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Cambio appalto e rifiuto del lavoratore: cosa succede?

4 Agosto 2021
Cambio appalto e rifiuto del lavoratore: cosa succede?

La legge e i contratti collettivi prevedono delle specifiche tutele per i lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro a causa del subentro di un nuovo appaltatore.

Sei un dipendente di una società che si occupa di gestione dei rifiuti. Il tuo datore di lavoro ha, di recente, perso l’appalto con il Comune per la gestione del servizio di nettezza urbana ed è subentrata una nuova società. Vuoi sapere se sei obbligato a passare alle dipendenze del nuovo appaltatore. Cosa succede in caso di cambio appalto e rifiuto del lavoratore?

Il cambiamento nella gestione di un appalto determina, oltre che una modifica organizzativa del servizio appaltato, anche un possibile problema sociale. Che fine fanno i dipendenti del soggetto che ha perso l’appalto? Verranno licenziati? Può accadere che la gestione subentrante proponga ai lavoratori di essere assunti in caso di cambio appalto e che si assista al rifiuto del lavoratore: cosa succede?

Come vedremo, non esiste alcun obbligo per il dipendente di passare alle dipendenze della nuova gestione anche se, di solito, è interesse del lavoratore accettare questa proposta al fine di preservare la propria occupazione e la propria continuità reddituale.

Cos’è l’appalto?

L’appalto è il contratto attraverso il quale un soggetto (appaltatore) si impegna a realizzare un’opera o un servizio a favore di un altro soggetto (committente) con organizzazione dei mezzi necessari e gestione autonoma a proprio rischio. L’appaltatore è, dunque, un imprenditore autonomo che gestisce il servizio appaltato in piena autonomia, mettendo in campo i mezzi e il personale necessari a svolgere l’attività che forma oggetto del contratto.

Per quanto concerne la gestione dei rapporti di lavoro, l’appaltatore decide, in autonomia, quanti dipendenti sono necessari per svolgere il servizio appaltato e provvede alla loro contrattualizzazione e gestione, esercitando su di loro il potere direttivo, di controllo e disciplinare.

Cos’è il cambio appalto?

Il contratto di appalto [1] non è a tempo indeterminato ma ha una durata definita nel tempo, di solito triennale. Alla scadenza, il committente può decidere di affidare il servizio allo stesso appaltatore oppure di cambiare soggetto. In questo caso, si verifica il cambio appalto, ovvero, il subentro nell’attività appaltata di un nuovo appaltatore che prende il nome di subentrante e il posto del precedente (cedente).

In caso di cambio appalto, si pone l’esigenza di proteggere la sorte dei lavoratori dipendenti del cedente che, in linea generale, potrebbero esserci licenziati per giustificato motivo oggettivo stante la soppressione del posto di lavoro a causa della perdita del servizio appaltato. Infatti, a differenza di una cessione di azienda o di ramo d’azienda [2], il cambio appalto non determina l’automatico passaggio dei lavoratori del cedente alla dipendenze del cessionario.

Cambio di appalto: le clausole sociali

Per tutelare il posto di lavoro dei dipendenti del cedente sono state introdotte, nei contratti collettivi, le cosiddette clausole sociali, ovvero, dei meccanismi contrattuali che vincolano il subentrante a riassumere i lavoratori addetti all’appalto alle dipendenze del cedente.

Per quanto concerne, invece, il settore pubblico la legge [3] prevede che, per gli affidamenti dei contratti di concessione e di appalto di lavori e servizi diversi da quelli aventi natura intellettuale, con particolare riferimento a quelli relativi a contratti ad alta intensità di manodopera, i bandi di gara, gli avvisi e gli inviti devono inserire specifiche clausole sociali volte a promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato, prevedendo l’applicazione da parte dell’aggiudicatario, dei contratti collettivi di settore.

Nel caso della clausola sociale, il cedente provvede a cessare i rapporti di lavoro con i dipendenti tramite licenziamento e, contestualmente, i lavoratori vengono riassunti alle dipendenze dell’appaltatore subentrante.

Cambio appalto e rifiuto del lavoratore: cosa succede?

Il lavoratore non è obbligato ad accettare l’assunzione presso il subentrante. Infatti, come abbiamo detto, il cambio appalto non determina un automatico passaggio dei contratti di lavoro alle dipendenze del nuovo appaltatore ma il lavoratore deve sottoscrivere, con il proprio consenso, un nuovo contratto di lavoro. Ne consegue che se egli non è d’accordo con le condizioni di impiego proposte, può rifiutare l’assunzione presso il subentrante.

Deve, altresì, escludersi che la scelta effettuata dal lavoratore per la costituzione di un nuovo rapporto con la società subentrante nell’appalto di servizi determini una rinuncia all’impugnazione del licenziamento adottato dal cedente. Secondo la Cassazione [4], infatti, si deve escludere che si possa desumere la rinuncia del lavoratore ad impugnare il licenziamento o l’acquiescenza al medesimo dal reperimento di una nuova occupazione, temporanea o definitiva, non rivelandosi, in tale scelta, in maniera univoca, ancorché implicita, la sicura intenzione del lavoratore di accettare l’atto risolutivo.

note

[1] Art. 1655 cod. civ.

[2] Art. 2112 cod. civ.

[3] Art. 50 D. Lgs. 50/2016.

[4] Cass. n. 22121/2016.


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