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Rapporto sadomaso senza consenso: è violenza sessuale?

28 Marzo 2021 | Autore:
Rapporto sadomaso senza consenso: è violenza sessuale?

Uno dei partner ha il diritto di ripensarci e di chiedere all’altro di fermarsi in qualsiasi momento. Quando può essere punibile il bondage.

Diceva l’attore e regista francese Jacques Tati: «Quando marito e moglie hanno lo stesso gusto, nella maggior parte dei casi significa che il marito ha perso il suo». In determinate circostanze, non importa sapere perché entrambi hanno lo stesso gusto: quel che importa è che lo conservino per tutta la durata di una serata intima particolarmente spinta. Altrimenti, per uno dei due si potrebbe mettere male da un punto di vista giudiziario: secondo la Cassazione, infatti, un rapporto sadomaso senza consenso è violenza sessuale.

Non importa se all’inizio di una pratica di «bondage» lui e lei sono d’accordo nell’andare oltre certi limiti: se ad un certo punto uno dei due dice «basta», l’altro è tenuto a fermarsi per non rischiare l’accusa di violenza sessuale. Vediamo come lo spiega la Suprema Corte.

Bondage: che cos’è?

Una delle pratiche sadomaso più diffuse è il bondage, termine francese che sta per «bondaggio», ovvero la pratica erotica consistente nell’immobilizzare il partner o eliminare temporaneamente la sua capacità sensoriale. La persona viene legata con corde, corsetti, catene, ecc. In questo modo, si impedisce all’altro di muoversi liberamente o di parlare, sentire, vedere. Lo scopo è quello di aumentare il piacere vivendo le emozioni estreme del rischio e del completo abbandono al comportamento del partner non legato.

Requisiti fondamentali: che entrambi i partner siano adulti, consenzienti e consapevoli dei pericoli e delle conseguenze di questa pratica.

Bondage: quasi sono i rischi?

Un rapporto estremo come quello non è privo di rischi da un punto di vista fisico. Soprattutto se la pratica viene eseguita con una persona sconosciuta di cui si ignorano eventuali problemi di salute. Inoltre, i pericoli subentrano anche quando non si è particolarmente esperti in materia o quando non si è convinti di farlo: ad un certo punto, qualcosa può andare storto senza sapere come rimediare.

Non di rado, infatti, si sentono degli episodi di cronaca in cui uno dei due partner è rimasto soffocato o ha riportato delle gravi lesioni per avere avuto un rapporto sadomaso senza sapere bene che cosa stessero facendo e quali conseguenze avrebbe avuto. Peggio ancora, dopo avere assunto alcol o droghe che, in condizioni fisiche estreme, possono avere un ruolo fatale.

Bondage: quando è reato?

Come abbiamo visto, oltre alla consapevolezza di quello che si sta facendo, è necessario che i due partner siano consenzienti di praticare il bondage. Innanzitutto, la persona che resta libera non deve mai abbandonare chi è legato: ha la responsabilità, da un punto di vista fisico e mentale, di quello che può succedere a seconda di come si evolve la situazione di chi è immobilizzato e, arrivato il caso, deve immediatamente slegarlo.

Che succede, però, se il partner legato chiede all’altro di fermarsi e di liberarlo da corde o catene? Il rapporto deve essere immediatamente sospeso, altrimenti rischia di commettere il reato di violenza sessuale.

Così ha deciso la Cassazione, nel valutare il caso di un uomo condannato in appello per lesioni ai danni di una prostituta. A nulla gli è servito sostenere che la donna aveva acconsentito a consumare il rapporto sadomaso a pagamento e che le lesioni da lei riportate sarebbero state le normali conseguenze del bondage: le perizie mediche hanno escluso che la vittima potesse essere consenziente ad un rapporto dai contorni violenti. E, come abbiamo visto in precedenza, il consenso libero, consapevole e revocabile è uno dei requisiti fondamentali per poter praticare un rapporto sessuale di questo tipo. Solo così, hanno ribattuto i giudici, si può escludere che una pratica sadomasochista possa essere definita illecita e fonte di responsabilità penale. A tal fine, inoltre, i due partner non devono avere delle situazioni patologiche in grado di neutralizzare il consenso da un punto di vista giuridico nel momento in cui viene a mancare la piena capacità di intendere e di volere.

Bondage: cosa dice la Corte dei Diritti dell’Uomo

Certe pratiche sadomasochiste sono finite anche all’attenzione della Corte europea del Diritti dell’Uomo. Anni fa, i giudici di Strasburgo avevano sentenziato che «se una persona può rivendicare il diritto di esercitare le pratiche sessuali nel modo più libero possibile, il rispetto della volontà della vittima di queste pratiche costituisce un limite a tale libertà. Non esiste un diritto soggettivo al sadismo. Piuttosto, ogni pratica di estrema violenza – si legge ancora nella sentenza della Cedu – non è scriminata per via dell’esercizio di un diritto ma, nei limiti della sua disponibilità, solo dal consenso informato e consapevole della vittima, dal momento che siffatta attività non può contrastare con l’articolo 5 del Codice civile».

Quest’ultimo riferimento della Corte riguarda la norma secondo cui «gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente della integrità fisica, o quando siano altrimenti contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume». In altre parole, non è che uno con il proprio corpo può sempre fare quello che gli pare.

Quello che sì può fare è dire al partner di smettere ad un certo punto del rapporto violento e il partner ha l’obbligo di fermarsi. Dice la Cassazione, infatti: «In relazione a certe pratiche estreme, per escludere l’antigiuridicità della condotta lesiva, non basta il consenso del partner, espresso nel momento iniziale della condotta. La scriminante non può essere invocata se l’avente diritto manifesta, esplicitamente o mediante comportamenti univoci, di non essere più consenziente al protrarsi dell’azione alla quale aveva inizialmente aderito, per un ripensamento o una non condivisione sulle modalità di consumazione dell’amplesso».


note

[1] Cass, sent. 11631/2021 del 26.03.2021.

[2] Corte europea Diritti dell’Uomo sent. del 17.02.2005.


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