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Marito violento: c’è addebito se la moglie è infedele?

29 Marzo 2021 | Autore:
Marito violento: c’è addebito se la moglie è infedele?

A chi addebitare la separazione giudiziale se entrambi i coniugi violano i doveri nascenti dal matrimonio?

Probabilmente, non c’è niente di più bello di un matrimonio felice tra due persone che si amano e si rispettano. Il problema è che questo idillio diventa sempre più raro, tanto che le coppie che davvero sono contente di stare insieme sono diventate davvero poche a fronte della maggioranza che si separa, divorzia o comunque, pur restando formalmente insieme, mal si sopporta. A volte, l’unione può giungere perfino a derive violente, e a farne le spese è quasi sempre la donna. In casi del genere, al di là della possibilità di sporgere denuncia, in sede civile, il coniuge che ha subito maltrattamenti può chiedere l’addebito della separazione, con tutte le conseguenze previste dalla legge.

Ma cosa succede se, a fronte di un marito violento, c’è una moglie fedifraga? Può essere addebitata la separazione al marito violento, se la moglie è infedele? Com’è noto, l’addebito della separazione comporta l’attribuzione formale della responsabilità della fine dell’unione a uno dei coniugi. Le conseguenze dell’addebito sono innanzitutto economiche, visto che il coniuge “colpevole” non potrà avere diritto ad alcun mantenimento, né potrà succedere all’altro nel caso di decesso. L’addebito consegue però soltanto a gravi condotte debitamente accertate in giudizio.

Secondo una recente sentenza, i maltrattamenti contro il coniuge, anche se avvenuti in un’unica occasione, sono di per sé idonei a giustificare l’addebito, anche se il coniuge maltrattato si era reso colpevole di tradimento. Insomma: tra due condotte scorrette, la più grave è senza dubbio quella violenta. Prosegui nella lettura se vuoi saperne di più e comprendere se, nel caso di marito violento, c’è addebito anche se la moglie è stata infedele.

Addebito della separazione: cos’è?

Prima di vedere a chi va addebitata la separazione se il marito è violento mentre la moglie è infedele, occorre definire cos’è l’addebito della separazione.

L’addebito trova applicazione solamente nell’ipotesi di separazione giudiziale. Di conseguenza, se i coniugi decidono di separarsi in modo consensuale, addivenendo a un accordo, non si potrà mai parlare di addebito.

In sede di separazione giudiziale uno dei coniugi può chiedere che la separazione sia addebitata all’altro: l’addebito consiste nell’attribuzione della responsabilità della fine dell’unione matrimoniale.

Secondo il Codice civile il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio [1].

Addebito separazione: quando si può chiedere?

L’addebito della separazione può essere dichiarato dal giudice quando:

  • il coniuge ricorrente ne abbia fatto esplicita richiesta;
  • sussistano oggettive responsabilità in capo all’altra parte.

Perché si possa addebitare una separazione, dunque, occorre che il ricorrente ne faccia espressa richiesta e che all’altra parte siano riferibili gravi comportamenti che hanno dato causa alla separazione.

Sono rilevanti tutte le violazioni degli obblighi sanciti dalla legge, come ad esempio: l’infedeltà, i maltrattamenti (fisici e psicologici), l’opposizione immotivata di un coniuge a che l’altro svolga un’attività lavorativa, l’ingiustificato rifiuto di aiuto o conforto spirituale, l’ingiustificato rifiuto dei rapporti sessuali, il grave stato di infermità non reversibile di uno dei coniugi.

Addebito della separazione: conseguenze

Il coniuge al quale è stata addebitata la separazione perde il diritto al mantenimento, il quale non gli sarà dovuto dall’altro nemmeno se versa in obiettive condizioni di difficoltà. Continuano a spettargli, invece, gli alimenti, che si differenziano dal mantenimento in quanto servono solamente a garantire i mezzi minimi di sussistenza.

Il coniuge a cui è attribuita la separazione per colpa perde altresì i diritti successori nei riguardi del coniuge: in altre parole, il partner a cui è stata addebitata la separazione non può succedere all’altro nel caso di morte. Si tratta di una conseguenza negativa che, in assenza di addebito, si verifica solamente dopo la sentenza di divorzio.

Marito violento e moglie infedele: c’è addebito?

