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Prestito rifiutato in banca: perché?

28 Marzo 2021
Prestito rifiutato in banca: perché?

Quali sono le ragioni per cui la banca nega un mutuo o un funzionamento? Sono dovute le motivazioni?

Quali sono le ragioni che portano la banca a rifiutare le richieste di prestito? Un tempo, i finanziamenti venivano concessi sulla base della fiducia che il cliente era in grado di ingenerare nel direttore. Tra i due si instaurava un rapporto personale, alla base del quale tuttavia c’era un’istintiva capacità di quest’ultimo di distinguere i soggetti solvibili da quelli a rischio. Insomma, era il funzionario di banca a fare il buono e il cattivo tempo. 

Oggi, le cose sono cambiate e i computer hanno sostituito le valutazioni (peraltro influenzabili) dell’uomo. Ecco che allora è stato creato un algoritmo, a tutti noto come rating bancario, con una serie di parametri che, tanto più vengono stretti, tanto meno viene concesso il credito (cosiddetto credit crunch). 

Se ti è mai capitato di chiederti il perché la banca ha rifiutato la tua richiesta di prestito, sappi che le ragioni non dipendono più dalla simpatia o dall’antipatia, dalla bella o cattiva impressione che hai fatto al direttore, ma da sistemi matematici informatizzati: sistemi che, probabilmente, porteranno anche altre banche a rifiutare la tua stessa domanda di prestito. Gli uomini, insomma, oggi possono ben poco. 

In ogni caso, se da un lato la banca è libera di rifiutare una richiesta di mutuo o di finanziamento, dall’altro lato deve comunque fornire delle motivazioni che non siano vaghe e fumose.

Ma quali sono i “perché che portano la banca a rifiutare un prestito? Cerchiamo di indicare qui di seguito i più ricorrenti. 

Precedenti insoluti con banche e finanziarie

Se la banca ha rifiutato la tua richiesta di prestito è perché, molto probabilmente, ha degli insoluti alle spalle con altre banche, finanziarie o con Poste Italiane. Rilevano solo i debiti con tali soggetti (i cosiddetti intermediari finanziari) e non con altri. E questo perché essi sono legittimati a comunicare tali informazioni in un apposito database consultabile da tutti gli istituti di credito. È la cosiddetta Centrale Rischi Interbancaria, gestita dalla Banca d’Italia, che contiene l’elenco dei cosiddetti cattivi pagatori. La legge prevede dei tempi tecnici entro i quali si rimane segnalati, termini che vanno da 36 a 6 mesi (leggi sul punto Cancellazione dalla Centrale Rischi). Finché si rimane all’interno di tale archivio, non è possibile ottenere prestiti, apertura di credito, conti correnti, carte di credito o di debito, né è possibile emettere assegni.

Come detto, rilevano solo i debiti con gli intermediari finanziari. Quindi, chi non ha pagato fornitori, bollette, abbonamenti, condominio, affitto, ecc. non viene segnalato nella Centrale Rischi.

Ci sono anche altri soggetti – questa volta privati – che valutano il cosiddetto merito creditizio di ciascun cliente e indicano non solo i ritardi o i mancati pagamenti ma, al contrario, anche gli adempimenti puntuali e i finanziamenti ancora in corso. Questi soggetti – tra cui il più noto è Crif – sono chiamati Sic (società di informazione creditizia) in quanto valutano il cosiddetto merito creditizio. Il fatto di essere iscritti in Crif non significa necessariamente di essere un cattivo pagatore: anzi, potrebbe essere proprio il contrario.

Reddito e situazione patrimoniale

Accertato che il cliente non ha morosità né è socio o amministratore di società fallite, la banca passa a valutare la sua condizione patrimoniale, ossia il reddito annuo da questi dichiarato all’Agenzia delle Entrate. Quindi, in questa fase, rileva la dichiarazione dei redditi. L’esistenza di redditi in nero non può determinare un’oscillazione nella valutazione della banca.

Il reddito però non basta: viene valutata anche la situazione lavorativa e, quindi, la natura di un eventuale contratto di lavoro dipendente. In questo senso, è sicuramente più svantaggiato chi ha un contratto a tempo determinato o comunque è un precario rispetto invece a chi è un lavoratore stabile.

