Assegno unico: ecco chi ci perde

29 Marzo 2021 | Autore:
Assegno unico: ecco chi ci perde

Il Senato sta per approvare l’aiuto universale per le famiglie. I dipendenti prenderanno di meno, mentre per gli autonomi ci sarà una novità.

Un solo evento in due date. La prima è quella di domani, martedì 30 marzo, quando verrà approvata la legge che introduce l’assegno unico per tutte le famiglie italiane. La seconda data è il 1° luglio, giorno in cui l’assegno comincerà ad essere erogato. Lo aveva previsto il vecchio Governo Conte, lo ha confermato l’attuale presidente del Consiglio, Mario Draghi.

In teoria, con l’assegno unico universale ogni famiglia, indipendentemente dal reddito o dalla categoria di lavoro a cui appartenga, dovrebbe ricevere mediamente 250 euro al mese. In teoria, perché facendo due conti sui soldi a disposizione (20 miliardi di euro) si arriverebbe a 161 euro. Una differenza di 90 euro mensili su un massimo di 250 euro non è poco. Ne risentiranno circa 1 milione e 350mila famiglie di lavoratori dipendenti che, in media, perderanno ogni anno 381 euro rispetto alle agevolazioni che ricevono oggi.

E qui, delle due una: o si aumentano le risorse o diminuiscono i beneficiari. In quest’ultimo caso, verrebbe meno il concetto di «assegno universale» promesso dal Governo.

L’assegno che verrà approvato domani al Senato, dopo aver ricevuto a luglio dello scorso anno il via libera della Camera, viene erogato dal settimo mese di gravidanza fino ai 21 anni del figlio oppure senza limiti di età se il ragazzo è disabile. L’obiettivo è quello di «favorire la natalità, sostenere la genitorialità e promuovere l’occupazione, in particolare femminile», come recita il disegno di legge.

Il contributo viene erogato come credito d’imposta oppure ogni mese in denaro e comprende tutte le agevolazioni esistenti finora, ovvero detrazioni per i figli, assegni familiari, bonus mamma e bonus bebè. Inoltre, come accennato, il titolo di «universale» significa che chiunque può accedere al beneficio, che siano lavoratori dipendenti o autonomi, disoccupati, pensionati con un figlio disabile, titolari del reddito di cittadinanza o di altri sussidi. Gli autonomi avranno tutto da guadagnare: finora, non hanno mai preso aiuti per i figli.

In caso di disabilità del figlio, è prevista una maggiorazione tra il 30% ed il 50% in più, mentre un altro incremento arriverà per le mamme che non hanno ancora compiuto i 21 anni. Per i figli tra i 18 ed i 21 anni, viene erogata una cifra inferiore rispetto ai minorenni. Per avere diritto all’assegno in questa fascia, però, i ragazzi devono essere impegnati in attività di studio, formazione o piccoli lavori. In alternativa, devono essere iscritti al Centro per l’impiego se disoccupati.

Si attende che il Governo definisca la scala per calcolare l’importo in base all’Isee: la dichiarazione sostitutiva unica, infatti, sarà fondamentare per capire l’ammontare dell’assegno.

L’assegno, secondo le stime, arriverà al 6% in più delle famiglie che attualmente percepiscono aiuti di questo tipo (si parla di 28 milioni di persone). E, sempre secondo i calcoli effettuati dagli esperti, l’80% delle famiglie prenderà 161 euro al mese per ogni figlio minorenne e 97 euro per ogni figlio tra 18 e 21 anni, tenendo conto che questa percentuale di popolazione ha l’Isee sotto i 30mila euro. Da questo limite in su, l’importo dell’assegno diminuisce fino ad arrivare a 67 euro per i minori e 40 euro per i maggiorenni under 21 in caso di Isee sopra i 52mila euro.



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