Perché chi ha fatto il vaccino deve portare la mascherina

26 Marzo 2021
Perché chi ha fatto il vaccino deve portare la mascherina

Anche chi si è immunizzato è tenuto a rispettare le precauzioni anticontagio per remote probabilità di contrarre il virus e contagiare altri.

Mascherina e distanziamento sociale non vanno in vacanza, nemmeno dopo essersi vaccinati contro il Coronavirus. Ma qual è il motivo? La risposta è nell’efficacia dei vaccini stessi, che è molto alta ma non equivalente a uno schermo totale. Le percentuali, ormai, sono note. Pfizer e Moderna: oltre il 90%. AstraZeneca: 76%. Vuol dire che, in una parte residuale di casi, il farmaco per l’immunità dal Covid potrebbe non funzionare, quindi non coprire completamente dall’infezione.

Può accadere, insomma, di contrarre il Coronavirus dopo il vaccino. Certamente, è possibile che succeda a cavallo tra la prima e la seconda dose, quando l’immunizzazione non è stata completata.

Come ha spiegato oggi Wired in un suo approfondimento, il motivo è nel fatto che il patogeno entra nell’organismo dalle mucose del naso nella maggior parte dei casi. È lì che inizia a replicarsi, mentre il vaccino consiste in due iniezioni intramuscolari. L’iter che compie il farmaco nell’organismo umano è diverso da quello del virus, perché passa per il sangue.

Resta quindi da capire se il vaccino sia sufficientemente veloce da battere il virus sul tempo, ossia non è ancora chiaro se gli anticorpi prodotti dal siero siano così rapidi da arrivare alle mucose delle vie respiratorie prima che il patogeno sia già penetrato nell’organismo e abbia iniziato il suo processo di replicazione.

Quel che si sa con certezza è che i vaccini, oltre a funzionare nella maggior parte dei casi, coprono senz’altro dallo sviluppare la malattia in forma grave. Va appurato, però, ancor più precisamente quanto riescano a proteggere gli individui che si sono sottoposti alle iniezioni anche dall’infezione in forma asintomatica.

Sta tutta qui la ragione del dover continuare a seguire le precauzioni anti-contagio. In questo modo, se un vaccinato contrae il virus a sua insaputa avrà comunque ridotto al minimo le probabilità di infettare gli altri. Senza contare le varianti, che vengono scoperte a ritmi vertiginosi. Dunque, non si pone solo il problema di contrarre il virus, ma anche in quale ceppo dato il proliferare delle mutazioni.

Le multinazionali produttrici stanno portando avanti degli studi riguardo al contagio post-vaccino. Per esempio, Moderna e Pfizer stanno cercando di capire se i vaccinati con i loro sieri sviluppano anticorpi non solo contro la proteina Spike, ma anche contro la proteina N, che indicherebbero che chi si è vaccinato ha contratto il Covid un’altra volta. AstraZeneca, invece, sta sottoponendo i suoi vaccinati a test per controllare che non abbiano tracce di virus nelle mucose nasali.

Nelle scorse settimane, i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) hanno pubblicato linee guida che permettono a piccoli gruppi di vaccinati di incontrarsi in casa senza dover coprire naso e bocca con la mascherina e senza rinunciare al contatto fisico. Nei luoghi pubblici, però, dove si possono incontrare anche altre persone non vaccinate, mascherina e distanziamento si impongono, proprio per il problema di cui sopra.

I vaccini, al momento, restano comunque la nostra arma principale nella lotta contro la pandemia. Gli esperti hanno sostenuto fin dal principio che non sarebbero stati sufficienti da soli e che la strategia contro il «nemico invisibile» doveva essere integrata.

Dunque, sì ai vaccini ma anche alle precauzioni anti-contagio entrate a pieno titolo nelle nostre vite. E sì anche ai farmaci per curare la malattia una volta contratta o ai cosiddetti vaccini di nuova generazione, come ad esempio quello in forma di pillola o di spray nasale: chissà che quest’ultimo non possa eliminare il problema alla radice, agendo direttamente sulle mucose nasali. La scienza è già al lavoro (per approfondire leggi qui: Allo studio il vaccino anti-Covid in pillole).



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