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Giornalismo di denuncia: l’indagine non è diffamazione se…


Giornalismo di denuncia: l’indagine non è diffamazione se…

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 maggio 2014



Le inchieste del giornalista, benché non riguardanti fatti di cronaca, sono coperte da tutela costituzionale quando tocchino temi di particolare interesse generale: pertanto non c’è diffamazione nel caso di denuncia di sospetti illeciti.

Una delle funzioni privilegiate del giornalismo è quello dell’inchiesta sociale, specie quando da essa possano sorgere vere e proprie indagini su sospetti illeciti. Ma fin dove le convinzioni personali del giornalista possono spingersi nel denunciare pubblicamente “fatti torbidi”, senza perciò rischiare una denuncia per diffamazione?

A spiegarlo è una importante sentenza della Corte di Cassazione di circa un anno fa [1].

Il giornalismo di denuncia – sottolinea la Suprema Corte – è tutelato dal principio costituzionale in materia di diritto alla libera manifestazione del pensiero a condizione che sussista l’interesse pubblico all’oggetto dell’indagine giornalistica.

Infatti, sebbene una delle condizioni perché la stampa possa considerarsi lecita è quella dell’attualità della notizia (che quindi attiene ai fatti di cronaca), la collettività ha comunque il diritto a essere informata anche sui temi sociali di particolare rilievo attinenti alla libertà, alla sicurezza, alla salute e agli altri diritti di interesse generale.

In questa prospettiva, non può considerarsi colpevole il giornalista che eserciti la propria attività mediante la denuncia di sospetti di illeciti, quando tali sospetti – secondo quanto ritenuto, caso per caso, dal giudice –  non siano obiettivamente del tutto assurdi. Al contrario, essi devono essere espressi in modo motivato e argomentato sulla base di elementi obiettivi e rilevanti.

La denuncia in forma dubitativa di “situazioni oscure” non è diffamazione ma diritto di critica del giornalista d’inchiesta che non deve essere soggetto a censura a priori.

Tranne nell’ipotesi, dunque, in cui il sospetto sia obiettivamente assurdo e sempre che sussista anche l’interesse pubblico all’indagine giornalistica, l’operato del giornalista è sempre tutelato dal diritto di espressione del pensiero.

Pretendere a priori una censura per il giornalismo di denuncia di sospetti di illeciti significherebbe annullare il concetto stesso di sospetto e di giornalismo di inchiesta.

note

[1] Cass. sent. n. 9337 del 27.02.2013.

Autore immagine: 123rf.com

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