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Somme versate sul conto corrente dei familiari: responsabilità tributaria ma non penale

11 Marzo 2014
Somme versate sul conto corrente dei familiari: responsabilità tributaria ma non penale

L’accertamento del giudice penale non si può basare sulle semplici presunzioni tributarie secondo cui i versamenti risultanti dai conti e non giustificati costituiscono maggiori ricavi.

Una cosa è l’accertamento tributario, una cosa quello penale. Infatti, secondo una recente sentenza della Cassazione [1], nel caso in cui il contribuente versi sul conto corrente dei familiari delle somme di denaro prive di una giustificazione, se da un punto di vista fiscale l’Agenzia delle Entrate può presumere che esse costituiscano redditi non dichiarati (e, quindi, “nero”), ai fini invece di una eventuale condanna penale, per il reato di evasione fiscale, c’è bisogno di prove più consistenti. Insomma, nel penale non valgono le “presunzioni” in base alle quali i versamenti risultanti dai conti e non giustificati costituiscono maggiori ricavi.

A dirlo è stata una importante sentenza della Cassazione pubblicata qualche giorno fa [1].

Secondo la pronuncia deve essere il giudice penale a determinare l’imposta evasa procedendo alla verifica, che può anche contraddire quella eventualmente effettuata dal giudice tributario.

In ogni caso, per quanto attiene agli spostamenti di denaro tra conti di familiari, avevamo, in un precedente articolo, offerto qualche suggerimento per evitare di insospettire la finanza. A tal fine rinviamo all’articolo “Attenzione ai prestiti tra familiari: necessario giustificare all’Agenzia delle Entrate il denaro”. Infatti, per evitare la presunzione di “nero” che il fisco potrebbe fare sui vostri conti corrente, è sempre meglio formalizzare, con una scrittura privata, ogni regalo o prestito di denaro, sebbene avvenuto tra parenti.

La vicenda decisa dalla Cassazione

Nello specifico, un imprenditore si era visto condannare in appello per aver evaso somme superiori alla soglia di rilevanza penale in presenza di omessa dichiarazione. I maggiori imponibili derivavano però dalle somme rinvenute sui conti dei familiari che secondo l’amministrazione e il Pm dovevano essere ricondotte presuntivamente all’imprenditore. Ma la Cassazione ha capovolto l’esito del giudizio di primo grado.


note

[1] Cass. sent. n. 10811/14.

Autore immagine: 123rf.com


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