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Quali documenti probatori per decreto ingiuntivo?

31 Marzo 2021
Quali documenti probatori per decreto ingiuntivo?

Prove per la richiesta di un decreto ingiuntivo: fatture, contratti, buste paga, email, ecc. Come funziona il decreto ingiuntivo?

L’articolo 633 del codice di procedura civile, nel disciplinare il ricorso per decreto ingiuntivo, specifica che intanto è possibile ottenere tale provvedimento dal giudice in quanto si abbia una prova scritta del diritto di credito. Cosa si deve intendere per «prova scritta»? In altri termini quali documenti probatori bisogna produrre al giudice per il decreto ingiuntivo?

Potrebbe, ad esempio, il creditore ottenere un decreto ingiuntivo sulla scorta di una semplice fattura autonomamente emessa senza alcuna autorizzazione del debitore? Un’email può costituire un documento scritto per richiedere l’ingiunzione di pagamento? E una bolletta per un’utenza domestica o un modulo online su cui l’utente si è limitato a cliccare sull’icona a forma di carrello?

Come si può già intravedere da queste poche domande, la casistica è ampia e complessa. Ecco perché è bene approfondire l’argomento. Qui di seguito ci occuperemo pertanto di stabilire quali sono i documenti probatori per il decreto ingiuntivo. 

Decreto ingiuntivo: quando?

Anche se, il più delle volte, si ricorre al decreto ingiuntivo tutte le volte in cui si è creditori di una somma di denaro, la legge consente l’utilizzo di tale strumento – alternativo all’ordinario processo di cognizione – tutte le volte in cui si è creditori di una determinata quantità di cose fungibili e di una cosa mobile determinata. Si pensi alla società di leasing che non riesce a ottenere la restituzione del veicolo dato in locazione. Anche in questi casi, comunque, resta sempre necessario fornire la prova scritta del proprio diritto.

Decreto ingiuntivo: cos’è?

Il ricorso per decreto ingiuntivo è uno strumento alternativo all’ordinaria causa civile, avviato su istanza del creditore per consentire a questi, in tempi brevi ed economici, il recupero del proprio credito di cui vi siano valide prove scritte. Il vantaggio di tale procedura è costituito dalla velocità della stessa.

Difatti il ricorso per decreto ingiuntivo si fonda su una semplice istanza, depositata (telematicamente) presso la cancelleria del giudice competente insieme alle prove del credito, contenente la richiesta di emissione di una condanna nei confronti del debitore: condanna a pagare somme di denaro o a restituire i beni del creditore. 

Il giudice, valutata la sussistenza di tali prove – che devono essere rigorosamente scritte – emette l’ordinanza di ingiunzione, senza sentire la controparte. Il decreto deve essere poi notificato al debitore nei successivi 60 giorni: è in questo momento che quest’ultimo ne prende conoscenza e può decidere se attuare una difesa o se adempiere spontaneamente. 

In particolare, il debitore, entro 40 giorni dal ricevimento della notifica del decreto ingiuntivo, può presentare un’opposizione allo stesso giudice che ha emesso l’ordine, così aprendo una vera e propria causa civile in cui dovrà essere accertata l’esistenza del diritto di credito. La prova spetterà sempre al creditore che però, in questa seconda fase, non potrà più avvalersi dei documenti scritti utilizzati per la richiesta del decreto ingiuntivo. 

Se però il debitore dovesse far scadere i 40 giorni senza né pagare né presentare opposizione, il decreto ingiuntivo diverrebbe definitivo, consentendo al creditore – previa notifica dell’atto di precetto (un’ultima intimazione a pagare entro 10 giorni) – l’avvio del pignoramento. 

Quali documenti per l’emissione del decreto ingiuntivo?