Veniamo ora al caso riportato nel quesito: a chi si addebita la separazione se il marito è violento e la moglie è infedele? Secondo il tribunale della Spezia [2], la separazione va addebitata al marito violento anche se la moglie lo ha tradito. Secondo il giudice, basta un solo episodio accertato di maltrattamento nei confronti del coniuge per sconvolgere definitivamente l’equilibrio relazionale della coppia, anche se avvenuto molti anni prima, e a giustificare l’addebito a carico del coniuge violento.

Nel caso di specie, l’uomo ammetteva di aver usato violenza contro la moglie, sette anni prima e solo in un’occasione, allorquando lei gli aveva confessato di averlo tradito.

Secondo la sentenza citata, tanto basta per giustificare l’addebito in capo all’uomo. Sebbene anche la violazione dell’obbligo di fedeltà costituisca motivo di addebito della separazione, nel caso di specie il giudice ha ritenuto molto più grave la violenza subita dalla donna, costituendo tale condotta una violazione talmente grave dei doveri nascenti dal matrimonio da esonerare il magistrato dal dovere di procedere alla comparazione col comportamento della donna.

Marito violento: la moglie può tradirlo?

Questa pronuncia differisce da quanto affermato in passato dalla Corte di Cassazione [3], secondo cui le violenze del marito non giustificano il tradimento della moglie.

Secondo la Suprema Corte, la condotta violenta del marito non può giustificare la relazione extraconiugale della moglie; trattasi, infatti, di inadempienze ai doveri coniugali tali da giustificare un addebito della separazione a carico di entrambi i coniugi.

La Corte di Cassazione ha dunque affermato che la condotta violenta di un coniuge non può mai essere giustificata dai comportamenti dell’altro, ma tale condotta non vale, a sua volta, a giustificare la violazione dei doveri che sorgono dal matrimonio, così da legittimare un reciproco addebito della separazione in capo a entrambi i coniugi inadempienti dei doveri coniugali assunti.

Infedeltà: quando non c’è addebito?

Abbiamo visto come i maltrattamenti nei confronti del coniuge causano praticamente sempre l’addebito della separazione. Lo stesso non si può dire del tradimento.

Affinché si possa addebitare una separazione è fondamentale che la condotta lesiva dei doveri coniugali sia stata la causa e non la conseguenza della crisi.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione è praticamente unanime nel sostenere che è il coniuge tradito a dover dimostrare, ai fini dell’addebito della separazione all’altro coniuge, che è stato l’adulterio a rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza; al contrario, il coniuge fedifrago, se vuole evitare l’addebito, deve dimostrare che il suo comportamento è stato conseguenza di una crisi irreversibile già in atto [4].

La violazione di un dovere matrimoniale (quale, appunto, quello di fedeltà), dunque, non comporta automaticamente l’attribuzione dell’addebito, qualora si dimostri che la violazione in oggetto è stata la conseguenza di un altro inadempimento commesso per prima dal coniuge che chiede l’addebito.

Tizio e Caia, sposati da tanti anni, vivono da separati in casa perché oramai non possono più sopportarsi. Un giorno, rientrando da lavoro, Caia sorprende Tizio con un’altra donna. Caia allora va dall’avvocato e fa ricorso per ottenere la separazione personale e l’addebito nei confronti di Tizio.

Il risultato di questa azione giudiziale può sembrare scontato, ma in realtà non lo è: ed infatti, se Tizio dimostra che con la moglie Caia il rapporto sentimentale era finito da tempo, tanto che ognuno conduceva la propria vita indipendentemente dall’altro e, addirittura, dormivano in camere da letto separate, allora il tradimento rappresenterebbe solamente una delle manifestazioni della crisi matrimoniale, crisi però che era già in atto da molto tempo.

Insomma, se il tradimento coniugale è solamente la punta dell’iceberg, allora il giudice potrebbe anche non ritenerlo un fatto talmente grave da giustificare l’addebito. Come detto in precedenza, è fondamentale che la condotta lesiva dei doveri coniugali sia stata la causa e non la conseguenza della crisi.

Insomma: secondo la Corte di Cassazione, il tradimento non è causa di addebito qualora la crisi coniugale sia preesistente e l’infedeltà non sia causa ma effetto della crisi già in atto [5].


note

[1] Art. 151 cod. civ.

[2] Trib. Della Spezia, sent. n. 179 del 25 marzo 2021.

[3] Cass., sent. n. 3923 del 19.02.2018.

[4] Cass., sent. n. 2059 del 14.02.2012.

[5] Cass., sent. n. 21576/2018.

Autore immagine: canva.com/


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