Start-up innovative: stop alla costituzione online

30 Marzo 2021 | Autore:
Start-up innovative: stop alla costituzione online

Il Consiglio di Stato boccia un decreto del ministero dello Sviluppo Economico: per mettere in piedi la Srl serve l’intervento del notaio.

Il Consiglio di Stato rivoluziona il modo di costituire una start-up innovativa. Con una sentenza depositata ieri [1], ha bocciato in un colpo solo un precedente pronunciamento del Tar del Lazio e un decreto del ministero dello Sviluppo Economico circa la procedura per la redazione degli atti costitutivi di società a responsabilità limitata start-up innovative. Per dirla in parole semplici, la pratica non si potrà più fare online ma bisognerà andare dal notaio. E sono proprio questi professionisti ad averla vinta: con questa sentenza, il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dal Consiglio del Notariato e respinto quello del Mise, che puntava alla procedura online come «soluzione veloce» per mettere in piedi una start-up.

È opinione dei giudici che il decreto del ministero non avesse alcun potere di rinnovare l’ordinamento e non fosse in grado di incidere sulla tipologia degli atti necessari per costituire una start-up innovativa.

Nella sentenza del Consiglio di Stato, si legge che il decreto del Mise «lungi dal limitarsi a recepire le indicazioni promananti dal Legislatore, si è spinto marcatamente oltre, finendo per porsi in contrasto con la fonte primaria, in palese contrasto con il principio di gerarchia delle fonti». Il Consiglio richiama anche una direttiva europea [2] secondo cui l’atto costitutivo e lo statuto delle società e le loro modifiche possono non rivestire la forma dell’atto pubblico se la legislazione prevede, all’atto della costituzione, un controllo preventivo, amministrativo o giudiziario. Ma anche altri pronunciamenti in sede europea hanno ribadito la necessità di controllo di legalità al momento della costituzione, della modificazione o dell’estinzione delle società di capitali.

Il Consiglio di Stato, inoltre, ricorda che la legge attribuisce agli Uffici di Registro delle imprese la competenza per un controllo «eminentemente formale», diverso dall’operato del notaio. I giudici censurano anche la «manifesta contrarietà del modello dello statuto con i principi civilistici in tema di termini di sottoscrizione dell’aumento di capitale e di disciplina dei titoli di debito e la violazione dei princìpi e delle funzioni previste» dalla normativa antiriciclaggio.

Soddisfazione, ovviamente, in seno al Consiglio nazionale del Notariato. «Nell’immaginario collettivo – spiega la presidente Valentina Rubertelli al quotidiano Il Sole 24Ore – togliere di mezzo il notaio è considerato sinonimo di semplificazione. La realtà è molto diversa ed è ben sintetizzata dalla dichiarazione del presidente del Consiglio, Mario Draghi, secondo cui non c’è crescita del Paese senza regole e senza legalità».


note

[1] Cons. Stato sent. n. 2643/2021 del 29.03.2021.

[2] Direttiva Ue n. 2009/101/CE.


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