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Qual è il quorum per il referendum?

3 Agosto 2021 | Autore:
Qual è il quorum per il referendum?

La sovranità popolare può essere esercitata attraverso strumenti diversi anche con una consultazione referendaria.

La Costituzione italiana prevede alcuni istituti giuridici tramite i quali è garantita la partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica del Paese. Nello specifico, si tratta della petizione [1], del disegno di legge di iniziativa popolare [2] e del referendum [3]. In particolare, quest’ultimo è una sorta di appello al corpo elettorale affinché si pronunci su singole questioni o sulla struttura essenziale dello Stato o del Governo, rispondendo ad specifico quesito con un “sì” o con un “no”. Di solito, al concetto di referendum è strettamente connesso quello di quorum, intendendo per tale la quota minima, calcolata numericamente oppure in percentuale, dei voti espressi o dei votanti, richiesta perché la consultazione referendaria sia valida.

In sostanza, però, qual è il quorum per il referendum? Dipende dalla tipologia della stessa consultazione. Infatti, nel referendum confermativo, detto anche costituzionale o sospensivo, si prescinde dal quorum, ossia si procede al conteggio dei voti validamente espressi indipendentemente se abbia partecipato o meno alla consultazione la maggioranza degli aventi diritto. Invece, per il referendum abrogativo, è la stessa legge a prevedere espressamente qual è il quorum necessario per essere considerato valido.

Referendum: quali sono le tipologie

Le tipologie di referendum sono sostanzialmente tre:

  1. il referendum abrogativo di leggi ed atti aventi forza di legge;
  2. il referendum sulle leggi costituzionali e di revisione costituzionale [4];
  3. il referendum sulla modifica delle circoscrizioni territoriali [5].

In relazione alla tipologia, quindi, è possibile distinguere tra referendum abrogativo, costituzionale e territoriale/consultivo. Altri tipi di referendum a livello comunale e provinciale possono essere previsti da fonti sub-costituzionali.

In cosa consiste il referendum abrogativo?

Attraverso il referendum abrogativo si decide se abrogare o meno, in tutto o in parte, un atto normativo, ovvero una legge approvata dal Parlamento, un decreto legge oppure un decreto legislativo. Tale tipo di consultazione elettorale può essere richiesta da 500.000 elettori o da cinque Consigli regionali.

Al referendum abrogativo possono partecipare i cittadini che hanno compiuto 18 anni e godono dei diritti civili.

Il quorum, cioè il numero minimo di elettori che devono partecipare alla votazione affinché il referendum sia valido e, perciò, idoneo ad abrogare la disposizione oggetto del quesito, è dato dalla maggioranza degli aventi diritto. Inoltre, deve essere raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

L’abrogazione viene dichiarata dal Presidente della Repubblica con decreto e decorre dal giorno successivo alla pubblicazione dello stesso sulla Gazzetta Ufficiale.

Quando non è possibile richiedere il referendum abrogativo

Non tutte le leggi possono essere abrogate tramite referendum, rimanendone escluse:

  • le leggi tributarie e di bilancio;
  • le leggi di amnistia e di indulto;
  • le leggi di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
  • le norme di rango costituzionale, gerarchicamente sovraordinate alla legge ordinaria e, quindi, abrogabili solo mediante il procedimento aggravato previsto dall’articolo 138 della Costituzione.

Come si svolge il referendum abrogativo

La legge di attuazione del referendum prevede che:

  1. la richiesta di referendum non può essere depositata nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei 6 mesi successivi alla data di convocazione delle elezioni per una delle due Camere; inoltre, le richieste possono essere depositate per ciascun anno soltanto dal 1° gennaio al 30 settembre;
  2. i referendum sono sottoposti ad un duplice controllo di legittimità al momento del deposito delle firme: il primo, meramente tecnico, ad opera dell’ufficio centrale per il referendum, costituito presso la Corte di Cassazione, e il secondo da parte della Corte Costituzionale, la quale deve decidere se la richiesta referendaria sia ammissibile o meno;
  3. nel caso in cui sia previsto un referendum su un atto e questo venga abrogato prima della data della consultazione popolare, il referendum non avrà luogo [6].

Cos’è il referendum costituzionale?

Il referendum costituzionale può essere richiesto dopo la seconda votazione da parte delle Camere di una legge di revisione costituzionale o di una legge costituzionale. La richiesta può essere presentata da un quinto dei membri di una Camera, da 500.000 elettori o da cinque Consigli regionali, entro tre mesi dall’approvazione della legge di revisione costituzionale.

Non tutte le leggi di revisione costituzionale possono essere sottoposte a referendum. Infatti, se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna Camera a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, non si dà luogo a referendum.

In parole più semplici, una legge costituzionale deve essere approvata per due volte successive da entrambi i rami del Parlamento a distanza di tre mesi l’una dall’altra.

Se nella seconda deliberazione, le Camere raggiungono la maggioranza assoluta, cioè il voto favorevole del 50% + 1 dei componenti la Camera, la legge viene pubblicata nella Gazzetta Ufficiale ma, nei tre mesi successivi, gli elettori, i membri delle Camere e dei Consigli regionali possono chiedere il referendum. Invece, se in entrambe le Camere viene raggiunta la maggioranza qualificata dei 2/3 dei componenti, non è possibile richiedere il referendum.

Referendum territoriale/consultivo: qual è?

Il referendum territoriale/consultivo può essere richiesto al fine di introdurre una modifica delle circoscrizioni territoriali.

In particolare, è possibile distinguere:

  1. il referendum regionale per la fusione tra Regioni o per la costituzione di una nuova Regione, che ha come fine l’emanazione di una legge costituzionale [7];
  2. il referendum che consente ad una Provincia o ad un Comune di staccarsi da una Regione e di aggregarsi ad un’altra. In tale ipotesi, il referendum, in caso di voto favorevole, costituisce il presupposto di una legge ordinaria [8].

Con il referendum territoriale/consultivo i governanti non sono vincolati al parere espresso dai cittadini: dipende da quale valore attribuiscono alla consultazione popolare. Tale tipo di consultazione è stata utilizzata a livello nazionale una sola volta, nel 1989 per chiedere un parere riguardo il rafforzamento politico delle istituzioni europee. A contrario, questo tipo di referendum è usato spesso a livello locale: i referendum provinciali e comunali sono sottoposti però alle normative, più o meno restrittive, stabilite dalle singole Amministrazioni nei propri Statuti e nei Regolamenti.


note

[1] Art. 50 Cost.

[2] Art. 71 Cost.

[3] Art. 75 Cost.

[4] Art. 138 Cost.

[5] Art. 132 Cost.

[6] L. n. 352/1970.

[7] Art. 132 co. 1 Cost.

[8] Art. 132 co. 2 Cost.


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