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Diffamazione con email: quando?

28 maggio 2014


Diffamazione con email: quando?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 maggio 2014



Il reato di diffamazione richiede che il messaggio sia inviato – anche con l’ausilio dei social network e una messaggistica immediata come quella su Facebook – a più di una persona.

Con quanta facilità abbiamo reagito a un torto, raccontando l’accaduto a nostri amici o conoscenti, con toni particolarmente accesi e, magari, esagerando le colpe del presunto colpevole! Nell’era delle comunicazioni telematiche ciò avviene non poche volte tramite email o messaggi sui social network. Alla leggerezza con cui abbiamo premuto il tasto “invio” si potrebbe, però, ben presto accompagnare un ripensamento, dettato più dal timore che il nostro linguaggio eccessivo possa integrare gli estremi di qualche reato, specie se ormai i rapporti con la persona offesa sono definitivamente incrinati.

La diffamazione con l’email è sicuramente possibile, ma non sempre. Una recente sentenza della Cassazione [1] ci chiarisce i termini in cui la nostra condotta potrebbe essere passibile di una querela. Conviene quindi conoscere quel che la legge – e i giudici – insegnano sul tema.

Per poter integrare il reato di diffamazione tramite posta elettronica è necessario che il messaggio diffamatorio raggiunga una pluralità di soggetti. Non è quindi sufficiente che il messaggio abbia raggiunto una sola persona, neanche se poi questa l’abbia comunicato alla persona offesa.

In verità l’invio di e-mail a contenuto diffamatorio, realizzato tramite l’utilizzo di internet, integra un’ipotesi di diffamazione aggravata [2]. Inoltre, l’eventualità che fra i fruitori del messaggio vi sia anche la persona a cui si rivolgono le espressioni offensive, non consente di mutare il titolo del reato nella diversa ipotesi di ingiuria (che si ha quando l’offesa è rivolta unicamente alla vittima dell’espressione).

Insomma, massima attenzione più che al linguaggio usato, ai destinatari dell’email.

note

[1] Cass. sent. n. 8011 del 19.02.2013.

[2] Cass. sent. n. 44980 del 16.10.2012.

Autore immagine: 123rf.com


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