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Possono farmi un test antidroga al lavoro?

4 Agosto 2021
Possono farmi un test antidroga al lavoro?

Il datore di lavoro deve verificare, attraverso il sistema di sorveglianza sanitaria, l’idoneità del lavoratore allo svolgimento delle mansioni specifiche.

Sei stato assunto da un’azienda di trasporto pubblico locale. Il medico competente aziendale ti ha informato che verrai periodicamente sottoposto a dei test antidroga per verificare l’eventuale assunzione di sostanza psicotrope. Reputi che questi esami siano molto invasivi per la tua privacy e ti chiedi se possono farti un test antidroga al lavoro.

Il datore di lavoro, nel nostro ordinamento, è considerato il principale responsabile della tutela della sicurezza dei dipendenti. In questo contesto, si inseriscono le visite mediche di controllo effettuate sui lavoratori. Quando viene richiesto di effettuare un esame tossicologico, spesso, i dipendenti si chiedono: «Possono farmi un test antidroga al lavoro?». La risposta è affermativa ma solo quando vi sia una stretta correlazione tra le mansioni svolte e la necessità di conoscere i risultati di questi esami per tutelare la salute del lavoratore e dei terzi. In tutti gli altri casi, una simile richiesta non sarebbe legittima e costituirebbe un’indebita intromissione nella sfera privata del lavoratore.

Obbligo di sicurezza del datore di lavoro: cos’è?

Nel nostro ordinamento, il datore di lavoro è considerato dalla legge responsabile della tutela della salute e sicurezza negli ambienti di lavoro [1]. Si tratta di un’obbligazione accessoria al contratto di lavoro che sorge ope legis nel momento in cui viene sottoscritta la lettera di assunzione. Ma cosa comporta questo obbligo? In generale, tale dovere di protezione si traduce nell’obbligo di adottate tutte le misure di sicurezza che, secondo la migliore scienza e tecnica del momento, sono necessarie a proteggere la salute dei dipendenti.

Più nello specifico, gli obblighi derivanti dal generale dovere di sicurezza sono esplicitati dalla normativa specifica e, in particolare, dal testo unico in materia di sicurezza sul lavoro [2].

Sorveglianza sanitaria: cos’è?

Nell’ambito degli adempimenti che il datore di lavoro deve realizzare per rispettare l’obbligo di sicurezza c’è l’organizzazione del servizio di sorveglianza sanitaria [3] attraverso il quale, per il tramite del medico competente aziendale, i lavoratori vengono sottoposti a delle visite mediche di controllo per verificare la loro idoneità allo svolgimento delle mansioni specifiche loro assegnate sulla base del contratto di lavoro.

Le visite mediche devono essere realizzate:

  • dopo l’assunzione e prima dell’effettivo avvio al lavoro;
  • con cadenza periodica, di solito annuale, stabilita dal medico competente;
  • su richiesta motivata del lavoratore;
  • al rientro in servizio, dopo un’assenza di oltre sessanta giorni continuativi;
  • in caso di cambio di mansione;
  • in occasione della cessazione del rapporto di lavoro.

La visita ha per oggetto anche accertamenti diagnostici ed esami che sono necessari per verificare l’idoneità del lavoratore allo specifico lavoro cui è addetto. Ne consegue che il contenuto della visita dipende dalla natura delle mansioni svolte.

Visita medica di controllo: quali conseguenze?

La visita medica si conclude con un giudizio di idoneità alla mansione redatto dal medico competente ed inviato al datore di lavoro per le determinazioni di conseguenza.

Il giudizio emesso dal medico può essere di:

  • idoneità al lavoro;
  • idoneità al lavoro con prescrizioni o limitazioni;
  • inidoneità al lavoro temporanea;
  • inidoneità al lavoro permanente.

Sulla base dell’output della visita, il datore di lavoro dovrà assumere le conseguenti modifiche organizzative e dare istruzioni ai superiori gerarchici del dipendente affinché le indicazioni del medico siano rispettate. Se il lavoratore è inidoneo, in via permanente, alla mansione il datore di lavoro dovrà verificare la possibilità di ricollocarlo in un altro posto di lavoro, coerente con le risultanze del giudizio di idoneità e, in caso di indisponibilità, potrà procedere al licenziamento per inidoneità sopravvenuta alla mansione.

Test antidroga al lavoro: quando scatta?

Nell’ambito delle visite mediche di controllo possono essere effettuati anche degli esami tossicologici volti ad appurare l’eventuale uso di sostanze psicotrope e droghe da parte del dipendente. In particolare, l’effettuazione di questi esami è obbligatoria quando, a causa delle mansioni svolte, l’assunzione di droga esporrebbe il dipendente o i terzi a particolari rischi.

Nell’attuale quadro normativo, il test antidroga al lavoro è obbligatorio per le seguenti mansioni:

  • attività che prevedono l’impiego di gas tossici, materiali nucleari, esplosivi e fuochi d’artificio;
  • attività di trasporto che prevedano la guida di veicoli stradali per i quali è richiesta una patente di guida categoria C, D, E;
  • conducenti di treni e veicoli che viaggino su binari;
  • controllori e assistenti di volo;
  • personale aeronautico e navale, mercantile o passeggeri;
  • addetti ai pannelli di controllo del movimento nel settore dei trasporti;
  • addetti alla guida di macchine di movimentazione terra e merci;
  • attività che prevedono l’impiego di addetti e responsabili della produzione, del confezionamento, della detenzione, del trasporto e della vendita di esplosivi.

In questi casi, il lavoratore non può rifiutare il test antidroga poiché si tratta di un esame funzionale alla verifica dell’idoneità al lavoro.


note

[1] Art. 2087 cod. civ.

[2] D. Lgs. 81/2008.

[3] Art. 42 D. Lgs. 81/2008.


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1 Commento

  1. A me possono fare tutti i test che vogliono tanto io non bevo, non fumo, non assumo sostanze stupefacenti. Al massimo, se dovessero trovare qualche traccia di alcol sarebbe per un cioccolatino al liquore o un dessert imbevuto nel rhum. A parte gli scherzi, credo che il datore abbia tutto il diritto di controllare se i dipendenti sono “puliti” affinché svolgano il loro lavoro in sicurezza e professionalità

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