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Accertamento fiscale per mantenimento non ricevuto: che fare?

30 Marzo 2021
Accertamento fiscale per mantenimento non ricevuto: che fare?

Basta la diffida inviata all’ex marito che ha portato in deduzione, dalla dichiarazione dei redditi, le mensilità del mantenimento mai versato?

Le regole fiscali relative all’assegno di mantenimento possono essere fonte di ulteriori problemi legali per gli ex coniugi. Potrebbe ad esempio succedere che l’ex moglie, non ricevendo il pagamento dell’assegno mensile da parte dell’ex marito, non riporti le relative somme nella propria dichiarazione dei redditi (così come previsto dalla legge), mentre quest’ultimo invece sfrutti le conseguenti deduzioni fiscali. Di qui l’avvio di un controllo, da parte dell’ufficio delle imposte, nei confronti della prima. Come comportarsi in ipotesi del genere? Che fare in caso di accertamento fiscale per mantenimento non ricevuto? La risposta viene suggerita da una recente sentenza della Commissione Tributaria del Lazio [1]. 

Cerchiamo di fare il punto della situazione partendo dagli obblighi fiscali dei coniugi relativi proprio al pagamento e alla ricezione dell’assegno di mantenimento.

Chi riceve l’assegno di mantenimento deve dichiararlo

L’ex coniuge che riceve l’assegno di mantenimento deve dichiararlo nella propria dichiarazione dei redditi annuali. E ciò perché tali somme vengono equiparate ai redditi di lavoro dipendente. Il risultato è abbastanza scontato: gli importi percepiti a titolo di mantenimento vengono tassati.

Invece, non è soggetto a tassazione – e, pertanto, non va neanche dichiarato – il mantenimento erogato in favore dei figli; in questo caso, si tratta di somme esentasse.

Chi paga l’assegno di mantenimento può scaricarlo dalle tasse?

Viceversa, chi è tenuto a versare l’assegno di mantenimento può usufruire della deduzione fiscale su tali importi. In buona sostanza, l’ammontare complessivo delle mensilità di assegno versate nel corso dell’anno vanno a ridurre la base imponibile prima dell’applicazione dell’aliquota, determinando anche una riduzione dello scaglione del reddito. 

Tuttavia, non è possibile portare in deduzione l’assegno di mantenimento versato in un’unica soluzione (il cosiddetto mantenimento una tantum).

Che succede se l’ex marito porta in deduzione il mantenimento non versato?

Immaginiamo che, da un controllo della dichiarazione dei redditi dell’ex marito, l’Agenzia delle Entrate accerti che quest’ultimo sta portando in deduzione l’assegno di mantenimento. In forza di ciò, l’ufficio presume che dette somme siano state effettivamente corrisposte. Se però non trova che le stesse sono state dichiarate anche dall’ex moglie (ai fini della relativa tassazione), le invia un accertamento fiscale ritenendo che quest’ultima voglia sottrarle al Fisco. 

Potrebbe però succedere che la donna sia in buona fede e non stia effettivamente ricevendo le mensilità. Mettiamo appunto il caso di un uomo che, pur non versando gli alimenti alla moglie, porti le relative somme in deduzione. Come fa quest’ultima a difendersi dal controllo notificatole dall’Agenzia delle Entrate? 

La soluzione viene indicata dalla sentenza in commento: basta produrre all’ufficio delle imposte la lettera raccomandata inviata (eventualmente dall’avvocato) all’ex marito, con cui gli si intima il pagamento dell’assegno. Tanto servirà a giustificare la contribuente e a salvarla dall’accertamento fiscale. Chiaramente, poi, l’Agenzia delle Entrate rivolgerà le proprie “attenzioni” sull’uomo che ha illegittimamente fruito di deduzioni non dovute. 

È quindi illegittimo l’accertamento di recupero del reddito alla contribuente che, proprio grazie alla copia della diffida, riesce a dimostrare di non aver percepito alcuna somma a titolo di mantenimento dall’ex coniuge. 

La vicenda

Nel caso di specie, secondo la versione dell’amministrazione finanziaria, in base ai dati esposti nella dichiarazione presentata dall’ex, lo stesso aveva portato in deduzione dal suo reddito la somma relativa al mantenimento. Per la contribuente, tuttavia, la pretesa non aveva ragione di esistere perché tale somma, in realtà, non le era stata mai corrisposta. Lo stesso l’Ufficio non aveva fornito alcuna prova in merito al reddito «asseritamente incassato» dalla donna. 

Per dimostrare il mancato incasso, l’ex moglie ha prodotto anche la copia di una raccomandata con cui la stessa aveva richiesto il versamento del mantenimento non corrisposto. 

Il principio

Insomma, il principio è questo: l’Agenzia delle Entrate non può presumere che l’ex moglie stia evadendo le imposte nel non dichiarare l’assegno di mantenimento solo perché il marito ha portato in deduzione le relative somme. Deve anche dimostrare che tali importi sono stati effettivamente erogati, senza scaricare la prova contraria sulla contribuente. Se dovesse succedere il contrario, la contribuente può difendersi dimostrando di aver dato incarico all’avvocato di riscuotere il mantenimento o di aver inviato all’ex marito una lettera di sollecito.


note

[1] CTR Lazio, sent. n. 1711/21.


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