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Lo sai che? Se l’automobilista non paga il pedaggio al casello autostradale: reato e non illecito civile

Lo sai che? Pubblicato il 11 marzo 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 marzo 2014

Insolvenza fraudolenta all’automobilista che non paga il pedaggio autostradale dopo aver ritirato il talloncino al casello in entrata: il reato si può estinguere però adempiendo all’obbligazione.

Chi, al casello autostradale, ritira il talloncino di ingresso, ma poi non paga il relativo pedaggio e/o le spese ulteriori dovute a causa dell’omesso versamento, non compie un semplice illecito civile (ossia un inadempimento contrattuale), bensì – ma solo in caso di recidiva – un vero e proprio reato. Si tratta, in particolare, della cosiddetta “insolvenza fraudolenta” che scatta ogni qualvolta qualcuno, nascondendo la propria incapacità a poter pagare, contragga ugualmente un’obbligazione e, poi, non la adempia integralmente. Nel caso dell’automobilista, l’obbligo di pagare il pedaggio nasce già al momento della consegna del talloncino al casello autostradale di ingresso. A tali severe conclusioni è giunta una sentenza di poche ore fa della Cassazione [1].

La pena prevista, in questi casi, dalla legge non è di poco conto. Si tratta, in particolare, della reclusione fino a due anni o della multa fino a 516 euro.

Esiste però un modo per evitare tale sanzione e, con essa, chiudere anche il procedimento penale a proprio carico che ne é derivato: è necessario pagare il dovuto, ossia adempiere all’obbligazione fino all’ultimo centesimo, comprese le spese accessorie.  A tal fine, bisognerà dare la prova al giudice di aver pagato tali somme prima della condanna definitiva.

note

 [1] Cass. sent. n. 11745 dell’11.03.2014.

Autore immagine: 123rf.com

Cassazione penale, sez. VI, 09/01/2014, (ud. 09/01/2014, dep.11/03/2014), n. 11745

Intestazione

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Con la sentenza in epigrafe, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Imperia, all’esito di giudizio abbreviato, dichiarava Z.G. colpevole dei seguenti reati, riuniti dalla continuazione:

– capo 1: art. 81 cpv. c.p., D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 1, lett. g), (in (OMISSIS), dai primi di gennaio al (OMISSIS));

– capo 2: artt. 586 e 589 c.p. (in (OMISSIS)).

Con il riconoscimento delle attenuanti generiche equivalenti all’aggravante e alla recidiva (reiterata, infraquinquennale e nella condizione per essere dichiarato delinquente abituale ex art. 103 c.p.), con la diminuente del rito, ritenuto più grave il reato di cui al capo 1, veniva inflitta la pena di anni quattro di reclusione ed Euro 18.000 di multa, con la interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni cinque.

Ricorre il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Imperia, denunciando l’erronea applicazione della legge penale e il vizio di motivazione, per i seguenti motivi:

2.1. contrasto tra il dispositivo, in cui si riconosce il vincolo della continuazione tra i reati, e la motivazione, in cui i reati vengono ritenuti in concorso formale ex art. 81 c.p., comma 1;

2.2. contrasto tra il dispositivo, in cui si individua come reato più grave quello di cui al capo 1, e la motivazione, in cui il reato più grave viene indicato in quello di cui al capo 2, nonostante che sia stata negata per il capo 1 la fattispecie attenuata di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5;

2.3. contrasto tra il dispositivo, in cui le attenuanti generiche sono ritenute equivalenti all’aggravante e alla recidiva contestate e la motivazione, che si esprime nel senso di un giudizio di prevalenza delle attenuanti (in violazione dell’art. 69 c.p., comma 4).

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il primo motivo appare destituito di interesse, in quanto l’asserito contrasto tra dispositivo e motivazione, ove riconosciuto, non condurrebbe a una decisione diversa in termini sanzionatori.

Il secondo e terzo motivo sono fondati, sussistendo un evidente contrasto tra la parte motiva e il dispositivo della sentenza che si traduce in un difetto di motivazione in punto sia di determinazione del reato più grave sia di giudizio di comparazione tra attenuanti e aggravanti.

La sentenza impugnata va pertanto annullata limitatamente ai criteri di determinazione della pena, con rinvio per nuovo giudizio sul punto, al Tribunale di Imperia.

PQM

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata limitatamente alla determinazione della pena e rinvia per nuovo giudizio sul punto al tribunale di Imperia.

Così deciso in Roma, il 9 gennaio 2014.

Depositato in Cancelleria il 11 marzo 2014

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2 Commenti

  1. e quando ritiro il talloncino e rimango bloccato per ore a causa di lavori incidenti o colonne?? non è sequestro di persona ???

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