Covid: sempre valide le notifiche a mano

29 Marzo 2021 | Autore:
Covid: sempre valide le notifiche a mano

L’emergenza sanitaria non incide sui poteri dell’Ufficiale giudiziario: nei casi di urgenza, rimane consentita la modalità di notificazione tradizionale.

L’emergenza Covid ci ha abituati a ricevere le notifiche a distanza, con il postino che firma la cartolina di ricevimento della lettera raccomandata al posto del destinatario, ma non sempre è così: quando la notifica è urgente – come nei casi in cui occorre comunicare un provvedimento di applicazione o di sostituzione di misure cautelari emesse nell’ambito di un procedimento penale – l’Ufficiale giudiziario può sempre provvedere con la modalità tradizionale, quella della consegna nelle mani dell’interessato.

Lo ha affermato una nuova sentenza della Cassazione [1] respingendo il ricorso dell’imputato che era stato ricondotto in carcere per revoca degli arresti domiciliari: non c’è stata nessuna violazione di legge dal momento che – afferma il Collegio – «la normativa emergenziale non ha né vietato, né limitato o sospeso, le notifiche da eseguirsi mediante la consegna a mani proprie del destinatario, in casi di urgenza».

Insomma, la macchina del processo penale deve continuare a funzionare celermente anche durante la pandemia, quando si tratta di recapitare con la massima sollecitudine i provvedimenti restrittivi della libertà personale. Per i giudici di piazza Cavour non conta il fatto che per tutta la durata dello stato di emergenza, non sia possibile, per gli avvocati e le parti in causa, accedere direttamente agli atti del procedimento depositati nell’ufficio del giudice che procede: nel caso deciso, è stato ravvisato il pericolo di irreperibilità del destinatario della misura cautelare, in caso di ritardo nella notifica ed esecuzione del provvedimento cautelare emesso per un grave reato: si trattava di un’estorsione aggravata dall’uso di armi.

L’istanza di sostituzione della misura cautelare non era stata comunicata, come previsto dalla legge [2], neppure alle persone offese, che si erano costituite parti civili nel processo, ma la nullità dedotta dall’imputato è stata ritenuta insussistente: in periodo di piena pandemia Covid (i fatti oggi giudicati risalgono alla primavera 2020), non era possibile procedere con diverse modalità e il ricorso è stato respinto per «manifesta infondatezza».


note

[1] Cass. sent. n. 11981/21 del 29.03.2021.

[2] Art. 299 comma 4 bis, Cod. proc. pen.

Autore immagine: depositphotos.com


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