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Accertamenti fiscali: dopo il controllo obbligatoria la pausa di 60 giorni

9 Marzo 2014


Accertamenti fiscali: dopo il controllo obbligatoria la pausa di 60 giorni

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 Marzo 2014



Il rispetto del termine dilatorio per la difesa del contribuente vale anche in assenza del verbale di chiusura.

Una raccomandazione davvero molto importante quella desumibile da una recente sentenza della Cassazione [1] e che non tarderà ad avere anche notevoli risvolti pratici. Quanto deciso della Suprema Corte, infatti, va ad incidere su tutta una casistica che si ripete assai di frequente nell’ambito degli accertamenti fiscali.

Vediamo, più da vicino, di che si tratta.

A conclusione delle operazioni di controllo, la legge [2] impone all’ufficio di attendere 60 giorni prima di emettere l’atto impositivo: ciò per dare al contribuente la possibilità di presentare le proprie deduzioni difensive. Senonché – secondo la Cassazione – tale termine va rispettato, a pena di invalidità dell’accertamento, anche se gli ispettori non hanno compilato il verbale di constatazione.

In pratica, si ha automaticamente l’invalidità dell’accertamento per il mancato rispetto del termine dilatorio, a prescindere dalla redazione o meno del processo verbale di constatazione.

La questione, assai delicata e interessante, si verifica abbastanza di frequente, anche perché gli uffici dell’agenzia delle Entrate sostengono la tesi esattamente contraria. Di sovente, infatti, per svolgere un controllo, i funzionari del fisco si recano presso la sede dell’azienda, ritirano i documenti e proseguono il controllo in ufficio oppure, anche se restano in azienda, si limitano a verbalizzare poche attività svolte.

In sostanza viene direttamente emesso l’accertamento senza farlo precedere da alcun verbale di chiusura delle operazioni. Tutt’al più, viene redatto un verbale interlocutorio avente le più svariate denominazioni (“contraddittorio”, “operazioni eseguite” ecc.) che – sempre secondo l’opinione dell’Agenzia delle Entrate – non determina il suddetto diritto del cittadino di controdedurre nei sessanta giorni, non trattandosi di verbale di constatazione. Con la conseguenza che il contribuente si vede piombare, dall’oggi al domani, l’atto impositivo senza la possibilità di presentare le proprie deduzioni e difese. Insomma, il diritto alla difesa, in questo modo, viene enormemente compresso.

Con la sentenza in commento, invece, la Cassazione pone fine a questo pratica illegittima, dichiarando nulli i controlli fiscali che confluiscano in un atto senza prima aver atteso i sessanta giorni di tempo necessari per la necessaria instaurazione del contraddittorio con il contribuente, a prescindere dalla tipologia e dalla denominazione del verbale redatto [3].

I giudici hanno chiarito che occorre riconoscere il diritto al contraddittorio anche a seguito di un verbale meramente istruttorio che chiude le operazioni di accesso, ispezione o verifica. Ciò affinché l’amministrazione possa valutare il proprio interesse non soltanto alla luce degli elementi raccolti, ma anche alle osservazioni su di essi presentate dal contribuente.

note

[1] Cass. sent. n. 5373 del 7.03.2014.

[2] Art. 12, co. 7 della legge 212/2000.

[3] Cass. S.U. sent. n. 18184/2013,  Cass. sent. n. 20770/2013.

Autore immagine: 123rf.com


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