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Contratto a tutele crescenti: come funziona nelle piccole imprese?

3 Agosto 2021
Contratto a tutele crescenti: come funziona nelle piccole imprese?

Nelle aziende con un numero ridotto di dipendenti, la tutela contro il licenziamento illegittimo è più debole rispetto a quanto previsto nelle aziende più grandi.

Sei stato assunto nel 2016 da un’azienda che ha meno di dieci dipendenti. A causa dell’andamento involutivo dell’economia, il datore di lavoro ti ha comunicato il licenziamento per motivi economici. Ti chiedi cosa puoi fare per tutelare i tuoi diritti e quale tutela puoi ottenere innanzi ad un giudice. Nel nostro ordinamento, il licenziamento può essere adottato solo per giusta causa o per giustificato motivo. Se il recesso non è giustificato, il lavoratore può impugnarlo ed ottenere una tutela differenziata anche in base alle dimensioni aziendali. Ma cosa cambia con il contratto a tutele crescenti? Come funziona nelle piccole imprese?

Il Jobs Act, in linea con il previgente assetto normativo, prevede che le tutele ottenibili dal lavoratore in caso di licenziamento illegittimo siano più deboli nelle aziende più piccole. Questo assetto, tuttavia, è stato di recente rimesso alla Corte Costituzionale dal tribunale di Roma. Ma andiamo per ordine.

Contratto a tutele crescenti: cos’è?

Nel 2015, nell’ambito della complessiva riforma del diritto del lavoro nota come Jobs Act, è stata introdotta una nuova normativa di tutela contro il licenziamento illegittimo che si applica solo nei confronti dei lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015 [1]. Si tratta del cosiddetto contratto a tutele crescenti. Non siamo in presenza di un nuovo contratto di lavoro ma, semplicemente, di una nuova disciplina contro il licenziamento illegittimo prevista per coloro che vengono assunti con contratto di lavoro subordinato dopo il 7 marzo 2015, data di entrata in vigore del decreto istitutivo del contratto a tutele crescenti.

Contratto a tutele crescenti: cosa prevede?

La finalità perseguita dal contratto a tutele crescenti era la creazione di un sistema di tutela contro il licenziamento illegittimo basata su tre direttrici:

  1. maggiore certezza per il datore di lavoro in termini di costo del licenziamento;
  2. ulteriore ridimensionamento della tutela reintegratoria che si applica solo in casi eccezionali;
  3. generalizzazione della tutela indennitaria (o risarcitoria).

A tal fine, il contratto a tutele crescenti, nella sua versione originaria, prevedeva la predeterminazione dell’indennità spettante al lavoratore in caso di licenziamento illegittimo con una formula fissa, ossia, pari a 2 mensilità per ogni anno di servizio ridotte a 1 mensilità per ogni anno di anzianità nelle aziende con meno di 15 dipendenti.

Al pari del previgente assetto normativo, il contratto a tutele crescenti prevede una disciplina differenziata tra aziende con più di quindici dipendenti e aziende con meno di quindici dipendenti; in queste ultime, la tutela è più debole.

Contratto a tutele crescenti: cosa prevede per le piccole aziende?

Nell’assetto normativo attuale, il contratto a tutele crescenti prevede nelle piccole aziende le seguenti tutele:

  • reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamento nullo, discriminatorio, ritorsivo, orale;
  • tutela risarcitoria in tutte le altre ipotesi di licenziamento illegittimo e, in particolare, pagamento in favore del lavoratore di un’indennità pari ad una mensilità per ogni anno di servizio con un minimo di tre ed un massimo di sei mensilità.

Occorre, tuttavia, evidenziare che la Corte Costituzionale [2] ha stabilito, con riferimento alle aziende con più di quindici dipendenti, che il meccanismo di predeterminazione dell’indennità basato sul solo criterio dell’anzianità di servizio contrasta con i principi costituzionali. L’intervento della Corte, formalmente, non riguarda le piccole aziende ma i giudici potrebbero comunque applicare tale orientamento e liquidare in favore del dipendente un’indennità tra 3 e 6 mensilità a prescindere dall’automatismo previsto dalla norma.

Occorre ricordare che quando si parla di piccole aziende si intendono i datori di lavoro che abbiano meno di quindici dipendenti all’interno dell’unità produttiva in cui si è proceduto al licenziamento, ovvero meno di quindici dipendenti nel Comune o, comunque, meno di sessanta dipendenti nell’intero territorio nazionale.

Contratto a tutele crescenti nelle piccole aziende: è incostituzionale?

In una recente ordinanza, il tribunale di Roma [3] ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione di legittimità costituzionale della norma del contratto a tutele crescenti che disciplina la tutela contro il licenziamento illegittimo nelle piccole imprese. Secondo il giudice capitolino, tale disposizione è incostituzionale nella parte in cui prevede un limite massimo dell’indennizzo che, ad avviso del magistrato, è del tutto inadeguato e non è adeguatamente dissuasivo. Secondo il giudice, infatti, nell’attuale contesto economico e sociale, il criterio del numero dei dipendenti non è più idoneo ad esprimere una tutela adeguata e andrebbero preferiti altri criteri come quello della dimensione economica dell’attività di impresa.


note

[1] D. Lgs. 23/2015.

[2] C. Cost. n. 194/2018.

[3] Trib. Roma 24.02.2021.


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