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Assegno divorzile una tantum e pensione di reversibilità: Cassazione

30 Marzo 2021
Assegno divorzile una tantum e pensione di reversibilità: Cassazione

L’ex coniuge che ha percepito l’assegno di divorzio in unica soluzione non ha diritto alla pensione di reversibilità.

Ai fini del riconoscimento della pensione di reversibilità in favore del coniuge nei cui confronti è stato dichiarato lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, la titolarità dell’assegno di cui all’art. 5 della l. n. 898 del 1970, deve intendersi come titolarità attuale e concretamente fruibile dell’assegno periodico divorzile al momento della morte dell’ex coniuge e non già come titolarità astratta del diritto all’assegno divorzile già definitivamente soddisfatto con la corresponsione in unica soluzione. In quest’ultimo caso, infatti, difetta il requisito funzionale del trattamento di reversibilità, che è dato dal medesimo presupposto solidaristico dell’assegno periodico di divorzio, finalizzato alla continuazione del sostegno economico in favore dell’ex coniuge, mentre nel caso in cui sia stato corrisposto l’assegno “una tantum” non esiste una situazione di contribuzione economica che viene a mancare.

Affinché possa riconoscersi il diritto alla pensione di reversibilità in capo al soggetto nei cui confronti è stato dichiarato lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, è necessario che egli sia titolare dell’assegno divorzile. Tale titolarità di cui all’art. 5 della legge 1 dicembre 1970 n. 898, nel testo modificato dall’art. 13 della legge 6 marzo 1987 n. 74, ai sensi dell’art. 9 della stessa legge, deve intendersi come titolarità attuale e concretamente fruibile dell’assegno divorzile al momento della morte dell’ex coniuge, e non già come titolarità astratta del diritto all’assegno divorzile già soddisfatto con la corresponsione in unica soluzione

Cassazione civile sez. un., 24/09/2018, n.22434

In tema di trattamento economico a favore del coniuge divorziato, ai fini del riconoscimento della pensione di reversibilità, in caso di morte dell’ex coniuge, occorre distinguere tra l’ipotesi di attribuzione di un assegno divorzile, che costituisce il presupposto necessario per il riconoscimento della pensione di reversibilità, e quella, alternativa, costituita dalla mera erogazione di una somma, anche rateizzata, ovvero dal trasferimento di un altro bene o diritto, il cui conferimento preclude il riconoscimento, per il futuro, di una nuova domanda a contenuto economico, dovendosi ritenere che la suddetta corresponsione una tantum sia idonea a definire stabilmente i rapporti economici tra le parti e tale da determinare un miglioramento della situazione del beneficiario, incompatibile con ulteriori prestazioni aggiuntive, ivi compresi i trattamenti pensionistici.

Cassazione civile sez. lav., 05/05/2016, n.9054

In tema di trattamento economico a favore del coniuge divorziato, il riconoscimento giudiziale della titolarità dell’assegno divorzile è condizione per l’attribuzione di una quota della pensione di reversibilità, mentre resta irrilevante la modalità solutoria del debito, pattuita fra le parti – come nella specie – in forma “una tantum”, come espressamente consentito dall’art. 5 comma 8 l. 1 dicembre 1970 n. 898, in via alternativa all’ordinaria corresponsione periodica.

Cassazione civile sez. I, 29/07/2011, n.16744

Il diritto del coniuge divorziato alla pensione di reversibilità (o a una quota di essa, nel!’ipotesi di concorso con altro coniuge superstite) – come previsto dall’art. 9 l. 1° dicembre 1970 n. 898 – presuppone che l’assegno di divorzio giudizialmente riconosciuto, di cui il richiedente è titolare al momento della morte dell’ex coniuge, gli sia stato attribuito esclusivamente nel suo interesse ed a suo beneficio; ove l’assegno gli sia stato attribuito nell’interesse ed a beneficio di altri che il richiedente ha la funzione di tutelare, il diritto permane nel limite in cui questa funzione permanga.

Cassazione civile sez. lav., 23/06/2008, n.17047

Ai sensi dell’art. 5 l. 28 dicembre 2005 n. 263, norma interpretativa e, quindi, retroattiva, applicabile ai giudizi in corso, in caso di morte dell’ex coniuge sussiste il diritto del divorziato superstite alla pensione di reversibilità (o, in caso esista un coniuge superstite a una quota di questa), unicamente qualora lo stesso sia titolare di assegno di divorzio giudizialmente riconosciuto ai sensi dell’art. 5 l. n. 898 del 1970, non essendo sufficiente né che egli versi nelle condizioni per ottenerlo e neppure che in via di fatto o anche per effetto di private convenzioni intercorse tra le parti abbia ricevuto regolari erogazioni economiche dal de cuius quando questi era in vita.

Cassazione civile sez. lav., 13/03/2006, n.5422

Ad integrare la fattispecie legale – costitutiva del diritto ad una quota della pensione di reversibilità, in favore del coniuge divorziato del titolare della pensione diretta corrispondente (di cui all’art. 9, comma 3, in relazione all’art. 5, comma 6 ss., l. 1 dicembre 1970 n. 898, e successive modifiche ed integrazioni) – può concorrere, in alternativa alla titolarità dell’assegno divorzile, il possesso dei requisiti per averne diritto (di cui all’art. 5, comma 6, cit.), che – solo in difetto di accertamento giudiziale negativo circa la spettanza di tale diritto allo stesso coniuge divorziato – può formare oggetto, tuttavia, di accertamento “incidenter tantum”, senza efficacia di giudicato, nei confronti dell’ente previdenziale e del coniuge superstite dello stesso titolare di pensione diretta. (Nell’enunciare il principio così massimato, la Corte cass. ha dato atto del contrasto di giurisprudenza esistente in materia).

Cassazione civile sez. lav., 25/03/2005, n.6429

Il coniuge divorziato che abbia ottenuto l’assegno divorzile mediante corresponsione di un capitale “una tantum”, sopravvenuto il decesso dell’ex coniuge, non vanta alcun diritto alla pensione di reversibilità.

Cassazione civile sez. lav., 18/07/2002, n.10458



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