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Covid, Draghi alle Regioni: per ora non si riapre

30 Marzo 2021 | Autore:
Covid, Draghi alle Regioni: per ora non si riapre

Il premier incontra i governatori: programmare la ripresa delle attività ma tutelare sicurezza e salute. Pressing per riavere le zone gialle nel nuovo Dpcm.

Di riaprire, per ora, non se ne parla. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, è stato estremamente chiaro durante l’ultimo incontro con i governatori: l’obiettivo di sostenere la ripresa economica deve viaggiare di pari passo con la tutela della sicurezza e della salute dei cittadini. E senza quest’ultima, la prima è irraggiungibile.

Draghi, tuttavia, ha rinnovato l’invito «a iniziare a guardare al futuro con ottimismo» perché «la campagna vaccinale migliora rapidamente». Continuando a percorrere questa strada «con un sincero rapporto di collaborazione», ha insistito il premier, si potrà arrivare al traguardo del mezzo milione di vaccini al giorno programmato per aprile e maggio, il che si potrebbe tradurre in un’estate meno stringente e più serena per tutti. Non a caso, Draghi ha osato annunciare che, secondo la Commissione Ue, con le dosi che arriveranno nei prossimi mesi «a luglio si potrà raggiungere l’immunità in tutta Europa».

È tempo, dunque, di accelerare sul piano vaccinale anti-Covid, ma ciò non vuol dire che non si ragioni sulle prossime riaperture. Secondo Draghi, vanno programmate «per ridare speranza al Paese. Bisogna cominciare ad aver di nuovo il gusto del futuro. Occorre uscire da questa situazione di inattività. Sono certo – ha incalzato il premier – che, tutti insieme, raggiungeremo qualunque obiettivo. Questa è la mia certezza, non è una speranza né un pronostico». Quindi, una promessa ai governatori: «Lo Stato farà di tutto per rispondere alle esigenze delle Regioni, anche con riferimento al tema delle carenze di personale. Questo è l’atteggiamento del Governo: aiutarvi a raggiungere gli obiettivi che sono di tutti noi».

Programmare le riaperture era stato proprio quello che le Regioni avevano chiesto a Draghi, quindi su questo è stato raggiunto il primo punto di intesa. Ma c’è chi non si accontenta: i governatori della Lega chiedono che il prossimo Dpcm, che entrerà in vigore settimana prossima, reintroduca le zone gialle nei territori i cui dati consentano un allentamento delle restrizioni, in modo da arrivare a quelle che i presidenti del Carroccio chiamano «riaperture ragionevoli». Inoltre, la Lega vuole che vengano cambiati i criteri di valutazione sull’andamento dei contagi, con «indicazioni scientifiche sul rischio che comporterebbero alcune riaperture come quelle di teatri o ristoranti».

A tal proposito, i governatori di Matteo Salvini auspicano una verifica a metà aprile per valutare possibili allentamenti delle misure che verranno introdotte dal Dpcm e che prevedranno fino al 30 aprile un’Italia interamente in rosso o arancione. Il che significa che bar, ristoranti, cinema, teatri, palestre, ecc. non lavoreranno fino a dopo il 1° maggio, se non con le limitazioni già note per bar e ristoranti (asporto fino ad una certa ora, servizio a domicilio). Per altri presidenti, invece, occorre procedere con prudenza per evitare di allentare adesso ed essere costretti a richiudere a maggio. E non solo per loro: Draghi e il ministro della Salute, Roberto Speranza, sono dello stesso parere e dicono che se ad aprile dovrà riaprire qualcosa, sarà la scuola.



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