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Troppe telefonate o email sincronizzate sul cellulare: scatta la molestia

11 marzo 2014


Troppe telefonate o email sincronizzate sul cellulare: scatta la molestia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 marzo 2014



Molestia e disturbo alle persone: per lo stalking è necessaria una invadenza e intromissione continua; sono quindi sufficienti poche telefonate continue anche sul cellulare mentre, per le email, è necessario un sistema di sincronizzazione sul cellulare.

Telefonate insistenti sul telefono fisso o sul cellulare, anche semplici squilli o sms: la vittima di tanta petulanza, anche se il fatto si limita a un solo sporadico episodio, può tranquillamente querelare il molestatore. In questi casi, infatti, scatta il reato di molestia [1] e, con esso, l’arresto del colpevole fino a sei mesi o l’ammenda fino a 516 euro.

È sufficiente un atteggiamento di arrogante invadenza e di intromissione continua e inopportuna nella altrui sfera di libertà. È il tipico caso di chi effettui reiterate chiamate notturne sull’utenza fissa dell’abitazione o sul cellulare della vittima. Non è necessario che l’episodio venga ripetuto in più giorni. Basta, infatti, una sola occasione (per esempio: una singola sera in cui la vittima è stata raggiunta da una serie di squilli). Questa precisazione viene da una sentenza del tribunale di Ivrea.

Il telefono non è l’unica via utilizzabile dal molestatore perché si possa procedere con una querela. All’uso della cornetta, infatti, può essere equiparato qualsiasi mezzo di trasmissione, tramite rete telefonica e cellulare, di voci e di suoni imposti al destinatario: l’importante è che quest’ultimo non possa sottrarsi all’immediata interazione con il mittente [2]. Tale potrebbe essere anche un sms o un messaggio di whatsapp. Infatti, dal suono martellante sul cellulare che avvisa della presenza di un messaggio non facilmente il destinatario può sottrarsi (a meno di sbarazzarsi proprio del dispositivo mobile).

Per quanto riguarda le email molestatrici, invece, bisogna fare una precisazione.

Tempo fa la Cassazione aveva escluso che una serie ripetuta di email potesse configurare molestia (leggi l’articolo “Stalking si con sms, no con email”), e ciò sulla base della considerazione secondo cui la vittima potrebbe sottrarsi allo stalking semplicemente evitando di aprire la casella di posta.

Al di là delle critiche rivolte a tale motivazione (difficile è, ormai, per chiunque, non controllare più volte al giorno la propria posta elettronica e, quindi, sottrarsi all’invadenza altrui), la stessa Suprema Corte ha corretto successivamente il tiro con una ulteriore sentenza [3]. In particolare, secondo i giudici, può integrare il reato di molestia anche la trasmissione di posta elettronica su un telefono attrezzato che, con modalità sincrona, consenta di segnalare l’arrivo di mail con un avvertimento acustico (il classico suono impostato dallo smartphone all’arrivo di una mail). Diversamente, non sussiste il reato nel caso di invio di mail realizzato tramite computer, giacché – ribadisce la Cassazione – la posta elettronica inviata può essere letta dal destinatario, per nulla avvertito dell’arrivo, solo se e in quanto questi decida di aprirla. Si realizza, in tal caso, una situazione del tutto simile alla ricezione della posta per lettera, cui il destinatario accede per sua volontà e per la quale è escluso dai giudici il reato di molestia.

note

[1] Art. 660 cod. pen.

[2] Trib. Ivrea, sent. n. 256 del 25.06.2012

[3] Cass. sent. n. 36779 del 12.10.2011.

Autore immagine: 123rf.com

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