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Che succede all’assegno di mantenimento se muore il coniuge?

30 Marzo 2021
Che succede all’assegno di mantenimento se muore il coniuge?

Morte dell’ex coniuge obbligato al versamento del mantenimento o beneficiario dell’importo. Il caso della separazione o del divorzio.

Che succede all’assegno di mantenimento se muore il coniuge obbligato al versamento? Immaginiamo una persona che, a seguito di separazione o divorzio, sia tenuta a versare mensilmente gli alimenti all’ex moglie. Nell’ipotesi in cui il primo dovesse decedere, la donna perderebbe ogni diritto o potrebbe rivalersi nei confronti dei suoi eredi? Cerchiamo di fare il punto della situazione. Come vedremo a breve, la legge prevede soluzioni diverse a seconda che sia intervenuta solo la separazione o anche il divorzio. Ma procediamo con ordine.

L’assegno di mantenimento si trasferisce sugli eredi?

L’assegno di mantenimento, al pari degli alimenti, è una «obbligazione personale» e, come tale, non si trasferisce mai sugli eredi. Il debito quindi non rientra nell’eredità. Ciò significa che:

  • se muore il coniuge obbligato al versamento del mantenimento, il relativo debito non passa ai suoi eredi;
  • se muore il coniuge beneficiario del mantenimento, i suoi eredi non potranno rivendicare la prosecuzione del versamento del mantenimento nei confronti del coniuge obbligato, il quale pertanto è definitivamente libero da qualsiasi obbligo.

Che succede all’assegno di mantenimento se muore il coniuge?

In conseguenza di quanto appena visto, possiamo quindi dire che l’obbligo del versamento dell’assegno di mantenimento cessa definitivamente sia alla morte del coniuge obbligato che alla morte del coniuge beneficiario.

Pertanto, gli eredi del soggetto obbligato al versamento del mantenimento potranno ben accettare l’eredità senza temere che il beneficiario possa esigere qualcosa da loro. A tale regola però, come vedremo a breve, è posta un’eccezione.

Dunque, il beneficiario dell’assegno di mantenimento perde ogni diritto economico nel momento in cui muore l’ex coniuge.

Tutele per il coniuge separato

Posto che l’assegno di mantenimento cessa con la morte del soggetto obbligato, la legge pone delle tutele alternative per l’ex coniuge, sia nel caso in cui sia intervenuta solo la separazione, sia nel caso di divorzio. Partiamo dalla prima ipotesi.

Il coniuge separato è ancora titolare dei diritti successori sull’ex. La separazione infatti non elimina la sua qualità di erede legittimario, a cui la legge riserva una quota minima del patrimonio del defunto. Questo significa che il coniuge separato, pur perdendo il diritto a ottenere l’assegno di mantenimento, concorre alla divisione dell’eredità con tutti gli altri eredi. 

Non solo: il coniuge separato può ottenere la pensione di reversibilità, che gli spetta anche se intende rinunciare all’eredità. Tale diritto spetta solo a condizione che l’ex coniuge superstite non si sia risposato, sia titolare di un assegno di mantenimento e il rapporto di lavoro da cui trae origine il trattamento pensionistico sia anteriore alla pronunzia di scioglimento del matrimonio. 

Se invece il defunto si era risposato, la sua pensione di reversibilità verrà divisa, dal giudice, tra l’ex coniuge e il nuovo coniuge superstite. La quota spettante ai due beneficiari viene determinata dal tribunale tenendo principalmente conto della durata del matrimonio di ciascuno e della relativa convivenza anteriore alle nozze.

Tutela per il coniuge divorziato

Al contrario del coniuge separato, quello divorziato non ha più alcun diritto successorio: diritto che si perde proprio a partire dalla sentenza di divorzio. Sicché, alla perdita dell’assegno di mantenimento per la morte dell’ex coniuge, non consegue alcuna possibilità di ottenere una quota della relativa eredità (come invece per il coniuge separato).

Proprio per questo, la legge (art. 9 bis della legge sul divorzio) ha previsto una tutela anche per il coniuge divorziato. 

In particolare, morto uno dei coniugi divorziati, il coniuge superstite può presentare domanda al tribunale chiedendo il riconoscimento a suo favore di un assegno periodico a carico dell’eredità, solo se ricorrono i due seguenti presupposti:

  • deve essere titolare di un assegno di divorzio;
  • deve versare in stato di bisogno. Si deve trattare di un’effettiva mancanza di risorse economiche occorrenti per soddisfare le esigenze essenziali o primarie della vita. 

L’assegno periodico è rivolto a garantire solo il sostentamento dell’ex e, quindi, a coprirne i bisogni essenziali della vita. Esso è di gran lunga inferiore all’assegno divorzile. Inoltre, tale assegno non è riconosciuto al coniuge che già goda di un pur minimo trattamento pensionistico o al quale venga attribuita una parte dell’assegno di reversibilità.

L’assegno periodico non è dovuto se l’ex coniuge, ormai defunto, ha versato, in luogo dell’assegno di mantenimento, un pagamento effettuato in un’unica soluzione (cosiddetta una tantum).

Il tribunale, per determinare l’importo dell’assegno a carico dell’eredità, deve tenere conto dei seguenti elementi precisati dalla legge:

  • ammontare dell’assegno di divorzio;
  • entità del bisogno;
  • eventuale pensione di reversibilità;
  • sostanze ereditarie;
  • numero e qualità degli eredi;
  • condizioni economiche degli eredi.

In riferimento all’elemento della “entità del bisogno”, la giurisprudenza precisa che esso deve valutarsi tenendo in conto il contesto socio-economico del richiedente e del defunto.

Su accordo delle parti il pagamento dell’assegno può avvenire in unica soluzione.

Il diritto all’assegno si estingue se il beneficiario passa a nuove nozze o viene meno il suo stato di bisogno.

Nel caso in cui risorga lo stato di bisogno, l’assegno può essere nuovamente attribuito.



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