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Guadagni omessi: c’è la prescrizione dei contributi?

27 Marzo 2021 | Autore:
Guadagni omessi: c’è la prescrizione dei contributi?

Se il lavoratore autonomo non indica la contribuzione dovuta nel modello redditi, i versamenti dovuti risultano prescritti dopo 5 anni?

L’ordinamento previdenziale [1] stabilisce che i lavoratori siano obbligatoriamente iscritti ad una forma assicurativa, ossia a una gestione di previdenza, come l’Assicurazione generale obbligatoria (Ago), della quale fanno parte il Fondo pensione dei lavoratori dipendenti e le gestioni speciali dei lavoratori autonomi.

Per quanto riguarda la contribuzione dovuta, in relazione ai dipendenti, è il datore di lavoro a comunicarla mensilmente all’Inps, attraverso la denuncia Uniemens (sussistono ulteriori tipologie di denuncia per particolari categorie di lavoratori; inoltre, quanto esposto nelle denunce deve essere coerente con le dichiarazioni del sostituto d’imposta- modelli Cu e 770). I lavoratori automi devono invece autodichiarare nel modello Redditi il proprio imponibile ai fini previdenziali: ma in caso di guadagni omessi c’è la prescrizione dei contributi? A questo proposito, bisogna innanzitutto chiarire che gli iscritti presso le gestioni speciali dei lavoratori autonomi determinano i contributi dovuti applicando l’aliquota stabilita per la specifica categoria di appartenenza (ad esempio 24% per gli artigiani, 24,09% per i commercianti, 24% o 25,98% per gli iscritti presso la gestione Separata) alla base imponibile previdenziale.

La base imponibile è normalmente costituita dal reddito d’impresa o di partecipazione prodotto: è previsto però un reddito minimale sul quale calcolare i versamenti dovuti, al di sotto del quale non si può scendere. Per il 2021, il minimale annuo è pari a 15.953 euro: l’applicazione del minimale comporta il versamento della contribuzione calcolata sull’ammontare esposto, anche nel caso in cui il reddito sia risultato inferiore alla soglia, pari a zero o che l’iscritto sia risultato in perdita.

L’aliquota dovuta può inoltre aumentare, qualora si superi una specifica soglia di reddito annua, rivalutata periodicamente: per il 2021, il limite è pari a 47. 379 euro e determina la maggiorazione di un punto percentuale dell’aliquota dovuta.

Per gli iscritti presso la gestione Separata, il minimale di 15.953 euro si applica solo ai fini della determinazione dei contributi utili al diritto alla pensione, ma la contribuzione è dovuta sul reddito effettivo.

Dichiarazione dei redditi e determinazione dei contributi dovuti dai lavoratori autonomi

La determinazione dei contributi previdenziali dovuti dagli artigiani e dai commercianti iscritti alle rispettive gestioni previdenziali dell’Inps avviene annualmente, attraverso la compilazione, da parte del lavoratore, del quadro RR della dichiarazione dei redditi.

Per gli artigiani e i commercianti concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini previdenziali:

  • il totale dei redditi d’impresa conseguiti nell’anno oggetto della dichiarazione, al netto delle eventuali perdite dei periodi d’imposta precedenti;
  • se soci di S.r.l. deve essere considerata anche la parte del reddito d’impresa della società corrispondente alla quota di partecipazione agli utili, oppure la quota del reddito attribuita al socio per le società partecipate in regime di trasparenza; si segnala che la giurisprudenza [2] esclude dal reddito imponibile ai fini previdenziali, invece, i redditi derivanti dalla mera partecipazione a società di capitali, senza prestazione di alcuna attività lavorativa all’interno delle stesse.

Il quadro RR deve essere utilizzato anche per determinare i contributi dovuti dai liberi professionisti iscritti alla gestione Separata.

Per la determinazione del reddito imponibile ai fini previdenziali, è necessario riferirsi ai valori indicati nei quadri RF, RG, RH, LM del modello Redditi Pf, integrati anche con quelli eventualmente derivanti dalla partecipazione a S.r.l. dichiarati nel modello Redditi Sc.

Per approfondire, leggi: Modello Redditi, come calcolare i contributi Inps.

Prescrizione dei contributi Inps lavoratori autonomi

Per quanto riguarda i contributi dovuti dai lavoratori autonomi iscritti alla gestione Separata, dagli artigiani e dai commercianti, la prescrizione è pari a 5 anni. In merito a commercianti e artigiani, la prescrizione ha tuttavia una decorrenza diversa per i contributi percentuali, cioè determinati sul reddito che eccede il minimale imponibile, rispetto alla decorrenza prevista per i contributi sul mimale stesso.

In particolare, secondo la giurisprudenza [3], per i contributi a percentuale il termine di prescrizione decorre dal momento in cui scadono i termini di pagamento dei contributi stessi.

L’Inps, in argomento [4], ha chiarito che, per i contributi percentuali sulle eccedenze del minimale, la prescrizione decorre non dall’anno al quale si riferiscono i contributi, ma dalla data in cui l’Agenzia delle Entrate rende noto all’Inps il reddito prodotto dall’obbligato al pagamento della contribuzione previdenziale. Questo più lungo termine di decorrenza deriva, secondo l’istituto, sia dal fatto che non esiste, per gli autonomi, una comunicazione mensile obbligatoria dei propri redditi all’Inps (equivalente all’Uniemens), sia dal fatto che la decorrenza della prescrizione, secondo il Codice civile, possa iniziare solo dal momento in cui il diritto può esser fatto valere.

Sospensione della prescrizione dei contributi Inps lavoratori autonomi

Successivamente, la Cassazione [5] ha chiarito che l’ordinario termine di prescrizione dei contributi si sospende, sino alla data in cui l’Inps viene a conoscenza del reddito imponibile a seguito della comunicazione dell’Agenzia delle Entrate.

La sospensione della prescrizione avviene, in pratica, se l’interessato non presenta la dichiarazione dei redditi o, pur avendola presentata, non compila il quadro RR all’interno della dichiarazione stessa (modello Redditi). In quest’ipotesi, non presentando il quadro RR della dichiarazione dei redditi, il contribuente non commette una semplice omissione, ma un’evasione contributiva, perché non consente all’Inps di conoscere i contributi dovuti a saldo.

Tale orientamento è stato confermato da una recente ordinanza della Cassazione [6], emanata in relazione a un lavoratore autonomo iscritto presso la gestione Separata: i contributi Inps non si prescrivono se l’interessato omette di compilare la dichiarazione dei redditi nella parte relativa ai proventi della sua attività, utile al calcolo dei versamenti dovuti, anche qualora la richiesta arrivi dopo 5 anni dalla scadenza del termine di pagamento del saldo della contribuzione.

La Suprema Corte conferma, dunque, la possibilità di applicare la sospensione della prescrizione, in quanto la mancata compilazione del quadro RR costituisce un occultamento doloso del debito contributivo verso l’Inps.

Secondo la Cassazione, il doloso e preordinato occultamento del debito contributivo non può essere escluso dal fatto che l’Inps, attraverso i normali controlli amministrativi, attivati anche avvalendosi dell’Agenzia delle Entrate, possa comunque venire a conoscenza delle somme realmente dovute.


note

[1] Art. 38 Cost.

[2] Cass. sent.23790/2019.

[3] Cass. sent. 21472/2020, 17610/2020, 1557/2020, 16304/2019.

[4] Inps Circ. 104/1996.

[5] Cass. Sez. Unite, sent. n. 4808/2005.

[6] Cass. ord. 8419/2021.


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