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Ciclista cade per buca stradale: risarcimento danni

30 Marzo 2021 | Autore:
Ciclista cade per buca stradale: risarcimento danni

Il Comune deve dimostrare di essere esente da responsabilità e, se non ci riesce, paga. Il concorso di colpa del danneggiato può diminuire l’importo.

Il ciclismo è uno sport stupendo ma anche pericoloso, specialmente per professionisti e dilettanti di alto livello che sfrecciano su pendii inclinati e strade tortuose che spesso sono in cattivo stato di manutenzione. Non se la passa meglio nemmeno chi fa una gita in un parco o usa la bici per recarsi al lavoro: le piste ciclabili sono ancora una rarità in molte città italiane e le normali vie cittadine sono piene di insidie, come sconnessioni del manto stradale, brecciolino e le onnipresenti buche.

È facile che le ruote della bici si incastrino in tali ostacoli e così spesso si cade e ci si fa male: a volte, gli infortuni sono seri e comportano fratture, lussazioni, traumi cranici, schiacciamenti e contusioni varie. La buona notizia sta nel fatto che il risarcimento danni al ciclista che cade per una buca sulla strada è facilitato dal fatto che il Comune, o il diverso Ente proprietario della strada, per esimersi dal pagare, deve dimostrare la propria assenza di responsabilità e, in concreto, non risulta facile.

Nel caso dei ciclisti, la giurisprudenza sembra adottare un criterio meno rigoroso di quello applicato nei casi di caduta in buche di pedoni o di motociclisti: per costoro il risarcimento è spesso escluso (o notevolmente ridotto per concorso di colpa), perché gioca un ruolo determinante il rimprovero di mancanza di diligenza, prudenza e attenzione richieste a chi percorre la strada. Una recente sentenza [1] ha invece riconosciuto il pieno diritto al risarcimento dei danni ad un ciclista che era caduto in una buca non visibile perché ricoperta di foglie che il Comune non aveva provveduto a segnalare.

Caduta in bici: la responsabilità del Comune

Il Comune, o il diverso Ente proprietario della strada (Anas per le strade statali, Provincia per quelle provinciali, ecc.), ha un potere di controllo sulla cosa e un correlativo dovere di custodia sancito espressamente dalla legge [2]: dunque, deve sorvegliarla e mantenerla in condizioni adeguate alla percorribilità degli utenti, tra i quali figurano anche i ciclisti.

La responsabilità del Comune per i danni cagionati dalle cose in custodia, e dunque dalla strada che gestisce, si presume: il danneggiato, cioè il ciclista caduto, potrà limitarsi a provare l’episodio, indicando il tratto ove è avvenuto il sinistro (meglio se producendo documentazione fotografica che ritrae le condizioni della strada e lo stato dei luoghi) e documentando le lesioni che ha riportato in conseguenza della caduta.

Buca stradale: quando il Comune non paga i danni

La giurisprudenza della Corte di Cassazione [3] insegna che «non spetta al danneggiato dare la prova dell’insidia o del trabocchetto, e in particolare dell’anomalia della strada»: al contrario, è il proprietario che deve «dare la c.d. prova liberatoria, dimostrando di aver adottato tutte le misure idonee a prevenire ed impedire che il bene demaniale presenti per l’utente una situazione di pericolo occulto».

A questo punto, per esimersi dalla sua responsabilità presunta, sarà il Comune a dover fornire la prova del caso fortuito: dovrà dimostrare che l’evento è avvenuto per fattori eccezionali e imprevedibili e, in tal caso, riuscirà a liberarsi dalla sua responsabilità risarcitoria e non dovrà pagare al ciclista i danni derivati dalla caduta. Non è una prova facile e, infatti, nella maggioranza dei casi, quando avviene un incidente in bici per buca risarcisce il Comune.

Caduta del ciclista in buca nascosta da foglie

Nel caso deciso dal tribunale di Teramo [1], questa prova non è stata fornita dall’Amministrazione e così il risarcimento è stato riconosciuto: il ciclista che si è infortunato stava percorrendo un normale tratto di strada in un centro abitato, a ridosso di un laghetto artificiale, ed era caduto a terra a causa di una sconnessione del manto stradale. Questa asperità non era segnalata e neppure visibile, poiché – sottolinea la sentenza – «era nascosta da fogliame». Alla scena aveva assistito un testimone, che ha confermato la caduta causata dalla «sconnessione non visibile e imprevedibile».

Quando il ciclista è corresponsabile

Non è stato possibile muovere nei confronti del ciclista nessun rimprovero di scarsa attenzione: il tribunale ricorda che il caso fortuito comprende anche «il fatto del terzo e il comportamento del danneggiato», e dunque il risarcimento viene escluso o ridotto quando egli avrebbe dovuto percorrere la strada con maggior prudenza e vigilanza, come afferma anche la Cassazione [4].

Se il Comune chiamato in causa riesce a dimostrare che il ciclista percorreva la strada a velocità troppo elevata, il risarcimento sarà ridotto in quanto si riterrà che egli stesso ha contribuito alla verificazione dell’incidente: quanto maggiore sarà il suo contributo causale accertato nella produzione del sinistro, tanto più sarà abbattuta la percentuale dei danni risarcibili. Infatti, il comportamento imprudente del ciclista stesso è considerato una concausa dell’incidente.

Risarcimento danni caduta ciclista: criteri

Anche la grandezza della buca incide su questa valutazione: una buca ampia, estesa e profonda risulta più facilmente percepibile, ed evitabile, da chi percorre la strada a velocità moderata (puoi leggere un eloquente esempio di come la pensano i giudici nell’articolo “ciclista: nessun risarcimento se la buca era al centro della strada”), a differenza di una buca di piccole dimensioni o, come nel caso che abbiamo analizzato, nascosta dalla vegetazione presente sulla strada, per la quale la responsabilità è ricaduta interamente sul Comune che non la aveva rimossa e neppure segnalata.

Per i profili pratici, leggi “Come fare causa al Comune per caduta“; per conoscere altri casi simili a quelli che abbiamo analizzato leggi “Buche su strada: sentenze e cause vinte“, mentre se vuoi conoscere le tipologie e l’ammontare dei danni risarcibili consulta l’articolo “Lesioni ciclista: ultime sentenze“.


note

[1] Trib. Teramo, sent. n. 955 del 24.11.2020.

[2] Art. 2051 Cod. civ.

[3] Cass. ord. n. 11096/2020.

[4] Cass. ord. n. 6034/2018.


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