In tale valutazione, i professionisti hanno un certo vantaggio rispetto ai dipendenti. E questo perché la banca presume che spesso, oltre al reddito dichiarato, il cliente disponga di un certo quantitativo di denaro “in nero”, che gli consentirà di far fronte al proprio debito.

Pluralità di finanziamenti ancora in corso

Pur in presenza di una situazione reddituale favorevole, la richiesta di prestito potrebbe venire rifiutata se il cliente ha già in corso numerosi prestiti e questi ancora sono lungi dall’essere soddisfatti. In questa ipotesi, infatti, la banca presume che la compresenza di numerose rate da soddisfare, riducendo la liquidità del debitore, potrebbe anche aumentare il rischio di insolvenza.

La qualità di garante

Se il richiedente non ha mutui o altri finanziamenti in corso, ma ha comunque accettato di fare da garante (ossia da fideiussore) a un terzo, è verosimile che la domanda di prestito gli possa essere rigettata se le sue condizioni economiche sono insufficienti a far fronte ad entrambi i debiti. E ciò vale ancor di più se il debitore in favore del quale ha accettato di fare da garante non sta pagando le rate.  

L’età

Altra variabile determinante è l’età del richiedente: tanto questa è maggiore, tanto più si riduce la capacità lavorativa. Il più delle volte, le banche si mettono al sicuro dal rischio “morte” richiedendo la stipula di un’apposita polizza assicurativa (guarda caso suggerita dallo stesso istituto di credito, con una compagnia dello stesso gruppo finanziario), ma è diritto del cliente accendere una polizza anche con una società da questi stessi scelta.

Assenza di garanzie

Il più delle volte, nel momento in cui eroga un prestito, la banca pretende delle garanzie. Le garanzie possono essere di due tipi: le ipoteche sugli immobili (nel qual caso la banca si tutela dall’insolvenza grazie alla possibilità di mettere all’asta il bene, anche se dovesse essere venduto a terzi) e le fideiussioni (nel qual caso ci sarà un terzo soggetto che si impegna a rimborsare il prestito se il debitore principale non dovesse farlo).

Se l’ipoteca può essere ceduta su un bene di proprietà del cliente o di altre persone (ad esempio, un genitore), la fideiussione deve per forza essere prestata da un terzo (essendo il debitore già obbligato con la banca in forza del contratto di finanziamento).

Chi non ha garanzie a sufficienza potrebbe vedersi rigettare la richiesta di prestito presentata alla banca: dovrà allora ricorrere ad ulteriori garanzie.

Protesti

Se il richiedente ha avuto protesti e questi risultano nei registri pubblici (quello cioè tenuto alla Camera di Commercio, consultabile in qualsiasi momento) e dalle Sic, la richiesta di prestito viene rifiutata. 

Precedenti penali

Anche i trascorsi giudiziari di tipo penale possono avere un’incidenza sulla richiesta di prestito. E questo perché una persona che non rispetta la giustizia è anche un soggetto a rischio: le sue attività potrebbero infatti essere sequestrate dalla magistratura e questi potrebbe non rispettare gli impegni contrattuali presi con la banca. 

Ovviamente, rilevano solo i reati più importanti e, in particolar modo, quelli di natura commerciale o finanziaria. 

Più richieste di prestito presentato nello stesso mese

Se fai una richiesta di prestito, questa informazione viene registrata e archiviata nei database gestiti dalle Sic come Crif. Sicché, se nello stesso momento, presenti la medesima istanza a più banche, i relativi funzionari potranno venirne a conoscenza. Agli istituti di credito non piace che una persona si rivolga, nello stesso momento, a più sportelli: tale comportamento potrebbe generare sospetti di frode. Chiaramente, non si intendono le semplici informazioni generali acquisite presso le filiali, ma il deposito di una formale istanza di prestito con avvio della relativa istruttoria. 

Pertanto, se risulta che il cliente ha prestato, negli ultimi 30 giorni, più di una domanda, è verosimile che entrambe potrebbero essere respinte. Prima di presentare una nuova domanda, sarà meglio attendere quindi un mese.

Rifiuto di prestito ricevuto negli ultimi 30 giorni

Così come la contestuale domanda di più prestiti, anche il rifiuto di un prestito è un’informazione archiviata nei database delle Sic per 30 giorni che potrebbe influire negativamente sull’istanza di finanziamento. Proprio per questo, è sempre meglio attendere un mese prima di rivolgersi a un altro sportello.



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