Rigetto decreto ingiuntivo: sono dovute le spese di registrazione?

27 Marzo 2021 | Autore:
Rigetto decreto ingiuntivo: sono dovute le spese di registrazione?

Imposta di registro anche sui provvedimenti giudiziari che respingono la domanda per questioni di merito: lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate.

Anche le sentenze di rigetto sono soggette all’imposta di registro: lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate [1], precisando che si tratta comunque di provvedimenti giudiziari di merito. Il caso che ha fatto scattare la risposta negativa è quello dell’opposizione a decreto ingiuntivo respinta: il rigetto può avvenire per ragioni processuali o di merito e in quest’ultimo caso scatta il presupposto della registrazione dell’atto in termine fisso. Non si paga nulla, invece, se la domanda è respinta per questioni di rito: in questi casi, infatti, il giudice non interviene nel merito della controversia ma affronta soltanto i profili processuali della lite insorta tra le parti.

Così il Fisco ha risposto alla domanda se sul rigetto del decreto ingiuntivo sono dovute le spese di registrazione. In tali casi, non era chiaro chi dovesse pagare e perché: la causa segue un decorso particolare, in quanto nasce con l’iniziativa del creditore che ottiene dal giudice l’emissione di un decreto ingiuntivo in suo favore, che consiste in un ordine al debitore di pagare il dovuto entro 40 giorni. Il decreto ingiuntivo può essere munito di una clausola di provvisoria esecuzione. Il debitore può opporsi entro il medesimo termine di 40 giorni e, allora, nasce un giudizio a cognizione piena, come una normale causa civile (con l’unica differenza che l’opponente assume la veste di attore, cioè propone la domanda giudiziale, e l’opposto, che è il creditore della somma, diventa convenuto, cioè la parte che resiste in giudizio).

Imposta di registro su sentenze: quando è dovuta

Vediamo più nel dettaglio quando è dovuta l’imposta di registro sulle sentenze o altri provvedimenti giudiziari: la legge [2] dispone che «gli atti dell’autorità giudiziaria in materia di controversie civili che definiscono anche parzialmente il giudizio» sono soggetti a questa forma di tassazione. Si tratta dunque delle sentenze civili (anche se ancora non definitive e se sono state impugnate), dei decreti ingiuntivi esecutivi (non quindi quelli privi di tale clausola) e di altri provvedimenti, come quelli che dichiarano esecutivi i lodi arbitrali o ammettono l’efficacia delle sentenze straniere nello Stato italiano.

Un caso particolare è quello del decreto ingiuntivo sospeso, cioè quello che inizialmente era esecutivo ma poi è stato bloccato dal giudice a seguito di opposizione della parte debitrice fondata su gravi motivi: in tali casi, secondo la giurisprudenza, l’imposta di registro è comunque dovuta, in quanto il primo provvedimento, ancorché non definitivo, era stato comunque emesso.

In sostanza, l’obbligo di registrare le sentenze o gli altri provvedimenti civili che abbiamo indicato sorge quando il giudice si pronuncia su questioni di diritto sostanziale ed entra così nel «merito» della domanda che le parti (attori, convenuti o anche terzi intervenuti nella causa) gli hanno sottoposto, senza fermarsi a questioni pregiudiziali o processuali, cioè le ragioni «di rito» (ad esempio, la declaratoria di incompetenza del giudice adito o la dichiarazione di estinzione del giudizio per inattività delle parti). I provvedimenti della Cassazione sono esenti poiché riguardano questioni di legittimità e non di merito.

Ora, con la nuova risposta a interpello, l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto che quando le sentenze di rigetto riguardano il merito devono scontare l’imposta di registro; ed infatti chi si oppone ad un decreto ingiuntivo emesso nei suoi confronti instaura una vera e propria causa civile a cognizione piena, che terminerà con l’accoglimento della domanda oppure con la sua reiezione [3].

Imposta di registro su sentenze: chi paga

Ai fini dell’assolvimento dell’obbligo tributario gravante sulle parti in causa, la legge sull’imposta di registro non pone alcuna differenza tra chi vince e chi perde: sia la parte vittoriosa sia la parte soccombente sono entrambe tenute in solido a pagare l’importo dovuto. Così l’Agenzia delle Entrate potrà rivolgersi indifferentemente ad una di esse per riscuotere il versamento dell’intera somma, salva la rivalsa interna di chi ha pagato sugli altri coobbligati.

Nei confronti del soccombente è consentita l’azione di regresso  in modo da far ottenere il pieno rimborso alla parte vittoriosa che ha anticipato le spese per la registrazione del provvedimento. Per approfondimenti, leggi l’articolo “Sentenza: chi paga l’imposta di registro?“.

Imposta di registro: quanto si paga e quando

Il Testo Unico sull’Imposta di Registro contiene la Tariffa [4] analitica degli importi previsti per ciascun tipo di provvedimenti. Si parte dalla base imponibile, cioè il valore economico stabilito nella sentenza o nel decreto ingiuntivo esecutivo, sulla quale si applica l’aliquota nella misura percentuale prevista.

In dettaglio, la principale aliquota è pari al 3% sulle sentenze costitutive o traslative di diritti reali immobiliari o di condanna al pagamento di somme di denaro o alla consegna di beni, ma con un “tetto” minimo di 200 euro. Per sapere quanto devi pagare nei vari casi leggi “Calcolo spese registrazione sentenza“.

Gli atti sono soggetti a registrazione «in termine fisso» e, dunque, a prescindere dal loro concreto uso. L’imposta di registro va versata dopo la pubblicazione della sentenza o l’emissione del diverso provvedimento che definisce, anche parzialmente, il giudizio nel merito. Le cancellerie degli Uffici giudiziari comunicano regolarmente tutti questi provvedimenti all’Agenzia delle Entrate che invia alle parti in causa l’apposito avviso di liquidazione se il contribuente non ha già autonomamente provveduto al versamento spontaneo del tributo.


note

[1] Agenzia delle Entrate, risposta a interpello n. 211 del 25.03.2021.

[2] Art. 37 D.P.R. n. 131/1986 (Testo Unico Imposta di Registro).

[3] Art. 653 Cod. proc. civ.

[4] Art. 8 Tariffa allegata al D.P.R. n. 131/1986.


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