Vediamo ora quali prove consentono l’emissione del decreto ingiuntivo. Come anticipato, deve trattarsi di una prova scritta. Ecco l’elenco delle prove scritte più ricorrenti:

  • fatture;
  • estratto conto e estratto di saldaconto;
  • libri o registri della pubblica amministrazione per crediti dello Stato o di enti o istituti soggetti a tutela o vigilanza dello Stato;
  • estratti autentici dei libri e delle scritture contabili (se il creditore è imprenditore o lavoratore autonomo); 
  • parcella per onorari, spese o altre prestazioni;
  • contratti;
  • polizze assicurative, fideiussorie, di carico, di pegno;
  • corrispondenza;
  • Pec e posta elettronica ordinaria;
  • telegramma;
  • titoli di credito;
  • assegno e cambiale;
  • verbale di assemblea condominiale;
  • busta paga;
  • ammissione di debito proveniente dal debitore;
  • attestazione di debito contributivo Inps o Inail;                                        
  • sentenze e lodi arbitrari;
  • promesse unilaterali per scrittura privata;
  • attestato di credito emesso dalla Siae
  • buono di consegna della merce.                                                                    

Decreto ingiuntivo su fattura

Tra tutte le prove scritte la fattura è sicuramente quella più utilizzata per la richiesta del decreto ingiuntivo. Il fatto che la stessa possa essere emessa unilateralmente dal creditore, senza l’autorizzazione del debitore, non costituisce una compressione dei diritti di quest’ultimo che può sempre proporre opposizione. Inoltre, il creditore non avrebbe ragione ad emettere una fattura non dovuta – su cui peraltro dovrebbe versare le tasse (Iva e imposte sui redditi) – ben sapendo che sarà oggetto di una sicura opposizione. Si consideri peraltro che, nel caso di accoglimento dell’opposizione del debitore, il giudice condannerà il creditore al pagamento di tutte le spese processuali. 

Nel giudizio di opposizione, la fattura può integrare una prova piena solo se:

  • non è contestata dal debitore; diversamente non può costituire prova a favore della parte che l’ha emessa, che deve quindi dimostrare la fondatezza della propria pretesa;
  • è ammessa dall’opponente in modo esplicito o implicito (ad esempio, perché oggetto della contestazione non è l’emissione della fattura ma l’importo dovuto e quantificato dal creditore).

Riconoscimento del debito

Ogni scritto proveniente dal debitore con cui, in forma esplicita o tacita, riconosce l’altrui credito è suscettibile di costruire una prova scritta per l’emissione del decreto ingiuntivo. Si pensi all’email con cui il debitore chiede più tempo per pagare, uno sconto o un saldo e stralcio.

Atto di transazione

Anche l’atto di transazione, con cui le parti si accordano in merito alla vertenza, costituisce una prova scritta del credito e, se non rispettato, autorizza l’emissione del decreto ingiuntivo. 

Se specificato, l’atto di transazione non sostituisce il precedente contratto (non ha cioè effetto “novativo”); pertanto, se l’accordo non viene rispettato, il creditore può agire per ottenere la maggior somma inizialmente dovuta, nonostante le concessioni contenute nella transazione.

Parcella per onorari di avvocati, medici, commercialisti e altri professionisti

I professionisti possono valersi delle seguenti prove scritte per richiedere un decreto ingiuntivo sui crediti non riscossi:

accordo scritto concluso con il cliente in cui si determina la misura del compenso;

parcella sottoscritta dal professionista corredata dal parere di congruità della competente associazione professionale.

Email

Non c’è dubbio che la Pec costituisca una valida prova scritta, essendo ormai equiparata a una raccomandata. 

Parte della giurisprudenza considera prova scritta anche la posta elettronica ordinaria, formando piena prova dei fatti e delle cose rappresentate se colui contro il quale viene prodotta non ne contesta il contenuto: contestazione che però non può essere generica, ma fondata su validi elementi che inducano il giudice a ritenere la mail come non genuina.

Un altro orientamento giurisprudenziale invece non riconosce all’e-mail priva di firma elettronica l’efficacia della scrittura privata quanto alla riferibilità al suo autore e pertanto la ritiene liberamente valutabile dal giudice in ordine alla sua idoneità soddisfare il requisito della forma scritta.



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2 Commenti

  1. La mera ricezione e dunque firma di una raccomandata di una società di riscossione che reclama un credito relativo a fatture di utenza insolute, senza produrre alcuno storico delle stesse, ovvero la base per cui si chiede la riscossione, è considerata riconoscimento del debito?

    1. Ma io non credo proprio..anche con l’assegno, come si fa a dimostrare un credito, prestito, se poi non fornisco l’elemento essenziale e cioè la prova scritta o il titolo della vantata restituzione?

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