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La motivazione delle sentenze scritta dagli avvocati: il progetto di riforma

Pubblicato il 11 marzo 2014

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> Pubblicato il 11 marzo 2014

La proposta incassa il sì degli avvocati che osteggiano l’idea di una motivazione su richiesta; dai magistrati, invece, il suggerimento di udienze a distanza.

Il Ministero della giustizia avrebbe – a suo dire – trovato la soluzione al problema della necessaria presenza della motivazione in ogni sentenza, senza perciò rallentare la giustizia. È, infatti, allo studio del Governo un provvedimento che sdoppierebbe in due i compiti relativi alla redazione delle sentenze civili definitive: da un lato il dispositivo (ossia la decisione vera e propria) verrebbe redatta dal magistrato, con l’indicazione dei punti di diritto e di fatto che portano alla decisione; dall’altro la motivazione affidata a un soggetto esterno, un avvocato nominato dal Consiglio dell’Ordine.

La proposta ministeriale è andata a intasare le mailing list dei magistrati che si sono letteralmente rivoltati: in questo modo – sostengono i giudici – verrebbe meno la funzione della magistratura come organo terzo dello Stato, confinandola a emettere ordini quantomeno sibillini che poi toccherebbe a qualcun altro interpretare e illustrare. Peraltro ciò andrebbe in aperto conflitto con la Costituzione che impone la motivazione come elemento essenziale della giurisdizione.

L’intervento potrebbe invece risultare gradito agli avvocati la cui avversione all’idea della “motivazione a richiesta” era stata ben definita negli scorsi mesi con gli scioperi e le manifestazioni.

Secondo la magistratura, invece, altre sarebbero le ricette necessarie per potenziare il comparto giustizia: dall’assunzione di nuovi magistrati onorari a un incremento del personale di cancelleria, dall’automazione della redazione del verbale di udienza (affidato al controllo degli ausiliari) all’udienza a distanza.

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Autore immagine: 123rf.com


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