prestazione di lavoro viene gestita e coordinata per tutti gli altri aspetti dai dipendenti dell’impresa committente. Ti chiedi se questa situazione sia legittima e cosa puoi ottenere. Quali sono le conseguenze di un appalto non genuino?

Il contratto di appalto è uno strumento contrattuale molto importante per ottenere la realizzazione di un’opera o di un servizio da parte di un soggetto specializzato. In alcuni casi, tuttavia, questa tipologia contrattuale viene utilizzata per porre in essere una mera fornitura di personale e si parla di appalto non genuino: quali conseguenze sono previste?

Come vedremo, l’appalto non genuino configura un’ipotesi di somministrazione illecita di manodopera poiché, nel nostro ordinamento, la fornitura di manodopera può essere svolta solo da agenzie all’uopo autorizzate dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Cos’è l’appalto?

Il contratto di appalto [1] è l’accordo con cui una parte, detta appaltatore, si assume l’obbligo di realizzare un’opera o un servizio a favore di un’altra parte, detta committente, con organizzazione propria dei mezzi necessari e gestione a proprio rischio, previo pagamento di un corrispettivo. Il contratto di appalto è estremamente diffuso nella pratica poiché consente alle imprese di concentrarsi sulle cosiddette attività core, ossia, attinenti al proprio oggetto sociale, delegando ad altri soggetti l’esecuzione di opere o servizi ancillari.

Nel corso del tempo, con il fenomeno delle cosiddette esternalizzazioni o terziarizzazioni, le imprese hanno cominciato a concentrarsi solo sulle proprie attività caratterizzanti dando in appalto a soggetti terzi tutte le attività non direttamente connesse allo scopo sociale, tra cui, tra gli altri:

  • servizio mensa aziendale;
  • gestione della corrispondenza;
  • gestione e manutenzione dei sistemi informatici;
  • portineria e vigilanza;
  • servizi di pulizia;
  • servizi di facchinaggio e trasporto;
  • manutenzioni e riparazioni.

Contratto di appalto: profili lavoristici

Il fenomeno delle esternalizzazioni ha portato ad una conseguenza nell’ambito della gestione delle risorse umane: nella stessa azienda, operano sia dipendenti diretti che lavoratori assunti dalle imprese appaltatrici e che sono addetti a svolgere i servizi e le opere previste dai relativi contratti di appalto. Il rischio è che l’appalto nasconda, in realtà, una mera fornitura di personale che, in questo modo, non viene assunto direttamente dall’impresa ma contrattualizzato, a condizioni peggiorative, da cooperative e imprese terze e poi messo a disposizione dell’impresa tramite l’intermediazione dell’appaltatore. Una simile situazione è, indubbiamente, illecita poiché nel nostro ordinamento l’attività di somministrazione di manodopera può essere svolta solo da agenzie del lavoro iscritte in specifici albi ministeriali e in possesso di determinati requisiti prescritti dalla legge.

Appalto non genuino: cos’è?

Si parla di appalto non genuino quando il contratto di appalto, in realtà, non possiede i requisiti previsti dalla legge per questa tipologia contrattuale e nasconde una mera fornitura di manodopera dall’appaltatore al committente.

La Cassazione [2] ha ribadito, anche di recente, che i due elementi essenziali e indefettibili che caratterizzano il contratto di appalto sono:

  1. l’assunzione del rischio di impresa da parte dell’appaltatore;
  2. la permanenza in capo allo stesso soggetto dell’esercizio del potere direttivo e organizzativo nei confronti dei lavoratori utilizzati nell’appalto.

Si ha appalto non genuino, dunque, quando l’appaltatore si limita alla gestione amministrativa del rapporto di lavoro con i dipendenti addetti all’appalto i quali, in realtà, sono soggetti al potere direttivo ed organizzativo del committente.

Attenzione però: non qualsiasi direttiva del committente rende l’appalto non genuino. Gli Ermellini hanno, infatti, chiarito che l’indicazione, in modo analitico, delle modalità di esecuzione dell’appalto da parte del committente o l’indicazione di direttive limitate ad aspetti formali impartite ai dipendenti dell’appaltatore non valgono, di per sé, ad escludere la genuinità dell’appalto.

Secondo la Corte, affinché vi sia un appalto non genuino e, dunque, intermediazione illecita di manodopera, occorre dimostrare che il committente eserciti il potere direttivo e organizzativo sui dipendenti dell’appaltatore e non si limiti a coordinare l’esecuzione dell’appalto, come è in suo potere fare.

Appalto non genuino: quali conseguenze?

In caso di appalto non genuino, i lavoratori addetti al servizio appaltato, e soggetti al potere direttivo del committente, possono chiedere al giudice del lavoro la costituzione di un rapporto di lavoro direttamente alle dipendenze dell’impresa committente.

Inoltre, si prevede l’applicazione di una sanzione amministrativa in capo all’utilizzatore e al finto appaltatore pari ad euro 60,00 per ogni lavoratore per ogni giorno di prestazione lavorativa irregolare.


note

[1] Art. 1655 cod. civ.

[2] Cass. n. 15557 del 10.06.2019.


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