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Quanto spetta di reversibilità alla moglie?

3 Agosto 2021 | Autore:
Quanto spetta di reversibilità alla moglie?

Pensione ai superstiti: percentuale spettante al coniuge, riduzione dell’assegno per chi percepisce altri redditi.

A seguito del decesso del lavoratore assicurato, o del pensionato, si crea una situazione di bisogno per i familiari viventi a carico del defunto: l’ordinamento previdenziale, dunque, li protegge, assicurando la continuità dei mezzi di sostentamento attraverso una rendita, la pensione ai superstiti. Nel caso in cui la rendita sia erogata ai superstiti del lavoratore assicurato, parliamo di pensione indiretta; la pensione di reversibilità è invece erogata ai superstiti del pensionato. Ma quanto spetta di reversibilità alla moglie?

A questo proposito, bisogna innanzitutto precisare che la pensione ai superstiti può essere riconosciuta al coniuge, ai figli, ai genitori, ai fratelli e alle sorelle: per ogni categoria di beneficiari sono previste condizioni specifiche di spettanza; inoltre, il riconoscimento della pensione a favore di uno o più destinatari può escludere il diritto al beneficio per gli altri potenziali tutelati.

Perché possa essere riconosciuta la reversibilità ai familiari diversi dal coniuge, è necessaria la vivenza a carico del defunto: la vivenza a carico è presunta per i figli minori, mentre deve essere provata per gli altri familiari.

In merito al diritto alla reversibilità a favore del coniuge superstite, però, occorrono valutazioni particolari nelle ipotesi di separazione e divorzio.

In ogni caso, non hanno mai diritto alla pensione di reversibilità o indiretta i familiari superstiti che sono stati condannati per determinati delitti in danno dell’iscritto o del pensionato dante causa. Ma procediamo con ordine.

Quando spetta la pensione ai superstiti?

La pensione indiretta spetta ai superstiti del lavoratore assicurato che, al momento del decesso, aveva maturato:

  • 15 anni di assicurazione e di contribuzione (si tratta del requisito valido in passato per il diritto alla pensione di vecchiaia);
  • i requisiti di assicurazione e di contribuzione per l’assegno di invalidità, ossia 5 anni di contributi, di cui 3 accreditati nell’ultimo quinquennio (non è necessario che il deceduto sia stato riconosciuto invalido o inabile).

In mancanza di questi requisiti, solo ai superstiti dei lavoratori dipendenti (e non anche a quelli dei lavoratori autonomi) può spettare la pensione indiretta privilegiata, a patto che ricorrano le condizioni prescritte per il trattamento; se mancano anche queste condizioni spettano:

  • l’indennità di morte;
  • in alternativa, la pensione supplementare indiretta, ma soltanto se i beneficiari risultano titolari di un’altra pensione ai superstiti a carico di una forma di previdenza obbligatoria diversa da quella che liquida la prestazione supplementare.

Il coniuge separato ha diritto alla reversibilità?

Secondo la Cassazione [1], il coniuge separato, anche per colpa o con addebito, è equiparato in tutto e per tutto al coniuge superstite ai fini del diritto alla pensione di reversibilità o indiretta, come stabilito dalla Corte costituzionale [2].

L’addebito della separazione non può essere considerato un elemento discriminante ai fini dell’erogazione della pensione di reversibilità al coniuge separato per colpa, con sentenza passata in giudicato.

Inoltre, la pensione di reversibilità al coniuge separato spetta non solo a prescindere dal titolo della separazione, ma anche a prescindere dalla spettanza dell’assegno di mantenimento.

L’ex coniuge divorziato ha diritto alla reversibilità?

L’ex coniuge divorziato può aver diritto alla pensione di reversibilità, a condizione che:

  • sia titolare di un assegno periodico divorzile, o di un assegno avente la stessa funzione, di importo non meramente simbolico [3]; la reversibilità è infatti finalizzata a sostituire il sostegno economico effettivo offerto in vita dall’ex marito o dall’ex moglie;
  • non sia passato a nuove nozze;
  • la data di inizio del rapporto assicurativo del defunto con l’ente previdenziale (in sostanza, l’inizio del rapporto di lavoro) risulti anteriore alla data della sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio.

A quanto ammonta la reversibilità per il coniuge?

La pensione di reversibilità corrisponde a una percentuale del trattamento spettante al pensionato, mentre la pensione indiretta corrisponde a una percentuale del trattamento che sarebbe spettato all’assicurato. Di seguito, le quote spettanti all’ex coniuge:

  • coniuge solo: 60%;
  • coniuge ed un figlio: 80%;
  • coniuge e due o più figli: 100%.

Se la pensione spetta all’ex coniuge o ai figli, i genitori, i fratelli e le sorelle non ne hanno diritto.

Come viene suddivisa la reversibilità tra coniuge ed ex?

Se tra i superstiti aventi diritto alla reversibilità vi sono il coniuge al momento del decesso e l’ex divorziato (o più ex divorziati) con diritto all’assegno periodico, il giudice deve stabilire le quote di reversibilità spettanti a ciascuno.

Come chiarito dalla Cassazione [3], l’ammontare delle quote deve essere determinato sulla base dei seguenti criteri:

  • condizioni economiche e patrimoniali del coniuge superstite e dell’ex; vanno considerate anche le opportunità lavorative delle parti;
  • entità dell’assegno di mantenimento riconosciuto all’ex coniuge;
  • durata dei matrimoni;
  • durata della convivenza prematrimoniale: nello specifico, la convivenza di fatto (more uxorio) ha un autonomo rilievo giuridico; bisogna però provare la stabilità e l’effettività della comunione di vita prima del matrimonio.

Che cosa succede se il coniuge superstite si risposa?

Se il coniuge superstite si risposa, perde il diritto alla reversibilità, ma riceve un assegno una tantum (cioè erogato una volta sola), pari a due annualità della quota di pensione in pagamento, compresa la tredicesima mensilità.

Quando viene ridotta la pensione di reversibilità al coniuge?

La pensione di reversibilità o indiretta può essere ridotta se il coniuge superstite (o il diverso beneficiario) supera determinati limiti di reddito:

  • reddito superiore a 3 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (Fpld), calcolato in misura pari a 13 volte l’importo in vigore al primo gennaio: in questo caso, la reversibilità è ridotta del 25%;
  • reddito superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo Fpld: in questo caso, la reversibilità è ridotta del 40%;
  • reddito superiore a 5 volte il trattamento minimo annuo Fpld: in questo caso, la reversibilità è ridotta del 50%.

Considerando che per il 2021 il trattamento minimo mensile ammonta a 515,58 euro, la pensione è ridotta del 25%, del 40%, o del 50%, se il reddito del beneficiario supera, rispettivamente, 20.107,62 euro, 26.810,16 euro e 33.512,70 euro.

La riduzione non deve essere applicata se chi percepisce il trattamento fa parte di un nucleo familiare con figli minori, studenti o inabili. Inoltre, il trattamento proveniente dal cumulo dei redditi con la pensione ridotta non può essere inferiore a quello spettante, se il reddito risulta pari al limite massimo della fascia precedente a quella in cui si colloca il reddito posseduto.

Bisogna ricordare, infine, che la pensione di reversibilità è integrabile al minimo, se si soddisfano i limiti di reddito.


note

[1] Cass. sent. n. 4555 del 25/02/2009.

[2] C. Cost., sent. n. 286/1987.

[3] Cass. ord. 25656/2020.

Autore immagine: pixabay.com


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