Diritto e Fisco | Editoriale

Scontrini detraibili: la delega fiscale si può attuare?

10 marzo 2014


Scontrini detraibili: la delega fiscale si può attuare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 marzo 2014



Il problema dell’introduzione di un sistema generalizzato di detrazioni è – secondo la Corte dei Conti – l’impossibilità di stabilire quanto lo Stato perderà in termini di gettito fiscale.

La delega fiscale, approvata di recente dal Parlamento, ha acceso un barlume di speranza in quanti, da diverso tempo, predicano che la lotta all’evasione si vince garantendo un sistema di detrazioni tale da consentire ai contribuenti di scaricare dalle tasse una larghissima fetta di consumi quotidiani (ne abbiamo parlato nell’articolo: “Dedurre dalle tasse tutti i costi delle spese ed eliminare il contante: la delega fiscale”). In pratica, presentando al commercialista gli scontrini ottenuti con gli acquisti comuni, il cittadino ne avrebbe un beneficio fiscale in termini di minori tasse.

Lo scopo della proposta è quello di permettere ai contribuenti di scontare una parte della spesa, così da invogliarli a farsi rilasciare la fattura, la ricevuta o lo scontrino e, in tal modo, combattere il nero.

Scriverlo nella delega fiscale non è stato così difficile. Tradurlo in pratica, però, sarà assai difficile. E quindi è bene che gli italiani moderino l’esultanza. Il problema, ovviamente, è la potenziale perdita di gettito che ne deriverà per le casse e la difficoltà di gestire le agevolazioni e i necessari controlli.

Il sistema è già conosciuto in Italia in diversi campi come quello delle ristrutturazioni edilizie. Ma ora lo si vorrebbe estendere a un numero maggiore di spese.

L’ostacolo principale, oltre ovviamente ai conseguenti controlli che ne deriverebbero e all’incapacità – al momento – di gestirli (si pensi che, a stento, per la comune evasione il Fisco è riuscito, dopo tanti anni, a varare il nuovo “redditometro”), è quello di una perdita per l’erario in termini di entrate. Non dimentichiamo, infatti, che lo sconto d’imposta si applicherebbe sì agli acquisti che oggi vengono pagati in nero, ma anche a quelli che sono già regolarmente fatturati. Di conseguenza, la perdita di gettito sulle spese in chiaro potrebbe mangiarsi i maggiori incassi sugli acquisti che escono dall’ombra.

Il timore di un calo delle entrate è stato di recente espresso dalla Corte dei Conti in audizione a Montecitorio ed è stato ripreso la scorsa settimana dalla Banca d’Italia davanti ai senatori.

Sembra allora che l’unica via praticabile sia quella di consentire la detraibilità degli scontrini solo su alcuni settori dove il “nero” è più frequente.

Senza dati precisi, però, non si può stimare il volume delle spese che potrebbero emergere per lo Stato, e quindi valutare in anticipo se l’operazione è sostenibile o no.

Ma non è solo una questione di cifre. La cronaca dimostra che, anche quando lo Stato individua un settore su cui puntare, fatica a dettare regole chiare e stabili nel tempo.

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Autore immagine: 123rf.com

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1 Commento

  1. Visto che chi studia certe cose non capisce niente e pretende che gli altri diventino cretini come chi le studia, perchè non attuare poedissequamente il sistema americano? O le cose che negli altri paesi funzionano in questo paese fanno talmente paura da inventare mostri burocratici indefinibili?

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