Cashback: perché lo si vuole cancellare

29 Marzo 2021
Cashback: perché lo si vuole cancellare

Il centrodestra preme per impiegare i soldi destinati alla misura in un altro modo. 

Sette milioni di utenti attivi e 9,6 milioni di strumenti di pagamento abbinati all’app Io. Ma non bastano i numeri per mettere a tacere i malumori sul Cashback.

La misura voluta dal Governo Conte bis per incentivare ai pagamenti elettronici e infliggere un colpo all’evasione fiscale sta vacillando. Da settimane, corre voce che l’attuale Esecutivo, guidato dal presidente del Consiglio Mario Draghi, voglia azzerare l’agevolazione, che dà diritto a un «cashback», che letteralmente vuol dire «soldi indietro» ed equivale al rimborso di una parte (il 10%) di quanto speso.

È soprattutto il centrodestra a non essere convinto dell’utilità del Cashback. Ma soprattutto, la convinzione di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia è che i soldi che si spendono per il provvedimento potrebbero essere usati in altro modo.

Era stato lo stesso sottosegretario all’Economia in quota Lega, Claudio Durigon, ad avanzare l’ipotesi che il denaro impiegato per il Cashback avrebbe potuto confluire nel Decreto Sostegni a titolo di ulteriori risorse. Ma da Durigon, giorni fa, è arrivata l’apertura, rispondendo a un’interrogazione sul Cashback, numeri alla mano.

«Ha costituito un segnale positivo per i pagamenti digitali soprattutto per la percentuale della quota dei pagamenti elettronici sul numero totale di transazioni – ha detto Durigon -. Il programma sta facendo registrare un numero sempre crescente di aderenti, passati da quasi 6 milioni nel periodo sperimentale del dicembre 2020, con più di 4 milioni di utenti attivi, a più di 8,5 milioni con 7 milioni di utenti attivi».

È cresciuto esponenzialmente anche il numero degli strumenti di pagamento registrati, «passati da 9,6 milioni in dicembre 2020 a più di 14 milioni nelle due settimane di marzo, con gli strumenti attivi passati dai 6,7 milioni di dicembre ai 9,7 di febbraio, con un incremento di media del 20% mese su mese, e un analogo trend di crescita a marzo».

Ma, nonostante i numeri promettenti, il pressing del centrodestra continua. Giorgia Meloni ha parlato di «lotta al contante che non produce niente e che ci sta facendo buttare miliardi di euro». A questo si sommano le critiche di Lega e Forza Italia.

Oltre, dunque alla contrarietà di un pezzo di attuale maggioranza di Draghi e dell’unico partito all’opposizione, una perplessità è quella che riguarda i cosiddetti «furbetti del Cashback», o meglio del Supercashback, il premio da 1.500 euro cui hanno diritto i primi centomila utilizzatori di carte di credito in Italia. Lo ottiene chi totalizza altissimi numeri di transazioni, anche di importo basso.

E così si è generata una corsa al Supercashback in cui molti frammentano le transazioni, come accade spesso, ad esempio per il rifornimento di benzina. I gestori dei distributori di carburante hanno segnalato che, anziché fare un pieno, ormai, molti si riforniscono per piccoli importi, anche più volte al giorno. Il che aveva già fatto pensare di dover correre ai ripari inserendo limitazioni ai micropagamenti o al numero di transazioni eseguibili presso uno stesso rivenditore nell’arco di 24 ore.

Al momento, però, una decisione definitiva non è stata presa. E con il gran numero di adesioni che il Cashback ha ricevuto è comunque difficile che il Governo possa bloccarlo prima della fine del semestre gennaio – giugno 2021. I primi rimborsi, relativi a questo periodo, sono attesi in estate.



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