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Dove denunciare l’abbandono del tetto coniugale

4 Agosto 2021 | Autore:
Dove denunciare l’abbandono del tetto coniugale

Violazione del dovere di coabitazione tra coniugi: quando si rischia l’addebito della separazione e quando c’è reato?

È noto che, a seguito del matrimonio, sorgono in capo a entrambi i coniugi una serie di doveri. La violazione di questi obblighi può avere ripercussioni importanti sulla vita di coppia, fino a minarne l’unione. Ma non solo: il venir meno ai propri doveri può comportare l’addebito della separazione e, talvolta, può costituire perfino reato. Tradizionalmente, si ritiene che una delle maggiori violazioni ai doveri nascenti dal matrimonio, oltre all’infedeltà, sia l’abbandono del tetto coniugale, condotta con cui ci si sottrae all’obbligo di coabitazione. È proprio così? Quali sono le conseguenze di chi si allontana dal marito o dalla moglie? Dove denunciare l’abbandono del tetto coniugale? Sin da subito, bisogna ricordare che non ogni tipo di violazione dei doveri matrimoniali comporta l’addebito della separazione, ma solamente quello che rappresenta la causa scatenante della fine dell’unione.

Inoltre, contrariamente a quanto si crede, l’abbandono del tetto coniugale non costituisce, di per sé, reato, a meno che a questa condotta non segua un totale disinteresse ai bisogni della famiglia. In tale ipotesi, può integrarsi il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme dove denunciare l’abbandono del tetto coniugale.

Matrimonio: quali doveri?

Come anticipato in premessa, dal matrimonio sorgono in capo ai coniugi reciproci diritti e doveri. Secondo la legge [1], dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione.

Inoltre, sempre secondo la legge, entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.

Dovere di coabitazione: in cosa consiste?

Come visto, la coabitazione è un vero e proprio dovere per i coniugi, i quali col matrimonio si impegnano a vivere insieme.

La convivenza non è comunque un obbligo inderogabile in assoluto: per comprovate esigenze, i coniugi possono stabilire la loro dimora in due posti diversi. Si pensi a marito e moglie costretti a vivere separati per esigenze lavorative oppure per motivi di salute.

Da tanto deriva un’importante considerazione: i coniugi possono vivere separatamente solo se vi sono comprovate ragioni (lo sono anche i maltrattamenti subiti che impongono di allontanarsi dal coniuge violento) oppure se, prima ancora della formalizzazione della decisione, decidono di comune accordo di separarsi per intraprendere ciascuno la propria vita.

In tutti gli altri casi, il coniuge non potrà abbandonare la propria casa, pena la violazione dell’obbligo di coabitazione stabilito dalla legge.

Violazione obbligo di coabitazione: conseguenze

La violazione dell’obbligo di coabitazione comporta l’inosservanza di uno specifico precetto normativo: colui che abbandona il tetto coniugale si rende inadempiente nei confronti dell’altro coniuge, con tutto ciò che ne deriva. La violazione dell’obbligo di coabitazione, infatti, può comportare precise conseguenze giuridiche:

  • l’addebito della separazione;
  • la denuncia per violazione degli obblighi di assistenza familiare.

Analizziamo entrambe le conseguenze.

Addebito per abbandono del tetto coniugale

Il coniuge che abbandona la propria casa senza alcun giustificato motivo rischia di vedersi addebitata la separazione. L’addebito non è altro che l’attribuzione della responsabilità della fine del matrimonio.

Perché si possa addebitare una separazione è necessario che a uno dei coniugi siano riferibili comportamenti volontari che hanno dato causa alla separazione. Sono rilevanti tutte le violazioni degli obblighi sanciti dalla legge: l’infedeltà, i maltrattamenti, l’opposizione di un genitore alle visite del figlio ai suoceri, l’opposizione immotivata di un coniuge a che l’altro svolga un’attività lavorativa, l’ingiustificato rifiuto di aiuto o conforto spirituale, l’ingiustificato rifiuto dei rapporti sessuali, l’immotivato abbandono del tetto coniugale.

Perché scatti l’addebito, però, occorre che l’abbandono del tetto coniugale sia stato la causa della fine del matrimonio e non la conseguenza.

Per pacifico orientamento giurisprudenziale, la violazione di un dovere matrimoniale (quale, appunto, quello di coabitazione) non comporta automaticamente l’attribuzione dell’addebito, qualora si dimostri che la violazione in oggetto è stata la conseguenza di un altro inadempimento commesso per prima dal coniuge che chiede l’addebito. Insomma: l’abbandono del tetto coniugale legittima l’addebito solo se è totalmente ingiustificato.

Secondo la Corte di Cassazione [2], l’abbandono del tetto coniugale è causa di addebito a meno che l’allontanamento non è stato causato dalla precedente intollerabilità della convivenza. E così, se la moglie lascia la casa del marito perché quest’ultimo la tradiva oppure la maltrattava, allora l’abbandono è giustificato; al contrario, se va via perché ha trovato un altro uomo oppure semplicemente perché desidera una nuova vita, allora rischia di vedersi addebitata la separazione.

Addebito: quali conseguenze?

Se al coniuge che ha abbandonato il tetto coniugale è stata addebitata la separazione, egli perde il diritto al mantenimento, il quale non gli sarà dovuto dall’altro nemmeno se versa in evidenti condizioni di difficoltà. Continuano a spettargli, invece, gli alimenti, che si differenziano dal mantenimento in quanto servono solamente a garantire i mezzi minimi di sussistenza.

Il coniuge a cui è attribuita la separazione per colpa perde altresì i diritti successori nei riguardi del coniuge: in altre parole, il partner a cui è stata addebitata la separazione non può succedere all’altro nel caso di morte. Si tratta di una conseguenza che, in assenza di addebito, si verifica solamente dopo la sentenza di divorzio.

Abbandono tetto coniugale: quando è reato?

L’abbandono del tetto coniugale è reato se, a questa condotta, faccia seguito un totale disinteressamento alle sorti della famiglia.

Secondo il Codice penale [3], chiunque, abbandonando il domicilio domestico, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 a 1032 euro.

Dunque, chi lascia il tetto coniugale e, al contempo, non fa nulla per provvedere alla propria famiglia (ad esempio, rifiutando di aiutare economicamente i figli oppure il coniuge privo di lavoro), sottraendosi ai propri doveri di assistenza morale e materiale, allora commette reato.

Abbandono del tetto coniugale: dove si denuncia?

Siamo ora pronti a rispondere alla domanda posta nel titolo dell’articolo: dove denunciare l’abbandono del tetto coniugale? La risposta differisce a seconda delle ipotesi:

  • se l’abbandono del tetto coniugale costituisce solo un illecito civile, allora questa situazione potrà essere fatta valere in corso di separazione giudiziale, davanti al giudice;
  • se all’abbandono segue il totale disinteresse per la famiglia e per la prole, allora si può sporgere querela presso qualsiasi ufficio delle forze dell’ordine (carabinieri, polizia, ecc.). La querela andrà sporta entro tre mesi, salvo che la violazione dei doveri di assistenza abbia riguardato anche la prole minorenne: in tal caso, il reato è procedibile d’ufficio e denunciabile senza limiti di tempo.

note

[1] Art. 143 cod. civ.

[2] Cass., ord. n. 12241/2020.

[3] Art. 570 cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


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