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Lo sai che? Diritto di visita dei figli: il giudice interviene sull’accordo dei genitori, modificandolo

Lo sai che? Pubblicato il 10 marzo 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 marzo 2014

Il giudice, in caso di separazione dei coniugi, deve garantire non solo una cornice minima degli incontri tra genitori e figli ma anche la loro continuità; quindi, anche se i genitori hanno raggiunto un accordo in merito, non è escluso l’intervento del Tribunale.

 

In caso di separazione dei coniugi, la regola generale vuole che i figli vengano affidati in modo congiunto a entrambi i genitori [1], i quali dovranno anche decidere le modalità di frequentazione dei bambini con il genitore che non vive con loro.

L’ipotesi opposta – quella cioè di affidamento esclusivo – è invece relegata a situazioni estreme, relative a casi in cui i figli potrebbero in qualche modo subire un pregiudizio da questo tipo di scelta.

Valore degli accordi sulle visite

La legge sull’affido condiviso ha voluto, così, riconoscere la medesima importanza a ciascuna figura genitoriale, dando, inoltre, valore prioritario agli accordi intervenuti tra i genitori circa i tempi e i modi di regolamentazione delle visite dei figli; di tali accordi, infatti, il giudice che pronuncia la separazione è tenuto a prendere atto [2], sempre che non siano contrari all’interesse della prole.

(Per un approfondimento leggi l’articolo: “Modalità di visita dei figli: chi decide?”)

Intervento del giudice

A volte, però, anche le decisioni prese dai genitori possono mostrarsi inadatte a tutelare in modo adeguato il benessere della prole e, in tal caso, è doveroso un intervento del giudice. Infatti, pur in presenza di una disciplina minima delle frequentazioni stabilita dai genitori, il giudice dovrà verificare che sia garantita al minore la continuità dei rapporti con ciascuno di essi e, in particolare, con quello di loro che non viva stabilmente con la prole.

È quanto emerge da un recente decreto della Corte d’Appello di Catania [3] che ha sottolineato la necessità che il giudice assicuri, con la sua decisione, il rispetto dei principi dettati in materia dalla Corte europea dei diritti dell’uomo [4].

In particolare, infatti, secondo la Corte di Strasburgo, il provvedimento del magistrato deve garantire il prioritario interesse del bambino a poter crescere in un ambiente sano e a conservare i legami con ciascun genitore, a meno che non vi sia prova che essi non siano compatibili con un suo sereno sviluppo.

Detto in termini concreti e pratici, se – nel corso del giudizio di separazione tra i coniugi – il giudice accerti che le modalità di visita stabilite dai genitori non rispondano appieno all’obiettivo primario della tutela dei figli sarà autorizzato ad intervenire, integrando gli accordi già raggiunti dai genitori.

Ad esempio (come nel caso in esame), il Tribunale potrà riconoscere al genitore che non vive con il figlio (detto “genitore non collocatario”) il diritto di stare con la prole due volte la settimana (per tre ore), oltre che i due week end al mese, stabiliti dagli iniziali accordi dei genitori.

Infatti, anche il genitore che non viva stabilmente con i figli ha diritto a veder garantita la continuità nelle frequentazioni con essi, compatibilmente con l’organizzazione della vita quotidiana vissuta nella casa familiare.

note

[1] L. 54/06.

[2] Art. 337 ter cod. civ.

[3] C. Appello di Catania, decr. del 19.2.14.

[4] Cedu,  sent. del 6.7.10 e del  12.7.2011.
Autore immagine: 123rf.com

È consigliabile che in fase di separazione (anche di fatto) i genitori curino con attenzione gli accordi su tempi e modalità di visita della prole, con lo scopo di garantire la stabilità dei rapporti tra i figli e, in particolare, il genitore non collocatario.

In caso contrario, c’è il rischio che il giudice intervenga, prevedendo condizioni di visita diverse o ulteriori e non sempre rispondenti alle necessità di ciascun genitore.


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