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Responsabilità medica: cosa deve valutare il giudice?

1 Aprile 2021 | Autore:
Responsabilità medica: cosa deve valutare il giudice?

Omicidio colposo del sanitario a seguito di omissione di soccorso: quando c’è responsabilità penale? Buone pratiche e linee guida: cosa sono?

Anche chi svolge attività particolarmente delicate deve rispondere della propria condotta in caso di errore. Ad esempio, se l’avvocato non presta la dovuta attenzione agli incarichi conferiti, dovrà risarcire i danni causati ai clienti; allo stesso modo, se il medico sbaglia un intervento o una cura, risponderà non solo civilmente (cioè, pagando un risarcimento) ma anche in sede penale, affrontando il rischio di dover essere sottoposto a un processo al termine del quale potrebbe essere condannato alla reclusione. Con questo articolo vedremo cosa deve valutare il giudice in tema di responsabilità medica.

Secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione, per affermare la responsabilità penale del sanitario cui si addebita l’omissione dalla quale è derivata la morte del paziente bisogna utilizzare un criterio di credibilità razionale e di alta probabilità logica. In altre parole, la responsabilità del medico scatta solo se è ragionevole ritenere che un intervento tempestivo del sanitario avrebbe con ogni probabilità scongiurato l’esito fatale per il paziente. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo cosa deve valutare il giudice in tema di responsabilità medica.

Responsabilità medica: cos’è?

Secondo la legge [1], il professionista sanitario (medico, infermiere, ecc.) risponde per la morte o per le lesioni colpose cagionate al paziente.

Tuttavia, qualora l’evento (morte o lesioni) si sia verificato a causa di imperizia, «la punibilità è esclusa quando sono rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge ovvero, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico-assistenziali».

Secondo la legge, chi esercita una professione sanitaria risponde penalmente dei danni arrecati; tuttavia, quando il pregiudizio è derivato dall’impreparazione o dall’incompetenza del professionista, la responsabilità penale scatta soltanto quando non sono state rispettate le linee guida o le buone pratiche mediche.

Responsabilità medica: cosa sono le linee guida?

Nell’ambito della responsabilità medica, le linee guida sono le raccomandazioni di comportamento clinico, elaborate al fine di aiutare medici e pazienti a decidere le modalità assistenziali più appropriate in specifiche situazioni.

Le linee guida sono frutto dell’elaborazione scientifica dell’intera comunità medica e, pertanto, se il medico si attiene ad esse non potrà rispondere penalmente nel caso di lesioni o morte del paziente, a meno che non scelga delle linee guida del tutto inappropriate al caso concreto.

Ad esempio, le linee guida indicano alcune situazioni al cui verificarsi si associa il rischio di una trombosi, cioè della formazione di coaguli di sangue. Davanti a queste situazioni, il sanitario dovrà considerare tale pericolo e comportarsi di conseguenza, ad esempio prescrivendo l’assunzione di farmaci anticoagulanti.

Buone pratiche: cosa sono?

Contriariamente alle linee guida, le buone pratiche clinico-assistenziali sono protocolli, schemi predefiniti di comportamento diagnostico-terapeutico a cui l’operatore sanitario deve attenersi al ricorrere di determinate situazioni. Secondo la legge, le buone pratiche rilevano solamente in assenza di linee guida specifiche. Di seguito un esempio.

Agisce secondo buone pratiche il medico che, al cospetto di un paziente che lamenta forti dolori al petto e al braccio, prescrive immediatamente un elettrocardiogramma e le analisi del sangue che servono ad identificare la presenza di un infarto in atto.

Responsabilità medica: quando scatta?

Secondo la giurisprudenza [2], il medico è responsabile anche nel caso in cui abbia rispettato le linee guida o le buone pratiche, ma siano state da lui scelte male. Facciamo un esempio.

Paolo si presenta al pronto soccorso con un forte dolore al petto e con conati di vomito. Il medico di turno, pensando a un’intossicazione alimentare, segue le linee guida indicate per tale patologia, ordinando una lavanda gastrica e somministrandogli farmaci per fermare il vomito. In realtà, Paolo ha un infarto in atto.

Nel caso esemplificato, il medico ha seguito le linee guida, solamente che erano quelle sbagliate, cioè quelle previste per una patologia di cui il paziente non soffriva.

Di conseguenza, il rispetto delle linee guida non basta a esonerare il sanitario da responsabilità medica, in quanto egli è sempre tenuto ad adattare le stesse al caso di specie, eseguendo valutazioni concrete e non limitandosi a un’applicazione rigida delle indicazioni astrattamente fornitegli.

Responsabilità medica: cosa deve considerare il giudice?

Secondo la Corte di Cassazione [3], nel caso di morte del paziente, serve la probabilità logica per affermare la responsabilità penale del sanitario cui si addebita l’omissione.

In altre parole, per affermare la responsabilità del sanitario il giudice deve immaginare cosa sarebbe successo se avesse agito tempestivamente anziché tardare il proprio intervento. Dopodiché, occorre valutare con quale probabilità il corretto soccorso prestato avrebbe impedito la morte. In pratica, il giudice deve valutare le potenzialità salvifiche di un intervento tempestivo.

Per fare ciò, è chiaro che il magistrato dovrà avvalersi di consulenti tecnici che siano in grado di valutare tutte le circostanze del caso, come ad esempio la gravità della patologia, la tempestività dei soccorsi, la correttezza delle cure applicate (o che si sarebbero dovute applicare).

Solo dopo aver verificato attentamente tutte queste circostanze si potrà imputare la responsabilità penale al sanitario che non ha agito tempestivamente.


note

[1] Art. 590-sexies cod. pen.

[2] Cass., sez. un., sent. n. 31 del 21.12.2017.

[3] Cass., sent. n. 11651 del 29 marzo 2021.

Autore immagine: canva.com/


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